VIVERE IN UN ACQUARIO.

Preferisco la saggezza delle passioni alla saggezza dell’indifferenza” Anatole France
L’IMMOBILISMO . Che cosa accadrebbe se l’umanità smettesse di sentire il piacere della vita? Se non fosse più interessato, stimolato, ma il suo unico benessere diventasse l’immobilismo?
Se nel corso di questi circa 2000 anni l’uomo si è evoluto perchè affamato di stimoli, non è sopravvissuto solo perchè sentiva la necessità di nutrimento, sentiva anche di voler aprire la sua conoscenza e di andare a caccia di ciò che gli procurasse piacere.
Pian piano la sua pancia da piena è diventata satolla, il suo corpo si è abituato alla comodità e impigrito, la sua mente ha iniziato a spegnersi. Il benessere economico, almeno laddove lo si è raggiunto, ha portato ad un declino emotivo ed intellettivo. Si sono spente così la motivazione, la gioia, il desiderio di vivere (e quindi la curiosità, la ricerca, l’esposizione al rischio e quindi.. il Progredire).
Ha iniziato ad anestetizzarsi sia emotivamente e poi cognitivamente, aggiungendo cose da fare alla sua quotidianeità per non pensare e sentire, rispondendo a stimoli veloci che non gli davano modo di comprendere le sue reali priorità, ma accelleravano la sua produzione di dopamina. Con l’illusione poi di dover calmare la mente e rilassarsi, è involuto in una sorta di letargo e in una forma di apatia contagiosa.
La televisione prima (di cui già metteva in guardia Popper in Televisione cattiva maestra), la tecnologia dopo. Le droghe, il cibo, la tv spazzatura, ci sono stati e ce ne sono, mille di modi per anestetizzarsi e chiudersi in una bolla.

SWITCH OFF Il cervello in realtà non ha bisogno di fermarsi, ma di rallentare da un uso infruttuoso di pensieri intrusivi e inutili rimurginamenti; ha bisogno semmai di stimoli diversi, di curiosità , passioni che spingono l’individuo fuori dal suo abituale contesto (parliamo sempre della famigerata confort zone).
Gli stimoli vitali dovrebbero spingere perciò fuori dalla cultura che invece in questo momento cerca di mettere d’accordo tutti; i confronti, come i conflitti sono bannati. Creano fastidio.
L’assenza di un’angoscia “sana” che viene dal porsi domande esistenziali normali non è l’Eden, ma la morte della vitalità stessa.
Si predilige allora l’insipido e lo sciapo. Dove tutto diviene insipido, le relazioni, le passioni: si smette di correre il rischio di vivere, correndo un rischio ben peggiore, quello di spegnersi dentro.
Questa finta pace non riguarda solo il mondo attorno, è finito anche il periodo del godimento personale, in fondo anche quello provoca stress.
Già aveva lo aveva profetizzato Christopher Lasch il famoso pioniere del narcisismo culturale, nell’ultima parte delle sue opere, allarmando sulla zona d’ombra del narcisismo stesso che stava crescendo : l’Io minimale. E cosa cerca l’io minimale oggi?
La vita in un acquario. Soprattutto visibile nelle ultime generazioni, ma presente e diffuso anche nelle meno giovani, questo nuovo io ricorda un pesce rosso, che ogni giorno fa la stessa traiettoria e sa che domani sarà lo stesso. Invece di scappare da questa prigione di vetro, si sente protetto, sicuro al suo interno. Vede ciò che sta fuori ma non vuole uscire da quel calore anestetizzante, una placenta in cui c ‘è qualcun altro al di fuori, che si occupa della sua sopravvivenza. Il desiderio non è raggiungere il piacere, piuttosto la sterile certezza o illusione di non cambiare niente.
“.. We re just two souls swimming in a fish bowl year after year, running over the same old ground .
What have we found? The same old fears ..Wish you wew here, Pink floyd
Al suo interno non accade nulla nè in bene, nè in male, è un cerchio in cui l’atto automatico diviene la spinta vitale, dove questo meccanismo dà un senso di controllo all’incertezza che invece è Vita. Non c’è aspirazione pertanto al miglioramento, al benessere, o attenzione ai mali del mondo, semplicemente non li appartengono più.
Il singolo e la massa si autocondizionano in questo naufragare nel dolce mare, navigando in rete semmai, protetti e lontani dalla vera Vita.
Occorre calmierare e pacificare oggi. Lontani anni luce dal “Stay stay angry, stay foolish” che fu…
Non c’è sforzo quindi che valga le pena o che non sia troppo faticoso, per spingersi fuori dall’acquario, semmai c’è lo spettro del rischio che fuori ci si esporrà al proprio e altrui giudizio.
INFANTILIZZAZIONE . Il bambino interiore perciò non è più cresciuto da un certo punto in poi, è rimasto dov’era sbattendo i piedi. Lo stile bambino deresponsabilizzato ha iniziato ad infilarsi ovunque, in un decadimento retroattivo che tocca la politica, la cultura, il modo di mangiare, di usare il tempo libero.
Il bambino interiore non vuole l’indipendenza ha preferito la dipendenza, ricercando gratificazioni immediate che non tollerano frustrazioni o posticipazioni.
La deriva di questo ritorno alle origini del feto viene dettagliata molto bene nel saggio Infantilisation di Keith Ayward.
Immaginiamo quindi : E se l’IA divenisse la mamma che fa tutto?
L’ACQUARIO E LO SCHERMO Ho tentato pertanto di trovare un film che corrispondesse a questo stato di immobilismo, difficile in quanto per me il cinema è già di per sè uno dei vettori più felici di movimento sinaptico e fonte di speranza. Quello che ho trovato vagliandone alcuni è che comunque alla fine e ogni volta il protagonista anche per un semplice anelito di sopravvivenza, scappa dall “acquario”.
Ho pensato perciò dapprima a Living, film del 2022 si Oliver Hermanus con Bill Nighy (citato nel precedente post “Per cosa vale la pena vivere?”) protagonista che spende la sua vita in un mondo monotono ed apatico pensando di raggiungere così un modello di gentleman, per poi scoprire che vivere è tutt’altro e che alla vita è bello dare un senso.
Ho pensato a Still life film molto originale di Uberto Pasolini del 2013 con Eddie Marsan: sebbene anche qui nel suo immobilismo esterno, il protagonista che per lavoro cerca i parenti dei defunti, è spinto da una passione per quelle morti in solitudine, che lo rendono in qualche modo uno che sfugge alla staticità del suo acquario.
Conosce quella solitudine che è anche la sua, ma evolve verso un cambiamento, non la accetta, non se ne rassegna.
Infine o tra i primi, mi è venuto i mente il bellissimo ” Gli spirti dell’isola” del 2022 di Martin McDonagh con Colin Farrell e Brendon Glesson (e un Barry Keoghan fantastico) non tanto per la storia, perchè anche qui, seppur in forme estreme, i protagonisti fanno qualcosa di diverso dal loro ordinario, quanto per la scenografia. L’atmosfera ricorda molto quel senso di acquario.La vita su di un’isola che non offre niente, che non porta notizie nuove, è un pò la metafora di quest ‘immobilismo. Tra l’altro rivedendolo per proporvelo, non rammentavo la guerra che si svolge dall’altra parte della terraferma, che rende ancora più attuale il suo contenuto.
Alla fine così ho realizzato che anche i pesci rossi infondo sono costretti a cambiare qualcosa per non morire: l’acqua in cui vivono !
Cito dulcis in fondo, un maestro del cambiamento, di cui volendo potete recuperare il documentario Moonage daydream (2022 ) che ne fece con la sua vita un vero inno :
” Vai sempre un pò più lontano nell’acqua di quanto senti di essere capace. E quando non senti che i tuoi piedi toccano il fondo, praticamente sei nel posto giusto per fare qualcosa di emozionante” David Bowie.
Rebecca Montagnino

Mai come questo momento la voglia di uscire dalla bolla si fa sentire. Grazie dei consigli su schermo! Manca Living da vedere 😀
Hai messo nero su bianco ora…