L ‘APERTURA MENTALE NON E’ UNA FRATTURA CRANICA, MA UN MODO MIGLIORE DI VIVERE.

Mi ricordo di aver letto la prima parte della frase tante volte sui social e ogni volta di aver sorriso, concorde nel riconoscere- non tanto da parte mia che anzi vivo la possibilità di aprire nuove sinapsi come una grande opportunità- una sorta di paura diffusa. Nel tempo ho capito che la mentalità forgia la cultura quanto l’individuo, influenza e viene influenzata in ambo i sensi; come diceva Lowen la società influenza l’individuo e viceversa. Una cultura malata produce perciò individui malati, individui malati fanno ammalare la cultura
DOVE NASCE LA PAURA DI APRIRSI. La paura deriva dal fatto che aprire la mente richiede di fare un salto dalla propria confort zone e da tutte quelle convinzioni e comportamenti che l’hanno abitata fino a quel momento; quei parametri sebbene sbagliati che possono essere, danno un senso di sicurezza.
E’ dunque come sradicare un albero, abitare un altro luogo, significa dismettere di vestire solo il proprio pensiero e imparare a spostarsi in pensieri più ampi; lasciare quindi la via che si conosce per avventurarsi nel non noto.
Esiste un’altra paura molto presente purtroppo nella mentalità italiana:il pare brutto, ovvero il terrore di fare qualcosa di disdicevole o che si discosta dal modo di fare comune: non tanto la propria morale, ma secondo l’opinione che gli altri potrebbero avere o l’idea che noi stessi vogliamo avere di noi.
Una cosa è certa: non ho mai visto effetti collaterali nel farlo.
APRIRE LA MENTE Cosa è innanzitutto l’apertura mentale; è un insieme di aspetti, ma per primo mi viene la capacità di osservare da diverse angolazioni, superando il proprio punto di vista e andando oltre il proprio naso. E’ un esercizio di empatia quindi, quanto un esercizio di comprensione puramente cognitiva.
Possiamo capire il punto di vista altrui anche non essendovi d’accordo e possiamo rispettare questo punto di vista anche quando va in collisione con il nostro; vedere altro non implica approvare, ma provare o sforzarsi a capire. Magari è vedere semplicemente sfumature che prima non vedevamo.
Molte ricerche hanno dimostrato che coloro che dimostrano maggiore apertura mentale possiedono:
-maggiore capacità di resilienza, in quanto sono più veloci nell’uscir dal problema e sono più capaci nel problem solving
-sono più curiosi e meno spaventati nell’incontrare parti di sè che non amano perchè le vivono come conoscenza di sè
– hanno meno resistenze e più flessibilità
-sviluppano tecniche che non conoscono come nuovo apprendimento. In poche parole sanno godere di più dalla vita e cercano maggiormente le fonti di benessere come quelle di guarigione
– hanno maggiore spirito critico e meno condizionamenti/pregiudizi
-sanno ascoltare e accettare meglio
– sono più avventurosi e creativi
-sono più predisposti a fare nuove esperienze
-sono più sicuri di sè

Allo stesso tempo questo significa e l’esperienza degli anni me lo conferma, che la chiusura mentale è un enorme ostruzione nel superamento dei problemi personali, non è solo un problema di mentalità chiusa, ma anche di mentalità angusta e rigida che crea nevrotizzazione.
Se di fronte ad un problema non riusciamo a scorgere alternative, vedremo meno vie d’uscita e per forza avremo più ansia.
CONSEGUENZE DI UNA MENTALITA’ CHIUSA La mentalità chiusa può perciò portare a maggiori problemi mentali quali ansia e depressione, in quanto la persona è meno abile nell’usare strategie di auto-aiuto, ha una sfera di risorse più limitata e più difficoltà nel gestire lo stress come a tollerare le frustrazioni.
Essendo meno interessata a sviluppare la crescita personale, anche la sua capacità di adattamento ne risente e rischia nell’attivarsi di creare persino un senso di eccessiva destabilizzazione.
Non essendo in grado di sviluppare un autentico contatto con sè stessa, aumenta il controllo e la ricerca di perfezionismo che a sua volta ne aumenta la rigidità, creando così un circolo vizioso.
La rigidità viene in alcuni casi scambiata persino come fosse la capacità di gestione del problema, senza rendersi conto che invece lo nevrotizza e lo consolida. Sappiamo inoltre come la convinzioni limitanti sono alla base e sono fondamento di molti disturbi e problemi psicologici, in quanto tante convinzioni finiscono con il creare un atteggiamento mentale dominante nella persona il quale a sua volta ne definisce l’identità.
Quando queste convinzioni non vogliono essere messe in discussione, la persona si ritrae e la mente si chiude a riccio; aspetto che si manifesta o attraverso la negazione o attraverso la resistenza. Pur toccando punti salienti o disturbanti per l’individuo, rappresentano comunque lo stato di sicurezza/protezione in cui abbiamo vissuto finora.
E SE LA CULTURA INTORNO E’ UNA CULTURA CHIUSA?…non può che aggravare la situazione; difficilmente se cresciamo in un posto pervaso da una mentalità retrograda, chiusa, siamo in grado di capirne la pericolosità o riconoscere semplicemente quanto sono anguste le nostre vedute.

Quei tratti familiari e conosciuti ci sembrano persino più validi rispetto a concetti diversi ed opposti, per cui ci aggrappiamo saldamente ai pre-concetti senza volerli mollare. Ci circondiamo per lo stesso motivo di chi o di quello che è simile, rifiutando il confronto con ciò che è diverso da Noi. Quando queste idee vengono scosse da altro, innescano di conseguenza reazioni di rifiuto.
Esiste una sorta di equazione per cui in società dove la tolleranza, le leggi sui diritti vengono rispettate, esiste un senso civico maggiore e una maggiore capacità di stare al mondo; l’apertura di una società è perciò proporzionato ad una capacità maggiore del singolo di aiutarsi ed essere aiutato.
Va da sè che in un cultura dove la mentalità risente di dogmi religiosi, familiari, etici molto chiusi in cui manca rispetto e tolleranza per l’altro, il rischio di non evolvere e di stabilizzarsi sulla mediocrità e sviluppare pensieri critici ed evoluti diviene più alto.
L’IMPORTANZA DELL’AUTONOMIA L’apertura mentale ancora è legata all’autonomia; se non siamo mentalmente aperti non siamo liberi, siamo più facilmente condizionabili e dipendiamo sempre dalla ricerca del consenso. Se l’autonomia non viene insegnata semmai è ostracizzata, come nei paesi carenti di democrazia, è uno scoglio in più da superare rispetto all’aiuto psicologico. La mentalità crea un substrato granitico da attraversare, affinchè la persona comprenda davvero chi è e possa svelarsi nella sua autenticità.
Occorre sempre lavorare dapprima sulla mentalità e su tutte quelle forme di paure prima di arrivare all’Io, talvolta scavalcando secoli e secoli di pregiudizi, resistenze, idee preconcette.
Perchè è così importante avere una mente aperta ? Perchè scegliamo e prendiamo decisioni in base a ciò che sappiamo; secondo l’effetto Dunning-Kruger, meno sappiamo più diveniamo presuntuosi e ci affidiamo a risposte semplicistiche che calmano la necessità emotiva del momento. Ciò significa che quando l’incompetenza nel valutare qualcosa non sfiora nemmeno la consapevolezza, il rischio di errore o la fallacia del ragionamento stesso, ne aumenta paradossalmente l’inesattezza di valutazione.
COSA FARE PER APRIRE LA MENTE: meditare, leggere, vedere film, viaggiare, osservare le cose da diversi punti di vista, specie quelli che ci mettono più a disagio, fare cose, fare cose diverse, specie quelle che ci inibiscono di più..
E per chiudere in bellezza:
” L’innovazione e l’intuizione fioriscono quando le nostre menti si trovano in una condizione di maggiore apertura” Daniel Goleman
Rebecca Montagnino

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