IL PREZIOSO POTERE DEL CAOS

Solo dal caos può nascere una stellaF. Nietzsche

DE- STABILIZZARSI significa togliere la stabilità ad una situazione o sistema. Ci sono molti eventi che nel corso della nostra vita ce la toglieranno, come sofferenze, malattie, lutti, problemi. Situazioni in cui abbiamo perso o perderemo l’equilibrio. E’ importante vivere con la consapevolezza che questi momenti fano parte della vita e come tali non possono che essere accettati, piuttosto che temuti e tenuti sempre lontani dalla propria mente. Non ricordo chi, ma forse più di qualcuno ha affermato che viviamo nell’era per cui conta solo il piacere e qualsisi forma di sofferenza viene aborrita,

Proprio nel momento storico in cui il bisogno di certezze e di rassicurazione è divenuto così dominante, imparare a tenersi in equilibrio quando tutto si muove intorno, è forse un apprendimento necessario. Restare solidi e fermi dentro non rigidi e inflessibili, mentre è spesso ciò che avviene. La paura blocca e tende a voler dominare tutto. Credo che accanto ad un indubbia utilità di abituarsi a … ci sia anche un elemento di piacere nel ricercare questo scuotimento. Soprattutto se non siamo vittime di destabilizzazioni non volute, cercarle può implicare dare una smossa a quello che è fermo o cementificato anche da molti anni

Da qualche tempo riflettevo sul fatto che destabilizzarsi -in senso terapeutico- sia quasi necessario ogni tanto nella vita, perchè vuol dire prendersi una vacanza dal proprio Sè, evadere per per poco, magari per sempre dai propri schemi, dalla propria confort zone, farsi un viaggetto in altri parti inesplorate della propria persona. Ed Ecco come speso accade, che per alchimia serendipica mi capita sottocchio il seguente articolo.

https://www.internazionale.it/opinione/arthur-c-brooks/2022/06/11/caos-interiore

Intendevo proprio questo! Shakerare il noto, far uscire l’ignoto. Ho sempre amato una frase di Kundera tratta da “L arte del romanzo”, un saggetto ricco di saggezza : la nostra identità si compone di tante personalità , per cui non ci basterà una vita per viverle tutte. Cerchiamo la sorpresa fuori di noi, negli altri, nelle situazioni, in qualcosa di esterno senza pensare che possiamo provare quest’emozione dalla nostra esperienza interiore.” Non avrei mai detto di essere così”, quanti centomila pirandelliani teniamo dentro? In fondo mascherarsi è un modo per essere qualcun altro, per vivere (non sui social) con un gioco qualcosa che solitamente resta assopito. Cambiamo colore dei capelli, taglio, look, eppure abbiamo spesso paura a scoprire qualcosa di noi da un punto di vista interiore…Ci raccontiamo una sola storia ed a quella cerchiamo di aderire per sempre, ma siamo tutto lì? Siamo solo queste parti?

LA PAURA O L’ENTUSIASMO. Un tempo fare corsi di crescita personale significava investire tempo, energie, denaro alla ricerca di qualche scuotimento interno per arrivare a nuovi visioni, nuovi insight e sapevamo essere una via per eccellenza per aumentare la propria consapevolezza ed ampliare la percezione.

Bowling strike hit with fire explosion. Concept of success and win.

Accadeva che si sgomitava nei gruppi o ci si “sbudellava” davanti agli altri, per avere più spazio e tempo possibile che permettesse di esplorarsi. Ogni occasione veniva sfruttata al massimo e vissuta come un dono prezioso verso la conoscenza di sè, verso verità che scomode o meno erano comunque verità.. Oggi si va pensando “speriamo che non mi tocchi,” ” come posso evito”, “purchè non mi si scuota” , e cerchiamo di lasciare tutto così. E di fatto spesso non accade niente o poco o meno di quanto potrebbe succedere. Lasciare immutato l’ inevitabile mutabile

Questo perchè il bisogno dell’approvazione, la paura del giudizio altrui o proprio ha vinto, ha preso il sopravvento. Si va in questi contesti spaventati di quello che può uscir fuori, perchè chissà cosa sarebbe e cosa accadrebbe e cosa penserebbero…di conseguenza si parte e si resta chiusi nel proprio guscio, nella propria confort zone, in quello che rassicura e dà un senso di padronanza di sè-

Eppure sono numerose le vie in cui si cerca questo scompiglio, alcol, droghe appunto, qualsiasi forma di anestesia o stordimento dall’introspezione. La differenza forse sta proprio qui, un tempo si cercava di nuotare il più vicino alla verità, oggi si tende a sbianchettarla e dunque ad allontanarla.

In fondo l’uso stesso delle droghe in alcune popolazioni aveva questo scopo, ci si rivolgeva allo sciamano in cerca di verità. Negli anni ’70 le droghe venivano usate per aprire la mente “(The doors of perception” A.Huxley) mentre oggi anche questo è cambiato: le droghe devono allentare il pensiero, offuscare la verità troppo difficile da affrontare, anestetizzare l’emotività. Lo scopo non è in questi casi quello di raggiungere la verità ma al contrario di occultarla.

L’ANSIA DEL CONTROLLO Soltanto chi teme di non avere una solida centratura teme davvero l’ignoto e vive aggrappato e alla ricerca di costanti sicurezze, di situazioni che non vorrebbe cambiare mai per paura di affrontare qualcosa di cui non è capace. Chi non è dipendente e schiavo dall’incessante giudizio interno o altrui, non si affanna a cercare risposte giuste, situazioni ottimali, ma può vivere nel privilegio che la spontaneità e l’autenticità sanno regalare.

Viviamo nell’era del controllo totale, per quanto stancante e impossibile da raggiungere. Non l’autocontrollo, non la bella capacità di contenere ogni tanto e vagliare le dimensioni di ciò che ci accade. Non la gestione delle nostre risposte o comportamenti, è un controllo sulle cose, sugli altri, su quello che riteniamo “giusto” mostrare.

Crediamo così di poter controllare tutto, razionalmente, strategicamente, come se la vita seguisse il corso che vogliamo darle, anzichè il suo corso naturale- siamo timorosi e in balia degli eventi fuori dal nostro controllo. E proprio questo gioco straziante porta le persone a scoppiare, a soffrire d’ansia, a trovare vie di fuga totalmente malsane, in cui perdere la testa e lasciarsi andare .. In modo kafkiano la rigidità segue l’abolizione del controllo sfrenato. Come un elastico troppo a lungo tirato, balziamo con inattesa velocità all’opposto, in piccoli spazi e in poco tempo in una sorta di tubo che rappresenta un controllo del non controllo stesso, Un perimetro di “meritata” scioltezza, l’area giochi dei bambini in un parco.

Psicologicamente invece si ha paura, la destabilizzazione per quanto “sana” qui significa- troppa vulnerabilità, o troppa trasparenza da gestire, troppe verità inconfessate che divengono visibili e tangibili. La verità, la libertà (perchè ricordiamo la verità libera sempre e comunque), il sollievo, l’alleggerimento, la pulizia, la catarsi non sono nulla in confronto; sicuramente non beni così allettanti da barattare con la dovuta destabilizzazione.

Senza pensare per di più ,che le uniche due cose che possiamo controllare al mondo sono invece dentro noi stessi ( su quelle tra l’altro non facciamo leva quanto potremmo e non ci impegniamo quanto sarebbe lecito nell’imparare a conoscere e gestirle): il nostro pensiero e la nostra emotività. Queste sono le uniche forme di controllo, le uniche vie la cui risposta può essere influenzata dal nostro volere.

Nel secolo della pianificazione esasperante ogni secondo viene definito prima, cosa che non solo genera ansia, ma è piuttosto ingestibile. Ogni atto o parola viene vagliata prima con una fatica e una scrupolosità malata allo scopo di far uscire solo ciò che viene valutato come perfetto/performante/efficace. Emozioni e pensieri restano pertanto volteggianti presenze a noi sconosciute e inafferrabili. Controlliamo persino che stiamo controllando bene, fingendo che ciò serve a diminuire l’ansia, mentre sappiamo l’aumenta solo.

CONTROLLO vs BENESSERE . Accade dunque che se vince la smania di controllo e quel senso di sicurezza inibente, il presente non c’è mai ; siamo sempre indietro ad analizzare il passato recente o troppo avanti nel futuro prossimo. Viene a mancare, a morire talvolta il piacere di vedere cosa esce dal caos, come i colori da un quadro di Pollock. L’ignoto ma anche la sorpresa e il piacere di sorpresa non ci attraggono più , forse oramai ci spaventano solo.

Anzi la sorpresa stessa per quanto abbia una possibilità pari di essere positiva quanto negativa, viene soppressa: non si sa mai...Ma l’immaginazione e l’ entusiasmo quanto si rattrappiscono in taluna situazione? Quanto perdiamo dal caos bello, sano, vivo, destabilizzante ma anche fonte di scoperta/avventura? Siamo spaventati dal toccare le nostre verità più intime preferendo vivere secondo un protocollo stabilito a tavolino.

Ricordo Freud in suo scritto che affermava che tanto più procedeva con il suo lavoro più gli rimaneva difficile mentire. Essere autentici è qualcosa che ci fa temere meno la destabilizzazione, non dobbiamo dimostrare niente a nessuno e nemmeno a noi stessi. Vivere nella libertà mentale promuove questo stato di avventura interiore.

Infine: …se il mondo e l’uomo non avessero mai osato andare oltre, tanto del progresso dell’evoluzione umana e tante scoperte non sarebbero state fatte. In fondo lo stesso avviene nelle nostre singole, ma anche uniche e irrepetibili vite.

Rebecca Montagnino

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