Aggrappati agli schemi


Cosa sono anzitutto gli schemi ? Eppure dovreste saperlo, ne abbiamo a dozzine, la nostra testa ne è ormai così zeppa da rendere difficile la concentrazione ed il sonno. Ne abbiamo su ogni cosa: vita, amore, coppia, famiglia, su noi stessi, sulla politica, sul mondo, sul fare le cose da soli, su cosa sia giusto o sbagliato. Ma sono davvero nostri o sono il prodotto di condizionamenti? E anche se sono nostri, sono sempre utili? O la loro utilità dipende dal contesto, dalla situazione, dal momento, dalla possibilità quindi di scegliere, piuttosto che esserne guidati inconsapevolmente?

Gli schemi mentali sono dei percorsi di azione appresi, che seguiamo in modo automatico, senza prestarvi la minima attenzione. Se da un lato quindi esistono proprio per favorire la nostra sopravvivenza, in quanto ci tolgono il fastidio di dover decidere sempre quale sia la risposta migliore da dire o dare, al contempo sono frutto di abitudine. Questo significa, come per tutte le nostre azioni apprese, che una volta strutturate hanno dato l’avvio ad automatismi. Questi hanno lo scopo di farci economizzare energia e tempo, ma possono anche creare dei vicoli ciechi. Gli schemi infatti vengono imparati durante l’infanzia, non a caso momento della vita in cui i neuroni e le possibilità di creare sinapsi, sono maggiori. Il problema sta proprio nel fatto che queste guide necessarie in quel periodo di sviluppo per aiutarci a vivere, successivamente non vengono mai messe in discussione e continuano ad agire inconsapevolmente. Un pò come le regole che apprendiamo dai genitori; hanno un ruolo fondamentale di sopravvivenza e di guida nell’infanzia, con il tempo diventano spesso limitanti e non nostre. Di fatto non esiste nè per le une, nè per le altre, un segnale di decadimento o una data di scadenza e siccome agiscono sotto la soglia della nostra consapevolezza, non le riconosciamo affatto. Questi schemi sono quindi vitali in un primo istante, alcuni lo restano per sempre come il fuggire difronte ad un incendio; se dovessimo cercare la risposta, finiremo arsi vivi..Un altro scopo di questi schemi infatti consiste proprio nel velocizzare le nostre risposte ( provate a fare le azioni prima di recarvi al lavoro al contrario..), ma ce ne sono migliaia che ci limitano, ci creano paure, ci bloccano, ci soffocano, ci impediscono di espanderci e di vivere liberi. Ci fanno vivere ancorati al passato o troppo ansiosi del futuro. Sebbene il cambiare l’ordine con cui compiamo le azioni la mattina potrebbe essere migliorato, quando iniziamo a cambiare l’assetto per re-imparare, il cambiamento è al principio faticoso e lungo. Questo significa che i nostri schemi pur non riconosciuti efficaci, impiegano del tempo a cambiare; inserirne di nuovi e più funzionali, è quindi come dover resettare per ricreare.

In genere si parla di schemi che non ci rendono felici, per quanto trovo ancora più pericolosi quelli che non ci rendono liberi. Forse perchè secondo un “mio” schema considero la felicità come stato successivo alla libertà- infatti non si ha conoscenza di schiavi felici ..tranne quelli con la sindrome di stoccolma.

Ora perchè pur avendo degli schemi limitanti che ci rendono rigidi e rendono rigide le nostre visioni del mondo, alcuni di noi non se ne vogliono liberare, ma anzi li tengono stretti, come bambini ai loro peluche restandone affettivamente avvinghiati? E’ un pò come le scritte terrorizzanti sulle sigarette, le leggiamo ma non per questo smettiamo. Resistenze? Ci diamo delle scuse, alibi, gli schemi sono utili, producono esiti organizzativi eccellenti, le sigarette sono buone…E non sono sicura che gli effetti collaterali conseguenti agli schemi siano meno dannosi di quelli del fumo. L’esempio o parallelismo, forse pensandoci bene, non mi è venuto a caso: sono segni di appartenenza. Uno dei motivi per cui non ce ne separiamo non è solo la protettiva e calda zona confort, ma il bisogno di sentirsi parte di qualcosa, di un gruppo, di un semplice gesto famigliare per sentirci meno soli. E nella nostra cultura il non deviare o allontanarci dalla “casa di famiglia”, la ricerca di rassicurazioni costanti, tutorial di schemi insomma, è ormai quasi iscritto nei nostri geni. Avere degli schemi diviene perciò la guida che ci esenta dall’assumerci la responsabilità di pensare con la nostra testa, mettere in discussione, trovare alternative; anche per questo l’ attaccamento alle convenzioni e stereotipi viene facilmente accettato e condiviso. Che siano forme nuove, geometrie nuove o modi di fare diversi dai nostri, abbiamo paura del diverso o dell’ignoto.

Gli schemi in realtà possono essere sostituiti, cambiati, cancellati, se aiutano la nostra mente a ragionare meglio e noi a vivere meglio..Poichè un altro svantaggio che hanno, come ogni forma di pensiero, è quello di generare stati emotivi, perciò maggiori schemi negativi abbiamo, più abbiamo probabilità di sviluppare stati ansiogeni. Pensate ad esempio mentre state passeggiando in una giornata uggiosa, ad una macchina che prendendo una pozzanghera vi bagna e vi sporca. Come vi sentite? Ora pensate che quella macchina ha preso la pozzanghera per evitare di investire un bambino che attraversava senza guardare. Come vi sentite ora? Ecco un semplice esempio che potrebbe stimolare il desiderio, se non di cambiare, di vedere le cose diversamente e da angolazioni diverse. Molto spesso gli schemi sono trappole mentali che possiamo cambiare, per avere meno paure e vivere più a contatto con la realtà. Quella stessa che sovente non vediamo, perchè possediamo solo UNA visione delle cose. Se imparassimo semplicemente a prestare attenzione ai nostri pensieri e alle nostre emozioni, avremmo una gamma molto più vasta di risposte e una libertà interiore più estesa.

La stessa proliferazione di tecniche meditative è un esempio di quanto le nostri menti sovraccariche di stimoli, ma oggigiorno anche di schemi (oltre a quelli personali dovuti alla nostra storia personale, stanno aumentando infatti quelli sociali) necessitano di fermarsi e di fare pulizia. Le nostre menti sono indisciplinate perchè stanno perdendo la capacità di porre attenzione ai contenuti, per la frettolosità in cui viviamo e per gli schemi a cui sentiamo di dover rispondere. Voci interiori che ci chiedono continuamente di fare, rivedere, non fallire, ci portano a rimurginare. Tutto questo degenera in stati ansiosi, incapacità di spegnere il cervello che si trova a fronteggiare catene di pensieri, spesso inutili ed eccessivi…Ricordiamo che secondo lo schema di A.Ellis (padre fondatore della terapia razionale emotiva RET), i pensieri generano le emozioni, le quali attivano risposte comportamentali. La nostra salute fisica e mentale è importante. Per questo recuperare l’attenzione su come pensiamo è fondamentale, quanto il lasciar andare schemi obsoleti e dannosi.

Rebecca Montagnino

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