Drunkoressia: più alcool e meno cibo..

Tra le numerose dipendenze in aumento durante questo ultimo anno c’è la drunkoressia, parola composta da drunk e anoressia : disturbo alimentare in cui l’astensione del cibo è finalizzata a compensare l’eccesso di calorie assunto da un precedente o da un pianificato abuso di alcool. Il termine venne introdotto per la prima volta nel 2008 dal New York Times, riferendosi ad una moda che stava prendendo sempre più piede tra i giovani e che oggi è diventata piuttosto comune.

Il comportamento si situa tra il binge drinking, il bere senza controllo e il controllo sul peso e su se stessi attraverso la “privazione” alimentare. Anzi la quantità di cibo viene preventivamente programmata nella sua riduzione, per poter assumere più alcool senza provare sensi di colpa verso le calorie ingerite o per potenziarne l’effetto. Spesso infatti questo “equilibrio” viene gestito come una normale compensazione. Il fine è quello di mantenere o diminuire il peso corporeo senza alterare la condotta di abuso delle bevande alcoliche. Una forma di dissonanza cognitiva (-per non cambiare una condotta maladattiva, modifico le convinzioni che sono alla base-), piuttosto diffusa in chi ha comportamenti di dipendenza. In tal modo infatti ci si autoinganna senza ammettere la problematica.

COSA SI INTENDE QUANDO SI PARLA BINGE DRINKING. E’ un comportamento divenuto molto frequente negli ultimi anni tra i più giovani, sebbene sia presente anche in fasce d’età che arrivano ai 40 anni. Tale condotta è divenuta una moda e di sicuro dalla pandemia dove il bere e soprattutto l’aperitivo è una sorta di simbolo di “normalità”, l’assunzione di alcool è aumentata circa di due volte.

Presente già da prima negli Stati Uniti e nell’Europa del nord, dove il consumo di alcool è più patologico, ha invaso velocemente anche questa parte del continente. Considerato poi che il consumo di alcool è legale e socialmente approvato, non ha trovato, nè trova sufficiente allarme presso le autorità politiche (in fondo è monopolio di stato), nè forse ancora tra quelle scientifiche.

Il binge drinking consiste nell’assunzione di 5 o più bevande alcoliche in successione per gli uomini e di 4 per le donne in un’unica o più occasione durante un periodo di 15 giorni. Lo scopo dell’abbuffata alcolica è l’ubriacatura, la perdita di controllo, una migliore capacità di lasciarsi andare o socializzare senza rilevanza per il tipo di bevanda assunta; è l’atteggiamento mentale compulsivo e la condotta comportamentale che segnano la differenza.

Un ‘altra ragione del digiunare prima dell’abbuffata alcolica è che non avendo ingerito nulla, l’effetto dell’alcool è più veloce e forte. Questo spiega anche l’aumento di casi che ci sono stati di coma etilico, il rischio infatti di danni neurologici aumenta quando i gradi si alzano e la rapidità dell’effetto nel sangue raddoppia.

Se questo abuso era prima in prevalenza maschile, negli ultimi tempi si sta distribuendo in maniera più omogena tra i due sessi, quasi come un’acquisizione di pari “capacità” delle donne. Sappiamo inoltre che il controllo sul peso e la fissazione della dieta come l’eccessivo ricorso all’esercizio fisico, è una pratica molto più femminile, da qui l’incidenza maggiore che pareggia il numero degli uomini e quello delle donne.

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AUTOREGOLAZIONE CON ALTRE DIPENDENZE. Avviene sempre più di frequente ed essendo aumentate le diverse tipologie di dipendenza, che ci si autoregola da un abuso con un altro abuso. Mentre diminuisce la capacità di un’autoregolazione interna dell’individuo, dove per autoregolazione si intenda la gestione dei carichi di stress e di sbalzi emotivi, si ricorre sempre più ad additivi esterni. Si passa quindi dall’usare la dieta, lo sport in modo estremo come compensazioni di condotte malsane: troppo sport a seguito di abbuffate, troppo alcool a seguito di stress; si dorme poco per guardare le serie tv in streaming e si compensa con l’abuso di caffeina.

Il sistema psichico viene in questo modo gestito totalmente da sostanze esterne che equilibrano gli scompensi emotivi interni. Una condotta patologica viene quindi curata da una ancora più malsana; come spesso ho affermato, il rischio delle dipendenze è di generare appunto identità, dove è l’atteggiamento generale che si predispone alla dipendenza, creandone ulteriori per un effetto domino.

In realtà non solo il sistema si abitua a questa regolazione esterna ed artificiale, ma il contatto con le emozioni e la loro differenziazione diviene sempre più difficoltosa. Gli stati negativi non sono più tollerabili con il tempo, anche la minima modulazione viene sofferta e il ricorso ad un annebbiamento emotivo attraverso qualsiasi forma di dipendenza aumenta. Il mangiare eccessivo, il bere eccessivo, l’assunzione di droghe viene usato come fosse uno stabilizzatore d’umore e uno stimolatore di comportamenti naturali che l’ansia e l’insicurezza inibiscono.

In realtà per quanto il fare sport faccia bene, il suo estremo quando diviene una dipendenza e va oltre il sano bisogno di praticare attività fisica, quando va contro il salutare benessere, è comunque una patologia. Questo ad indicare che le condotte di dipendenze qualsiasi esse siano, per quanto alcune siano più gravi e pericolose, sono sempre da guardare con attenzione. Un soggetto dipendente si abitua a oltrepassare una soglia naturale e un equilibrio interno, diventando più suscettibile a condotte simili quindi anche ad abusi più preoccupanti. Il problema è che se tutti sono dipendenti da qualcosa, chi vive una forma di patologia ad essa inerente, si sente normalizzato e non ne tiene conto. Ricordiamo infatti che per dipendenza patologica si intende una condotta che si caratterizza per l’uso distorto (ab-uso) di uno stato o di un oggetto e da un atteggiamento psicologico compulsivo di cedere a quell’impulso.

Un tempo questi abusi erano imputabili a problemi personali, deprivazioni affettive o maltrattamenti subite durante l’infanzia, oggi l’aggravante del condizionamento sociale pesa moltissimo. Sicuramente se vogliamo leggerla in chiave psicoanalitica l’oggetto-stato della dipendenza assume il ruolo della madre buona, capace di dare quel calore che rassicura l’individuo e tempra il suo stato emotivo. Specialmente quando il soggetto non è in grado di provvedere autonomamente alla sua regolazione emotiva, il ricorso all’uso di sostanze diviene più facile.

COSA SI NASCONDE DIETRO L’INCALZANTE AUMENTO DELLE DIPENDENZE. Di sicuro dietro al ricorso alle dipendenze vi è una risposta al disagio psicologico. Alla base si nasconde spesso un’accresciuta fragilità della personalità che porta al formarsi di un’Identità molto tardiva e rende più vulnerabili e poco resilienti alle normali frustrazioni della vita.

Tutte le dipendenze (cibo, alcool, sesso, droghe , gioco d’azzardo) presentano infatti la medesima difficoltà nell’attivare l’autocontrollo e l’assertività verso se stessi, come anche quella di contattare sensazioni di dolore emotivo e di pensieri negativi senza agire su di essi se non attraverso comportamenti di fuga dalla realtà.

Il problema del controllo poi evidenzia come il bisogno di attivarlo sia diventato eccessivo: le personalità narcisiste infatti avendo sempre più tendenza a ricorrere lo stato performativo si sottopongono ad una forte tensione e pressione. Dovendo tenere sotto controllo la loro emotività quanto i loro bisogni, a favore di un’immagine da rappresentare socialmente hanno di conseguenza anche più necessità a bruschi rilasci di tale controllo.

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Il vuoto esistenziale poi inteso come vissuto privo di significato e di senso, la paura di affrontare il mondo esterno con un senso di impotenza profondo, la noia della quotidianeità che comunque la vita esige, trovano così un rimedio artificiale all’equilibrio mancante. Se a questo aggiungiamo il condizionamento culturale e la facilità di emulare condotte esterne seppur patologiche, ecco che il problema diventa più esteso e più serio.

Sembra infatti socialmente accettato che l’aperitivo sia una necessità vitale come lo è il dormire o il mangiare, che si debba fare qualcosa di estremo/eccitante il week end per uscire dall’insopportabile noia della settimana. Sembra assodato che avere una o più dipendenze sia un’abitudine fisiologica che in fondo tutti possiedono oggi, o ancora che per empatizzare meglio si passa solo attraverso qualche birra.

Forse occorerebbe indagare sulla diffusione di binge drinking e sull’uso crescente di tutte le forme di dipendenza, non solo per il comportamento patologico in sè ma proprio per scongiurare che si normalizzi sempre di più. Quello che è necessario è comprendere più che il sintomo, il disagio sottostante e l’inadeguatezza crescente con cui si risponde a normali eventi della vita.

Il vuoto interiore e la mancanza di emotività che avvertono del problema, vengono “curate” in fondo con il sintomo stesso: le pance vuote e inappagate di bisogni profondi ed intimi, si riempiono sempre di più di additivi ancora più superficiali.

E ora che arriva nelle nostre case anche winelivery mi chiedo, cosa accadrà????

Rebecca Montagnino

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