CHI CONTROLLA CHI?

Le statistiche sul disturbo di personalità narcisistica indicano che il 2% della popolazione ne è afflitta. sospiro di sollievo si potrebbe pensare, ma ho i miei dubbi che tale percentuale sia realistica. Si potrebbe dedurre che i molti sociologi o giornalisti che come me,  gridano ad un’epidemia del fenomeno siano immotivatamente  allarmisti, non credo però che ci possiamo affidare così a cuor leggero a tali risultati per vari motivi. Innanzitutto il 2% si riferisce alla percentuale di casi trattati dalle strutture pubbliche, ovvero ospedali o Asl dove ricordiamo approda una fetta piccolissima di soggetti.  La maggioranza delle persone preferisce e ometto di spiegare perchè, sarebbe triste infatti scoprire che non si fida delle strutture pubbliche per prestazioni terapeutiche di origine psicologica, recarsi da un privato. Quella percentuale sfugge  dunque alle statistiche. Inoltre altro grave problema per tracciare una casistica del fenomeno, molti individui che hanno disturbi di personalità non sentono la sintomatologia, non si accorgono di aver bisogno di cure, tanto più che il fenomeno è così sovradimensionato ormai. La nomofobia ad esempio dilaga e presumo sia difficile capire di avere un disturbo se attorno ognuno cammina a capo chino guardando il proprio smartphone. Non solo. Il DPN è un disturbo dove l’umiltà non è di casa, il che rende difficile la diagnosi ma anche la cura. Chi sentendosi perfetto vorrebbe mettersi in discussione? Molti di questi pazienti perciò non sanno di avere quel disturbo anche perchè non ci sono attualmente sufficienti informazioni, nè immaginano che quel senso di egocentrismo o di bisogno di approvazione sia patologico. Esiste poi un problema legato al fatto che chi ostenta la sua personalità con magnificenza e non prova rimorso quando gli si fanno notare le mancanze, avrà qualche difficoltà a mettersi in discussione e scoprire che quei lati non sono poi tanto funzionali. Molto spesso scambierà questo suo modo di esibirsi con una sicurezza di sè che lo rende molto più smart degli altri. Contrariamente a chi soffre di bassa autostima e depressione e presenta un quadro di personalità che va motivata, rafforzata e nutrita, chi ha problemi in tal senso deve fare il processo inverso, ovvero andare dall’alto verso il basso per potersi riequilibrare. Questo condurrà a molte resistenze, che non sono altro che il nascondiglio della presunzione con cui si relaziona abitualmente. Inoltre a seguito d’un processo di razionalizzazione e deresponsabilizzazione  gli confermeranno che non ha bisogno d’aiuto. C’è ancora un punto. Molti dei risultati saranno dei falsi positivi. Ricordiamo infatti che il bisogno di approvazione è alla base di tale patologia, pertanto la capacità manipolativa del paziente narcisista lo rende molto abile a captare quali dovrebbero essere i progressi che lo fanno “elogiare” dal terapista. Il suo bisogno di sentirsi bravo e di cercare gratificazione gli farà probabilmente emulare tale risultato che non è perciò segno di un reale progresso.

Ancora. Molte persone oggi per questioni di tempo preferiscono spostarsi su terapie brevi quali il counselling o il coaching. Purtroppo queste forme di intervento andrebbero bene solo quando la persona è sana, ma ha un momento di difficoltà della vita o non riesce a raggiungere i suoi obiettivi. Gli operatori in questi settori in grande espansione non hanno una preparazione accademica clinica e non sanno perciò diagnosticare il disturbo di fondo.

Ultimo punto, ma non da meno, mi viene dalla riflessione sul film Il caso spotlight. Il film parla di un’indagine fatta da giornalisti negli anni’ 2000 in cui vennero a galla una quantità di preti pedofili. Purtroppo senza arrivare a questi estremi tremendi è vero che ci sono categorie professionali e molte di queste hanno a che fare con relazioni d’aiuto, in cui chi opera spesso ha dei problemi psicologici che proprio per la sua posizione, ma aggiungerei proprio per quella, non vengono controllati e diagnosticati. Ricordo un corso sul Dpn che feci l’anno scorso a a Milano in cui la relatrice ci spiegò che in Liguria i volontari nel settore oncologico dovevano prima effettuare il test sul DPN, per evitare che tale patologia fosse intanto alla base della loro motivazione ad aiutare il prossimo (il sentirsi buoni e bravi), ma soprattutto influenzasse negativamente l’esito della loro attività. Chi lavora in settori come quello medico, psicologico infatti può aver scelto la professione con gli stessi motivi per cui le persone scelgono di fare volontariato- Nessuno però nei test d’ingresso universitari si preoccupa di controllare, insieme alle conoscenze di cultura generale, se le personalità sono intatte. Non solo. Gli psicologi devono giustamente fare un numero di ore di terapia individuale per poter esercitare, per non invadere la personalità del paziente con delle loro irrisolutezze. Ci sono comunque molte lacune, ci sono difficoltà grandi a collaborare tra colleghi come se il giudizio o il confronto potesse rivelare chissà cosa. Pensiamo poi a professioni come quella medica dove lo status della professione è ancora oggi uno status sociale ambito, indiscutibile. L’umanità del professionista non viene calcolata come fattore/valore determinante nemmeno nelle facoltà di scienze infermieristiche dove l’empatia come per i medici  spesso segna la differenza nel rapporto con il malato. Sono campi, come afferma il Dott Ricci ” dove ciò che conta non è tanto il “ciò che sai”, quanto il “ciò che sei” il che rimarca una necessità di un’ ininterrotta ricerca d’interezza e autenticità e definisce una forma costante di vigilanza verso i propri meccanismi mentali e relazionali, una forma di presenza mentale da coltivare con esigente fermezza. E’ un problema di onestà personale  e professionale, sia di tutela nei confronti di chi chiede aiuto. ” 

Credo che tutti questi elementi deviino molto il riconoscimento del disturbo nella popolazione, che sfugge di conseguenza alle percentuali. Spero sempre che parlandone di più si giunga a sensibilizzare addetti e non, ai pericoli e anche alla richiesta di aiuto. Ci sono troppi  fatti di cronaca che fanno rabbrividire e dimostrano che il malessere psicologico sta gravemente aumentando nelle persone, specie nelle fasce giovanili. Almeno tra coloro che possono avere il quadro della situazione e la possibilità di intervenire sarebbe utile avere una preparazione sociologica e diagnostica maggiore, nonchè  un attenzione nelle diverse professioni d’aiuto (e di quelle dove l’interezza interiore è importante) ad un  maggior lavoro su di sè.

 

Dott.ssa Rebecca Montagnino

 

Federica Agriman Operare nelle relazione d’aiuto: motivazione e insidie

Perchè il Narcisista non è (solo) il Lupo Cattivo – Dr.ssa Agnese Fiorino Psicologa Neuropsicologa Psicoterapeuta

Are You An Empathic Narcissist

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2 risposte

  1. www.fabtravel.it ha detto:

    Concordo sul fatto che nell’attuale società si sta assistendo a una spiccata propensione al narcisismo e al consumismo facendo leva sull’individualismo e la competizione. Sotto certi aspetti stiamo vivendo il fenomeno dell’uniformità generazionale sotto altri, il divario generazionale non e’ mai stato cosi ampio. Questa situazione confonde e modifica gli equilibri determinando la volatilita’ di ogni riferimento, nel pieno rispetto dei principi consumistici.
    La rincorsa alla (ben definita) perfezione fisica, il rapporto amore/odio con il cibo, l’abuso della chirurgia estetica, la ricerca del piacere immediato sono ormai inculcati a martellate fin dalla nascita sia negli uomini che nelle donne (un tempo prioritarie) e non conoscono età.
    Il modello di bellezza veicolato dalla pressione mediatica azzera le stagioni della vita. Bambine ‘adultizzate’ e donne vittime del giovanilismo imperante si scoprono accomunate in una confusione di abiti e di ruoli. Il consumismo ha un’altro grande difetto oltre quello di renderci schiavi inconsapevoli: vivere con equilibrio lo scorrere del tempo. Nella nostra società si tende a rimuovere in maniera indiretta il concetto di vecchiaia e di morte grazie alla propaganda di cibi, farmaci, trattamenti, abitudini, e quant’altro possa essere “venduto” grazie al far leva sulla piu grande e diffusa dele paure. Questo fa si che oltre al concetto di morte il consumismo stia distruggendo il concetto del “domani” (bisogna spendere non risparmiare) e quando ci sara’ riuscito avremo una societa’ che contempla solo IO e SUBITO. Credo che ci siamo vicini.

    • Rebecca Montagnino ha detto:

      Concordo con te e grazie, credo che troverai allora il prossimo post di tuo gradimento…in mezzo a tanto finto perfezionismo ci stiamo avviando verso un’inutile, a volte pericoloso, trasformismo

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