SHOULD I STAY OR SHOULD I GO ? quattro minuti nella mente di un perfezionista..

È quasi oltraggioso profanare un testo dei Clash per descrivere uno stato mentale opposto alla loro cultura.. Il perfezionismo è infatti figlio della società capitalista dove performare forte e sempre, è un must. Esisteva prima ma non così diffusamente e se esisteva, non era così patologico. E’ un male nato da un modello individualista, aggravatosi con l’avvento dei social, dove lo sfoggio e il confronto sono diventati sport olimpionici. Da lì si è diffuso ed espanso a diventare un disturbo su larga scala.
Ricordiamo infatti una volta per tutte, che in psicologia il perfezionismo non è una bella parola. E’ PATOLOGICO. Sempre. Il sostantivo con l’ aggettivo. Sempre.
Primo perché la perfezione non esiste e non è un valore se non in un mondo come il nostro, secondo perché condiziona ogni azione della nostra vita in modo rigido ed ossessivo. Strema la mente a riflettere senza sosta su ciò che facciamo, abbiamo fatto o faremo.
A rimurginare costantemente nel pensiero ossessivo e compulsivo di ciò che gli altri hanno detto o fatto.
A stressarci e frustrarci rispetto al modo in cui deve essere il mondo e come dobbiamo esserne trattati.
INDECISIONE CRONICA Una delle prime conseguenze sulla mente di un perfezionista, ma non la più nefasta, è l indecisione cronica: decidere implica fare una rinuncia e siccome a priori nulla ci può dare certezza che sia la scelta migliore, ogni possibilità viene vagliata ripetutamente. Decidere implica inoltre l’impatto delle nostre ecisioni e conseguenze sugli altri. N, non su come li faremo stare…ma ovviamente su come ci giudicheranno!
Esempio. Ci invitano ad una cena. Se non andiamo pare brutto, se andiamo ci viene l’ansia. Se non andiamo cosa diciamo, la verità no di certo, se andiamo cosa mettiamo. di che parliamo, Ma se non andiamo gli altri parleranno male di noi. Giò è capitato e ci siamo sentiti esclusi la volta dopo. Se andiamo però avevamo programmato un’altra cosa, dovremo spostare tutto o incastrare tutto…
Quindi decidere diviene uno stress. Si ma a te cosa va? Domanda più semplice che è in disuso. Non lo so. Non lo so più…c è una tempesta di informazioni che colpiscono la mia testa. Vado in cortocircuito, mi viene l ansia. (anche a me sta venendo di inseguire questi pensieri). Ma soprattutto manca : ma a me cosa mi va???
Ciò avviene per le decisioni da prendere di qualsiasi tipo, decisioni che vengono inquinate inconsciamente o meno da cosa penseranno gli altri. Quel pensiero diviene nel tempo il proprio o si mischia, al punto da rendere illegibile il proprio volere. Si sparge nei gusti, si insinua nelle sensazioni persino nelle emozioni. Tutto viene giudicato e valutato nei minimi dettagli, come se tutto fosse di capitale importanza. La realtà esterna deve combaciare con il protocollo interno che si è creato secondo la propria aspettativa.
MAI DIRE O INSINUARE LA PAROLA SBAGLIO.

Perché come scelgo forse sbaglio e se sbaglio non so gestire quell orrenda urticante sensazione. Eh sì perché il vero mostro o l esercito di mostri che piombano nella testa di un perfezionista si triggerano dalla parola sbaglio, sbagliato, inadeguato e derivati.
Scatena una reazione per cui non basta un esercito di psicologi, ci vuole un esorcista. La persona viene posseduta dal demonio. Che la frase sia stata pronunciata, ammiccata, immaginata, proferita ad un altro a 94 km di distanza non cambia. È scoppiata la guerra. Quella parola scocca la freccia.
Il terrore del giudizio altrui, l’ipotesi del giudizio altrui, manco stessero tutti pensando sempre a noi,
E poi il giudizio interiore. L’inferno. Qualcuno ha solo sfiorato l’idea della parola sbaglio: buio nella mente.
Per un perfezionista allora è impossibile ritrovare lucidità…Non avere ragione ê orribile, invivibile, inamissibile, irrespirabile. Rischia il soffocamento .
ATTACCO O BLOCCO Le reazioni a quello che viene percepito come attacco/critica/non approvazione, in genere sono due. La chiusura ermetica in un buco nero, da cui tirar fuori il soggetto è impossibile. Rintanato come un topo nella tana si disconnette dal presente senza più ascoltare o pensare. Aleggia nel vuoto. Disattiva il cervello. Va in un freezing di ottundimento.
L ‘altra reazione è un contro- attacco verso chiunque ci sia, ma non a parole, a parole tinte di esplosioni chimiche e nucleari.. è come la rabbia del narcisista (in fondo lo è in quanto parte sempre da un Ego infinito), è una mortificazione insopportabile a cui si scalcia con tutte le furie. La reazione è cieca e l aggressività ingestibile.
NESSUNA PIETRA Ho tentato negli anni di trovare il bottone su cui disinnescare questo processo, ma ancora non l ho trovato. Perché serve a chi lo possiede a preservarsi dal rischio di sbagliare o peggio di fallire.
Contamina tutto dalla testa, alle scelte, al modo di lavorare, di essere genitori, di valutare gli altri. Di analizzare sè stesso.
Il perfezionista:
Non si confronta mai, è pericoloso. Gli permettono di essere come è, spaventati a loro volta di essere messi in discussione. Sceglie di chi circondarsi per avere sempre ragione Gli altri lo temono, ne temono reazioni, rosicamenti, rappresaglie, embarghi affettivi.
Nessuno dice ciò che pensa davvero, Non si corre pertanto il pericolo che una mano getti la prima pietra.
Pertanto resta a riparo o nascosto, con la speranza di evitare il rischio di provare la temibile sensazione di sentirsi sbagliati esponendosi. La mortificazione, l’umiliazione lontana dal concetto puro del significato del termine, è una mortificazione del grande Ego.
Non tenta un cambiamento, mai cimentarsi in nulla che non si controlla perfettamente e di cui si è quasi certi del buon risultato. Meglio il piattume e infatti a forza di non rischiare, lo ritroviamo ovunque.
Resta in un limbo, al calduccio, impaludato, pronto a colpire o impaurito di essere coinvolto, se chiamato in causa è meglio rimanere fuori. O eternamente arrabbiati, sfiancati dal peso di pensieri inutili che comprimono il pensiero e allontanano qualsiai riflessione che non riguardi sè stessi.
Bloccati, silenziati, paralizzati, dovesse costare restare così una vita intera. O irosi, insoddisfatti, arroganti per non mostrare vulnerabilità.
E intanto in quella tana di buon approvazionismo ciò che accade intorno alla fine non tocca, nè indigna più…
Rebecca Montagnino

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