L oggetto del demonio .

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Un pó come l orsetto di Charlie Brown…lo teniamo stretto stretto e intanto dentro infiliamo tutta la nostra vita: affetti, dati sensibili, foto, contatti, valori, scelte d acquisto, conversazioni private.

IL LETARGO L altro giorno ero alla presentazione di un libro e tra le tante cose che mi hanno colpito, una domanda in particolare è entrata nella testa per restarci poi tutta la notte:

…Che cosa è accaduto ad un certo punto per cui le persone hanno smesso di interessarsi al mondo? Ok oltre al benessere intendevo, quello lo so che ha pian piano rammollito il coinvolgimento e la partecipazione verso gli altri. E ancora ho paura a dire mentre scrivo, che qualcosa all opposto stia accadendo oggi.

Ma non è solo questione di pancia piena, sono tanti i fattori di alienazione e ottundimento per cui come la bella addormentata ci siamo assopiti nel bosco. . C ê qualcosa in particolare che ha spazzato via quel briciolo di empatia e di attenzione all altro, che prima ancora un po’ c era.

VERSO GLI ANNI 2000…

Ora non è che prima fossero tutti fan di partecipazione collettiva, c era già stato un rallentamento progressivo dagli anni ’80 , per cui l individualismo aveva soppiantato ogni forma di altruismo.

(Sebbene per essere empatici con mondi lontani dal nostro non servirebbe essere militanti, servirebbe essere umani.)

Quando ho sentito quella domanda, senza pensare, con un riflesso pavloviano, subito ho istintivamente estratto il telefono dalla tasca.

Ma a conferma..

Il giorno dopo mentre ero allegramente in giro con mio nipote Paolo di 13 anni e lo rallegravo con racconti funesti sul mondo di oggi , gli ho girato la domanda e lui come me, ha tirato fuori il telefono dalla tasca. La differenza è che lui è nato che già esisteva. Noi no.

Ora vero che ha un intelligenza e sensibilità che rendono la sua compagnia migliore di quella di tanti coetanei.

Non è l ‘oggetto in sè ovvio, ma come quell’ oggetto ha contribuito a trasformare alcuni nostri comportamenti.

BENVENUTA NEL MONDO DISTOPICO Sono anni che ne parlo eppure quella notte ho preso coscienza di una cosa : che la rete, I social hanno cambiato irreversibilmente come mai il genere umano. O meglio hanno definitivamente spento la sua peculiarità di essere senziente e sensibile. Perché ne hanno modificato non solo l aspetto personale, sociale ma soprattutto strutturale.

Aspetto PERSONALE. Smettiamo di dare la colpa al COVID , già prima le persone erano dipendenti dalla tecnologia, si sono solo sbracate di più. Con ciò hanno spazzato via residui di empatia, aumentato le dosi quotidiane di droga dell accettazione, purghe di dopamina pura con i like.

Solo chi non lo amava si è in parte preservato come se un istinto lo avesse allertato dei pericoli. Gli altri si sono distratti e abituati ad esserlo, regalando il proprio potere alla tecnologia senza che nessuno potere esterno dovesse estorcerlo con la forza.

Da lì sono conseguiti enormi cambiamenti, come ad esempio una consapevolezza intermittente, fallace o fragile.

C è , non c è…non c è. C era.

Avere la tecnologia sempre con noi ê stato inizialmente entusiasmante, inebriante, un riempitivo di solitudini, ma è stato un inganno. Il cui prezzo pagato è uno schiavismo felice.

Aspetto SOCIALE.

Incapaci di restare a sentire, osservare senza la compulsione di dover immortalare quello che non avremo poi di fatto vissuto, Ogni situazione intima diviene occasione di instagrammabilità a cui diamo il falso nome di ricordo.

I legami già rosicchiati dalla brama di egocentrismo hanno deviato la socializzazione su forme astratte di geroglifici digitali, mantenendo connessioni fluide e superficiali, da cui si entra e si esce con la velocità della luce.

Senza responsabilità ne fatica, senza esporsi. Come lo è la partecipazione sociale e politica rimanendo comodi sul divano e vomitando odio con la tastiera.

Dire, urlare, sparlare, senza metterci la faccia. O l impegno. Amare, condividere, empatizzare, senza mettere un centimetro del proprio corpo.

Ci siamo mentiti. Ingannandoci di esserci nella vita altrui ed essendo in mille altrove.

Già che ci sono, per chi non fosse ancora abbastanza inorridito da ciò che accade nel mondo, consiglio il film “The social” (scritto e diretto da Aaron Sorkin) di recente entrata ed uscita dalle sale. Fatto reale che ha come protagonista Facebbok e che spiega come l odio e i suoi derivati siano così presenti in rete. Anzi più che consigliarlo va assolutamente visto. A me ha dato un grande schiaffo in faccia di consapevolezza, ma ha anche completato parte del puzzle della follia attuale.

Aspetto STRUTTURALE . I cambiamenti nel cervello e nelle sue strutture neuronali, implicano che come un tempo il collo delle giraffe si allungava per consentire loro di nutrirsi dagli alberi più alti, il nostro cervello si è adattato all uso della tecnologia e impigrito usando meno o male certe aree. Quindi a differenza delle giraffe il nostro collo si è piegato creando un fenomeno involutivo.

PIU ANSIA E STRESS Per cui oggi oltre a perdere di Q.I come hanno mostrato ricerche scientifiche ma come appare chiaro anche ad occhio nudo, i lobi frontali ( depurati alla riflessione) sono meno attivati e meno funzionali. Deficit di attenzione attraversano infatti ogni fascia di età e la stessa attenzione intesa come capacità di focalizzazione, decade verso contenuti sempre più ridotti e facili. Bombardati da stimoli incessanti, aumentano ansia e cortisolo. Bombardati dalla falsa idea di controllo, sale l angoscia e la paura dell esclusione.

Questa continua distrazione non ha migliorato la velocità con cui passiamo da un contenuto ad un altro, ma ci ha e ci assorbe talmente tanto da renderci meno presenti nel mondo, meno presenti a noi stessi e meno presenti con gli altri, abituati a vagare e saltellare senza approfondire, uccidendo in primis l introspezione.

Ciò che richiede una competenza relazionale viene vissuto dunque come eccessivamente faticoso. Occorre un impegno e una considerazione a cui ci siamo disabituati

Il lavoro ci assorbe troppo, pensare agli altri ci assorbe troppo specie se condito da richiamo continui di notifiche e dalla smania di fare la cosa giusta.

È tutto troppo ed ecco che ci connettiamo e scompariamo di continuo: Ottimo modo per distruggere il senso di collettività e la connessione vera, quella umana.

Se l’ individuo ha perso di empatia ed è compromessa una struttura così importante per il pensiero, cosa ne resta ? .

Soprattutto possiamo ragionare su processi che di conseguenza non abitano più in soggetti come eravamo abituati a considerarli un tempo? possiamo riferirci ad un umanità che è cambiata nelle sue strutture cerebrali più profonde rispetto ad un tempo?

Questi cambiamenti epocali non so se daranno modo di tornare indietro e per rallentare il decadimento in atto già veloce, dobbiamo realizzare che da certe necessità come il telefono non c’è ne possiamo più separare.

Ricordare tra l altro che queste necessità costano la vita ai popoli che producono il cobalto con cui sono costruiti e che il minimo che possiamo fare è riprendere la presenza in noi stessi e farne un uso consapevole.

RESTARE PRESENTI

La consapevolezza in tutto richiede un allineamento di comprensione nn solo di pensiero, ma anche emotiva e fisica Sviluppare consapevolezza in fondo è più di capire, è essere presenti a sè stessi su quando, come e per quanto è necessario usarlo. Verso il telefono e in fondo verso tutto.

Limitare il tempo buttato a guardare il nulla, perché lo scrolling genera una sorta di trance e ci ruba quel tempo. (O noi ci facciamo derubare del tempo forse sarebbe più esatto..)

Evitare di cedere-ma qui non ho poteri alla Salvatore aranzulla su come distaccarci con certi trucchi- dal regalare informazioni personali pur di ricevere la nostra dose di dopamina quotidiana, per cui posso solo parlarne in termini di abitudini mentali. Rimando invece ad un libro che svela le magie nere del telefono pezzo per pezzo: ” Dietro lo schermo” di Giulio Ranucci.

Essere vigili, attenti sempre, pensando alla conseguenze di ciò che facciamo e diciamo in rete. E fuori

OGGETTO DI DESIDERIO O DEMONIO? l telefono non è il demonio, la rete non ê il male. Dipende da noi, dipende da cosa cerchiamo. È come la crescita personale : il termine per alcuni è il lavoro per migliorarsi e migliorare le dinamiche con chi viviamo, per altri è acquisire potere su gli altri.

Chiamavo l’ oggetto del demonio il telefono quando i miei nipoti erano piccoli, per creare l’ idea in loro che non tutti ne erano felicemente devoti.

Li mostravo che spesso invade quei momenti speciali che con dividevamo , che la facilità di accesso rende elastici gli impegni presi e volubili i momenti in cui facciamo altro.

Quindi un po’ si è il demonio in fondo, se non limitiamo ogni danno che gli permettiamo di fare.

Se non lottiamo per usarlo e non esserne schiavi. Specie schiavi devoti

Rebecca Montagnino

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