IL MITO DELLA VELOCITA’

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“Un giorno andai a scuola, marinando il cinema ” F. Truffaud

IL MITO DELLA VELOCITA’ Scissi tra il procrastinare e e la paura di perdere tempo, abbiamo fatto della velocità un mito (o piuttosto un virus) che si diffonde ovunque.

Abbiamo iniziato quarantanni fa con i fast food a creare l’impero del tutto e subito, abbiamo proseguito con gli speed date, siamo approdati all’accelerazione dei vocali fino ad arrivare allo speed watching. L ‘ultimo grido: il vedere video/serie/film velocizzandoli.

Ora se mangiare di fretta non fa benissimo (specie per la qualità degli allora luoghi preposti per il fast food), lo ha ancora un pò meno la manciata di minuti per scegliere un partner dello speed date. Se uno spacca il fegato, il secondo distrugge sul nascere il desiderio, che comunque resta la linfa per creare un rapporto.

Dei pericoli di un mondo velocizzato Bauman (Vite di corsa) ed altri ci avevano ammonito (Elogio della lentezza. Carl Honorè) tanto per citarne alcuni, ma lo slow in un pianeta performativo viene bandito, finchè si arriva poi al suicidio di quella moda per passare al suo opposto come accade per lo slow food.

Il risultato dell’abbuffata compulsiva è da sempre la nausea . Quindi si passa al salutisti ossessivi; nel caso dello speed date, invece di aver realizzato a danno fatto, che il saldo acchiappato per la fretta di sistemarsi o per il terrore del contrario, non ha ancora portato ad una slow conoscenza del partner, magari cosa più saggia che cercare il modo più rapido che il reso, o la ricerca di motivi nella psiche deviata dell’altro.

TRAS-CURARE L’avvento delle chat e dei social sembrava a chi non lo so, ma sembrava, essere un modo veloce per mantenere contatti, dove con poco tempo si aveva l’idea di scambiare molto e con molti.

Questa sintesi e questa superficialità in fondo prevedibile, ha sposato in pieno il bisogno di comodità, rendendo i legami qualcosa di gassoso, evidenziando più che mai il fatto che la quantità non produce qualità.

Come se bastasse un reminder per essere presenti nella vita interiore dell’altro, un emoji nelle date comandate per essere legati; questa fragilità ha fatto si che si entra e si esce nei rapporti, privi di qualsiasi forma di quello che un tempo si chiamava tatto.

TEMPO PERSO Ma il tempo di lettura velocizzato per non parlare di quello di scrittura, ci sembrava ancora troppo lento, per toglierlo a che poi, visto che non si sa cosa ci piace? Quest economia di tempo in fondo la usiamo per cosa, oltre che per infilare altre cosa da fare, che faremo sempre con maggiore approssimazione???

Allora per aiutare il poco tempo, hanno inventato i vocali, dando luogo a dei monologhi di inconsapevole lunghezza , meno per chi li ascolta ovviamente, dove si è definitivamente persa una regola che lega le relazioni; la connessione o la reciprocitá.

Ma ancora non soddisfatti delle brutture inflitte dalla bramosia della velocità, ci è stata data la possibilità di velocizzare i suddetti monologhi, a cui se il tempo di attenzione dato era niente, l abbreviazione ne ha sancito per sempre l’indiscutibile insensatezza.

La velocizzazione non implica di fatto che ciò che si dice non è degno di attenzione o che è troppo lungo? Possiamo mandare avanti un informazione, con il rischio di fraintendere o di omettere, normalizzando la tras-curatezza che mina la comunicazione, la concentrazione, che polverizza la necessaria capacità di attenzione, indebolendo anche l’intelligenza, ma soprattutto riducendo a qualche sillaba i rapporti stessi.

MOLTO SPEED POCO SMART Ultima moda è lo speed watching, checome le precedenti speed habits dà un’illusione per togliere molto spessore . Questa nuova pratica dà il diritto di ammazzare un film, la sua colonna sonora, la fotografia, il montaggio, la recitazione, la scenografia, il coinvolgimento, l’emozione, la risonanza, la storia. E potrei continuare.

Si decide che qualcosa è troppo, selezionando e tagliando in base alla nostra noia o alla nostra fatica di concentrazione. Con la presunzione catastrofica che regna in ogni dove e che sta contribuendo a rendere l uomo sempre più ignorante: anche se ho “saltato”, ho capito.

SEMPRE L’EGO .. ” Ho spolverato il contenuto, dato un occhio, mi basta per affermare me stesso agli altri : QUINDI SONO” . Come se per superare un esame bastasse leggere i titoli di un capitolo di un libro per memorizzarlo.

Senza considerare che l’esperienza della lettura, del viaggio, della visione di un film, è un processo, un percorso di approfondimento, non è la fuffa che invece serve solo a sentirsi migliori e per stare sul pezzo. Non porta a niente se viene fatto in modo veloce, non è il piacere che si cerca , figuriamoci l’assorbimento, o la soddisfazione anche della fatica, ciò che conta è sempre e solo, il proprio Ego.

Una cosa che amo in Francia è prima della proiezione del film in sala, una scritta sullo schermo ricorda di avere rispetto per il vicino e l’ambiente (gettare i rifiuti), ma ricorda anche di avere rispetto per l’opera d’arte. La velocità uccide l’opera dì arte

La cultura richiede tempo, passione, impegno, dedizione. Richiede di guardare l’opera per come è stata concepita, non per come la vogliamo noi a seconda del nostro tempo, non è un vestito su misura che accorciamo! Possiamo piuttosto scegliere sin dall’inizio che non ci interessa in modo forse più onesto.

Mentre cercavo in rete qualcosa sull’argomento Ho trovato qyesto video un pò per caso su come dovrebbero stare in scena gli attori durante la creazione del film. In realtà fa riflettere anche sul ruolo dello spettatore e in fondo anche sul nostro ruolo all’interno della comunicazione.

il teatro significa vivere sul serio quelli che gli altri recitano de filippo

IL PIACERE DI GUARDARE CON LENTEZZA . C’è un altra esperienza del vedere film. Opposta. Se potessi a volte vorrei un tasto per frenarlo il film. O un video, o qualsiasi cosa che sento sta dando nutrimento dentro.

Ci sono pellicole talmente belle, attori talmente autentici, registi talmente pregnanti, storie così profonde per cui a me viene una grande tristezza quando sta per finire il film e penso: dovrò separarmi da un ‘umanità più vera della finzione che regna fuori. Come diceva De FilippoIl teatro significa vivere sul serio, quello che gli altri nella vita, recitano male” ,

A volte mi sembra che solo lì è consentita la vulnerabiità e solo in quei momentti possiamo risuonare e condiverla.

Da “Le parole, Jean Paul Sarte: ” E che sensazione spiacevole quando le luci si accendevano: ..mi ero distrutto d’amor per i personaggi ed essi erano scomparsi , portandosi via il loro mondo”

Rebecca Montagnino

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