You can t always get what you want…

Se la generazione dei millenial è stato cresciuta con l’illusione di poter far tutto nella vita, wper che presto per il loro e collettivo bene ci sarà un’inversione di tendenza- Il motto ridiventerà esattamente questo titolo della canzone dei Rolling Stones: non puoi fare (sempre e solo ) tutto ciò che vuoi. Proprio come accadde per la teoria della Terra ed il Sole (non a caso forse), il messaggio dis/educativo “Tu sei al centro dell’universo” sta creando più di qualche problema. Bisognerà presto reinsegnare che “c’è tutto un mondo intorno che non ruota per forza attorno a te” e invertire la sindrome vodafone.( vedi il post del 31 ottobre 2014)..

I danni conseguenti all’ eccessivo lassismo passato come “liberale” dell’educazione attuale fino a poco tempo fa erano ancora invisibili a molti. I danni venivano minimizzati e i comportamenti sregolati giustificati ad oltranza.

Il bisogno di dare tutte le opportunità, libertà, risorse ai figli come conseguenza delle personali occasioni perdute, oggi diviene sempre più chiaro quanto sia pericoloso; qualcosa è andato fuori controllo, perdendo contatto con la realtà e molte cose non stanno funzionando in questa fascia generazionale. Ma i danni non si vedono mai mentre qualcosa sta avvenendo, solo dopo. I primi frutti delle conseguenze rovinose che lasciano, iniziano a trasparire infatti in adolescenza. Più crescono di età, perchè dentro vengono lasciati volutamente bambini, più lo scontro con il mondo diviene brutale, incomprensibile e puù accumulano serie di scelte sbagliate.

CENTRATI SULL’EGO Circa venti anni fa i problemi per cui le persone chiedevano aiuto era centrato sull’avere una bassa autostima, poi a causa del troppo benessere in cui si è dato tutto senza fondo, il perno si è ribaltato; non tanto per un autostima divenuta alta, quanto per un Ego divenuto molto gonfio. Dalla carestia all’essere sazi, di esperienze, di voglia di vivere, di cose da fare, di attenzioni e soprattutto di giustificazioni da parte degli adulti e della società intorno. Non sono cresciuti per coltivare e conoscere la loro identità, anche cercarla, semmai per costruire un’immagine, un profilo prima nato dal bisogno dei genitori di vedere nel figlio il prodotto del loro successo, poi gettati nella vasca oceanica della società.

La maggior parte delle sofferenze, almeno da questa parte di mondo, tra le giovani generazioni, comprese quelle dei giovani adulti, ruota attorno a problemi che derivano da un senso di profonda disillusione circa le aspettative di vita, di sè stessi, del mondo in generale.

Facile e superficiale sarebbe incolpare come sempre e solo la società opulenta che fa ovviamente la sua parte, attraverso un bombardamento incessante di informazioni che creano aspettative fuori misura, senza scordare però che la società è fatta di uomini, di noi e dei messaggi che diamo.

BASSA O INESISTENTE TOLLERANZA alla noia, alla malattia, alle difficoltà della vita, ai conflitti, ai problemi di coppia, alle complicazioni relazionali, alle regole, alle richieste parentali, agli errori, alle intemperie, alle messe in discussione vissute come critiche, agli insuccessi, ai fallimenti, ai momenti di fermo, ai sacrifici, agli impegni, alle responsabilità. L’elenco potrebbe essere più grande delle pagine gialle perchè le ultime generazioni hanno perso la capacità di tollerare quasi tutto, persino la fatica per qualcosa che poi reca piacere, conta solo quello soddisfacibile con un clic.

Se non arriva subito, è frustrante e demotivante. Se bisogna impegnarsi diviene noioso, se è complicato diviene una rinuncia (fosse mai che guastasse la rovente paura di fallire e di riconoscersi come essere imperfetti). Tra queste infatti l’intolleranza più feroce è verso il proprio im-perfezionismo, come verso il non perfezionismo del mondo.

Il loro valore dominante (come quello in fondo della società capitalista che li ha in/educati) è la comodità, mentre allo stesso tempo sono soggiogati da un perfezionismo torturatore. Per questo divengono pigri e indolenti a qualsiasi stimolo. E arrabbiati quando le cose non si sistemano come piace a loro.

Scissi tra questi due poli rimangono fermi, sdraiati per citare il libro di Michele Serra, in attesa che tutto cada dal cielo, senza spostarsi troppo, direttamente nelle loro mani. Ipocondriaci insicuri, indifferenti, insoddisfatti ma più di tutto inabituati alla vita, per lungo tempo tenuti lontani dalle normali e basilari difficoltà che prima si imparano, prima ci si inizia a convivere. Così divenuti inamovibilmente inabili a godere anche di piccole cose, anche quando si ottengono. C’è sempre di più, c’è sempre chi sta meglio.

Hanno insegnato loro a guardare sempre più in alto, in un infinito che forse non esiste o è irraggiungibile, frustrati dunque che quello che hanno non è mai abbastanza, che il loro tempo libero deve sempre essere pieno e appagante, il lavoro magnifico, interessante, ben retribuito, facile da trovare.

Il lavoro forse non deve tanto “servire”, deve piacere, deve dare anche lui quella spinta di adrenalina che compiace il proprio egocentrismo. In fondo sono cresciuti con elargizioni di mancette prosperose facili da ottenere per qualsiasi loro capriccio. Perchè bisognerebbe sforzarsi? Quando lo hanno imparato? chi glielo ha insegnato? Chi si è preoccupato invece di proteggerli ad insegnarli a cavarsela autonomamente?

Cresciuti per diventare Qualcuno, sportivi, colti, con mille esperienze differenti a settimana hanno sognato che tutti potevano diventare Steve Jobs o Maradona, senza capire che è una cosa che tocca a pochi e quei pochi spesso non lo hanno ereditato dallo spirito santo, ma lo hanno costruito con una devozione che nemmeno si sognano. Cresciuti e spinti nelle università senza vedere che il mercato era saturo, cresciuti con mille foto sin dalla vita in placenta, non hanno visto specchi diversi in cui riflettersi e capire che non erano Unici.

Quando realizzano che la vita è tutt’altro crollano, in crisi depressive o stati di ansia fortissimi, spesso non sono fenici che risorgono dalle proprie ceneri, ma cigni che con la perdita della grande illusione, perdono il loro anelito di vita. Quando aprono la porta del mondo reale ad attenderli c’è una realtà diversa che non sanno affrontare anche perchè “arriva tutto insieme”; alla prima porta in faccia ne seguono altre e l’atterraggio finale fa male. Questa vita che anelano piena di challenges che rincorrono, provoca ansia e pressione, lo stare sul pezzo una caduta annunciata prima o poi..

SNOWFAKES. Non a caso uno dei nomi (c’è chi come lo scrittore Breat Easton Ellis in White arriva a definire questa la wuss generation..) per designare questa classe richiama la fragilità e la dissolvenza dei fiocchi di neve, i quali sono quasi invisibili e si sciolgono subito una volta a terra.

La cancel culture e la cultura della vittimizzazione rafforza questa fragilità dove invece di irrobustirli dando sani spintoni nella dura realtà, i loro lati deboli vengono definiti e compianti come traumi, rispondendo con compassione ed empatia fuori luogo, pietismo mal indirizzato. La loro presunta sensibilità che rischia di ritorcersi solo sul sè ( o falso sè) o su quello che a loro interessa lasciando tutto il mondo fuori, diviene una bomba sia perchè li delinea più fragili di quello che sono e non fa loro attivare risorse invece presenti, sia perchè crea sempre più una disconnnessione con il mondo vero.

Anestetizzati dai social che confondono con la realtà, cercano di adottare regole che nella concretezza di questo mondo non funzionano.

In verità sono più forti e capaci di affrontare il mondo di quello che pensiamo e che pensano, ma se vengono continuamente coccolati ed eccessivamente protetti non lo potranno mai sapere. Non sviluppano anticorpi all’impegno, al sacrificio ma restano impantanati a battere i piedi per terra perchè non vengono aiutati mai abbastanza e perchè il mondo è sempre più faticoso di quello che si aspettano. Hanno avuto tutto e sempre per cui rinunciare diviene uno stress, un dolore, talvolta una perdita.

Talvolta sono le stesse aspettative dei genitori che oltre ad essere troppo accudenti e onnipresenti, sono esigenti in modo eccessivo e pretendono da loro la perfezione, abituandoli a soddisfare quel bisogno che da grande diverrà patologico e farà la gioia di chi li sfrutterà nel mondo del lavoro.

SENSIBILITA’ O PERMALOSITA’? Questa fragilità spaventa d’altro campo chiunque a dire qualsiasi cosa, non si sa come prenderli affermano i genitori e delegano alla scuola, agli psicologi la loro insolvenza, i quali delegano l’uno all’altro la paura delle ripercussioni e dell’ostilità quando non L’ aggressività di risposta. Nessuno può criticarli nonostante venga fatto in modo costruttivo, insegnanti di scuola, istruttori di sport, vengono messi al bando quando osano pensarlo. Alla fine la stessa classe che li ha protetti troppo all’inizio, anche per timore di denunce o ritorsioni, finisce con il voltarsi dall’altra parte, rinunciando alle loro responsabilità per pura sopravvivenza psicologica e fisica.

Per questo eccesso esterno di giustificazione e pena, vivono ogni messa in discussione come un attacco al loro Ego, come la ferita di un trauma sempre sanguinante-

Pronti a contrattaccare, impossibilitati ad aiutarsi perchè non si vedono davvero per quello che sono o non sono, nè soprattutto perchè non sanno, nè sentono, come stanno. Scattano così come molle appena si sfiora il loro bisogno di sentirsi e essere considerati dal mondo, Essere perfetti.

FIGLI DELLA MARVEL. Vi site mai chiesti perchè nelle sale abbondano i film di supereroi, perchè la fantasy è un culto? Perchè stordirsi più che intrattenersi sognando che attraverso la magia o un superpotere si possa ottenere quello che si vuole è più facile che impegnarsi per capire quanto è innanzitutto realistico o meno il nostro desiderio (e quanto è realizzabile).

Se la comodità è il valore cardine, la velocità di ottenimento ci si sposa perfettamente. Questo mondo di eroi sovrannaturali infondo non si allontana poi così tanto dalla vita che hanno costruito nella loro mente crescendo. Vengono accusati di essere indolenti, disinteressati agli altri, egoisti e narcisisti senza osservare e capire che la fonte di questa ideologia nasce da quella visione che gli è stata regalata, offerta gratis h24, di unicorni che si aggirano felici, venuti su con l’idea che sarebbero stati speciali, esseri eletti, piccoli dei che avrebbero ottenuto tutto dal mondo con estrema facilità.

Quando sempre tardi arriva il disincanto, si svegliano dal lungo sonno in cui realizzano di non essere speciali, ma di essere molto umani. Siamo certi che sia stato un dono il mondo ovattato in cui sono stati cresciuti?

GERAZIONE DOPAMINA: SEMPRE SULLE MONTAGNE RUSSE. Abituati da un lato a soddisfare il piacere sin da piccoli per ogni loro capriccio dal cibo ai regali, senza comprendere il valore o la fortuna di quello che avevano e allontanati da ogni fonte di disagio, non solo non sanno stare nelle difficoltà ma sono inclini alle dipendenze in generale.

Se da piccoli hanno goduto della sicurezza anche eccessiva a non farsi male, da adolescenti quasi inconsapevoli si buttano in imprese di ogni genere di qualsiasi cosa provochino adrenalina, senso dello spettacolo, bisogno di protagonismo anche con il rischio di mettersi nei guai, di fare a sè stessi o agli altri qualcosa di nocivo e pericoloso.

La rete abbonda di questi casi, eppure come per altri grandi problemi minimizziamo; abbiamo ancora il coraggio di dire che si tratta solo di problemi generazionali o vogliamo vedere che questi problemi si son trasferiti nel regno oscuro dei disagi, delle patologie, di una sofferenza quasi ricercata per non averla mai assaporata prima?

Tutto deve così essere esasperato, performizzato, spettacolarizzato per esser avvertito. E’ come se il sentire arrivasse solo negli eccessi, eccessi che sono anche la conseguenza di un’autoregolazione interna venuta a mancare. Questi estremi finiscono o rischiano se non altro di con il diventare nel tempo, più che problemi generazionali disturbi di personalità, condotte autolesive o antisociali. Sappiamo che l’imprinting delle prime condotte è molto importante per i comportamenti successivi, se il cervello si setta sulla ricerca sempre del piacere e se questi piaceri sono pericolosi, estremi, viene considerato la normalità-

Non si può recriminare di come sono, senza considerare che ci sono diventati a seguito di qualcosa. Ed è quel qualcosa che va rivisto per primo. Vedere da parte di chi li educa, delle conseguenze a lungo termine, vedere al di là del personale bisogno di sentirsi buoni, di essere considerati sempre giovani e loro amici, assumersi la responsabilità di aiutarli raddrizzando la rotta.

Non avere paura di mettere regole e confini che tanto incontreranno nel loro cammino. Far passare che non solo non possono avere sempre ciò che vogliono, ma che devono accettare anche di fare rinunce o di impegnarsi…anche tentare fa parte del gioco, anche fallire, anche il saper perdere. Vivere in poche parole

Come dice la canzone “You can t get always what you want, but if you try sometime you ll find what you need”

Rebecca Montagnino

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