I NUOVI SCHIAVI

  • Chi erano gli schiavi di un tempo? Quelli a cui veniva negata la libertà e che erano obbligati a  lavorare senza posa. Non avevano diritti e potevano solo ubbidire. Erano una proprietà.

Dove sono gli schiavi dunque oggi? Apparentemente tutti godiamo nel mondo occidentale della libertà, abbiamo i nostri diritti, nessuno ci comanda e nessuno detiene la nostra vita. Ma non è così, solo che si vede meno. O non si vuole vedere affatto.

Nel mio lavoro ho modo di  assistere a questo fenomeno con indignazione e rabbia. Vedo ogni giorno giovani che lavorano ore disumane, che hanno poco tempo per godersi la vita, che somatizzano, che vengono manipolati dai loro superiori (già la parola dà la nausea). Questi approfittano della loro affidabilità, del loro impegno, del loro senso del dovere (eccessivo e spesso legato ad un senso di gratitudine verso le famiglie che li hanno fatti studiare), li minacciano con l’ombra della catastrofica crisi. Sembra quasi che lavorare dieci, dodici  ore al giorno sia normale e che debbano  persino ringraziare di avere un lavoro (sei fortunato dicono loro…fortunato di che? la risposta è irrimediabilmente:  “perchè tu almeno ce l’hai un lavoro, pensa a chi sta senza”… non considerando che  la fortuna è qualcosa a cui si accede senza far niente, il resto è frutto dello sgobbare e questo di cui parliamo non è lavoro, ma una forma di mobbing velata). Esiste un vero e proprio ricatto quando si dice loro che se non accettano tali condizioni, ce ne saranno mille altri a fare la fila, pronti a sostituirli. Non possono perciò ammalarsi, non possono assentarsi e questo a discapito del loro benessere psicofisico.Talvolta non hanno il tempo di andare in bagno, figuriamoci di pranzare dignitosamente.

Sono macchine, numeri e quelle persone che ne detengono la vita in fondo, non capiscono quello che altrove hanno già capito, che per produrre bene, un lavoratore deve essere sereno e in condizioni di poter soddisfare anche le normali esigenze della sua vita. Più sei contento, meglio lavori…

I nuovi schiavi sono invece  la categoria degli “giustamente” scontenti che non possono ammettere di esserlo.  Iniziano con problemi di stanchezza cronica, ansia, panico, esaurimento dell’energia, apatia. Dapprima riducono la vita sociale, in seguito tagliano l’indispensabile, anche perchè le sole cose che riescono a fare sono riposare durante il week end ; con i  stipendi che percepiscono è alquanto difficile che riescano a godersi la vita . Quando ci riescono, in quel godersela fugace, non trovano di certo l’appagamento e il senso profondo delle loro esistenze. A seguito sopprimono la capacità di sentire e quando percepiscono che qualcosa non va, che il tempo passa e forse la vita non è solo il lavoro, la carriera, che forse stanno pagando un prezzo eccessivo per tenersi un lavoro, scompaiono gli iniziali sensi di colpa e l’insensatezza di questo stile di vita, si affaccia ogni tanto alla coscienza.  Dormono male, mai abbastanza, anche perchè  per difendersi dallo stress non basta solo recuperare la fatica attraverso il sonno, occorre provare emozioni positive, ridere, fare cose belle,  cose per cui il  tempo non c’è mai. Non ci sono sfoghi, valvole di scarico o attività con persone in cui ritrovare l’energia persa.

Sono schiavi perchè sono intrappolati e  sono solo apparentemente liberi,  vivono in una libertà condizionata, persino un carcerato vede più luce del giorno rispetto a loro. Vengono rubate le loro identità;  in fondo se  si fa per tre quarti del tempo una cosa, si  finisce col diventare quella cosa. Troppo spesso le persone diventano il loro lavoro a scapito della loro vera personalità.

Lo stress non è un’entità invisibile, è un sistema  vitale che si logora e poi che si rompe, dapprima silentemente per poi approdare a sintomi fisici e psichici ben specifici. Ma  questi nuovi schiavi continuano e si trascinano come se non avessero alternative, abusando della soglia di energia spendibile, andando oltre lo stremo.

O peggio,  sempre nel mio lavoro,   vedo coppie in crisi che hanno consolidato un sistema di vita dove il lavoro fa da perno . Quello che mi appare ad essere in crisi non è il loro sentimento o la relazione, quanto lo stile di vita che li porta a vivere con ritmi assurdi e disumani. Si ritrovano la sera tardi, apatici e distanti, troppo stressati per continuare ad alimentare un sentimento. E allora   si domandano se ci sia ancora quel sentimento, che invece io vedo e che  sento essere  ancora presente; è semplicemente  soffocato da troppo lavoro, troppe preoccupazioni, troppi incastri durante il giorno .

Si chiedono perchè i loro figli a 14 anni non riconoscono la loro autorità, semplicemente se negli anni prima il rapporto si è costruito dalle 20 alle 21, 30 di sera, è un pò difficile..

Sembra che ognuno faccia un lavoro per cui tutto debba essere fatto subito, velocemente,  che la presenza di  tutti i dipendenti sia indispensabile (il paradosso  è:  ma se siamo sostituibili così facilmente non possiamo essere al contempo indispensabili).  Con questa teoria molti tengono in mano la professionalità e la vita dei loro lavoratori. Illudono con  falsi riconoscimenti , false promesse, future promozioni ,per agganciare meglio le loro prede .  Spesso non si capisce subito che è solo un modo per cementare la presenza e l’impegno di  giovani che ci credono pure inizialmente in quello che fanno e ci mettono disponibilità ed  entusiasmo. Si capisce quando è tardi, quando parte della vita è stata spesa a beneficio degli altri, quando si è stanchi e le relazioni non vanno, lì arriva la grande delusione e la consapevolezza di quello che abbiamo permesso di farci fare.

Lo stress agisce indirettamente come una metastasi, propagandosi su tanti campi della nostra vita. Spesso le persone  non osano mollare quel sistema, perchè concede loro un tenore di vita apprezzabile, hanno suv, vacanze,  aperitivi, ma non  vedono che per mantenere quello stato, stanno bruciando qualcosa di più importante o peggio che questi piccoli compensi,  servono solo ad anestetizzare un malessere molto più interno.

Qualche giorno fa leggevo un articolo di un infermiera oncologica, decriveva i cinque principali rimpianti delle persone che stanno morendo: non essere stati abbastanza se stessi, non aver espresso abbastanza i sentimenti, non aver ricercato la felicità, aver lavorato troppo, aver perso i contatti con persone importanti.

Per quanto lo scrivo spesso, credo non basti mai a ricordarci che dobbiamo fare il possibile per vivere al meglio, che le cose essenziali non stanno negli oggetti, nei beni, ma nei rapporti. Dobbiamo ribellarci ad un sistema che ci priva dei nostri bisogni e della nostra umanità e non sostituire la mancanza di una vita dignitosa e appagante, con attimi fugaci di benessere.

-Nessuno denuncia tutto questo, perchè sarebbe troppo scomodo, eppure è una realtà sotto gli occhi di tutti. Anche se non dipende da noi  questo regime lavorativo assurdo e disumanizzante, dobbiamo lottare per non farci seppellire, se domani ognuno vi si opponesse, se avesse il coraggio di non farsi intimidire dalle minacce,  se non si lasciasse spremere e conoscesse appieno il suo valore, forse non ci sarebbe più nessuno che sfrutta la nostra vita.

E voi cosa ne pensate?

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4 risposte

  1. mr.crocodile ha detto:

    È estremamente precisa la tua descrizione, rispecchia così fedelmente la situazione in cui viviamo. Da alcuni mesi mi trovo incastrato in questo dannato vortice che cerca di risucchiarmi come un “buco nero” che attira tutto e non lascia uscire nemmeno la luce. Mi viene in mente il racconto “Momo” in cui i cattivi, gli “uomini grigi” vivono fumando il tempo della gente nei loro sigari. Come degli eleganti rappresentanti entrano nella vita delle persone e gli offrono il modo di risparmiare il loro tempo libero ma in realtà glielo rubano lasciandoli infreddoliti ed incapaci di vivere le relazioni interpersonali…

  2. rosalba saltarelli ha detto:

    Tutto cio’ che esiste nell’umanita’ e’ sempre relativo , quindi soggetto a condizioni ,soggetto a circostanze , soggetto a quello che chiamiamo Tempo .
    Tempo, ora , minuto, giorno, mese……
    La relativita’ dentro al tempo e’ quello che esiste nella mente degli uomini .
    E’ per questo che gli uomini cambiano (ma non cambiano ) .
    Dipendono dal tempo, dipendono dall’ora , dipendono dalle circostanze .
    Sempre il dipendere……………..
    ………” Piu’ in fretta ! Piu’ in fretta ! “-gridava la Regina , mentre correva velocemente con Alice che era cosi’ stanca che sembrava stesse per morire .
    Quando finalmente si fermo’capi’ che non erano andate da nessuna parte . ” Nel nostro paese -reclamo’ Alice -di solito si giunge ad un altro luogo quando si corre in
    fretta per tanto tempo coma abbiamo fatto ora ” Al che la Regina rispose : ” Che paese lento ! Qui bisogna correre il piu’ possibile quando si vuole rimanere nello stesso luogo”…………

  3. danilaurora ha detto:

    Una testimonianza del disagio professionali dei lavoratori dell’Atac di Roma:
    https://www.youtube.com/watch?v=FDiYO_1ExYU#t=887

  4. franceschina ha detto:

    Fino a poco tempo fa pensavo che …”il lavoro nel quale provavo diletto era esso stesso rimedio alla fatica e che valesse la pena essere schiava di esso, che col tempo sarebbero arrivate le soddisfazioni”. Ora, invece, ho capito che non voglio vivere un’esistenza disperata e dedicata fino all’ultimo respiro al capo, al lavoro,a coloro che vogliono monopolizzare la mia esistenza, non voglio vivere tutta la mia vita dovendo rimandare a domani quello che mi riguarda personalmente, quello che mi fa stare bene e che mi permette di vivere un’esistenza sana e leale. Ho capito che la situazione lavorativa e disumana in cui siamo invorticati la possiamo cambiare perchè abbiamo un peso ed un valore e non dobbiamo dimenticarlo mai, solo così non saremo più sfruttati e solo così saremo forse liberi di scegliere per noi.

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