LA RICERCA DELLA FELICITA’

Diceva Z.Bauman sulle relazioni: “il mercato ha fiutato nel nostro bisogno disperato di amore l’opportunità di enormi profitti. E ci alletta con la promessa di poter avere tutto senza fatica. Tendiamo a non tollerare la routine di una relazione perchè fin dall’infanzia siamo stati abituati a rincorrere oggetti “usa e getta” da rimpiazzare velocemente. L’amore liquido è proprio questo: un amore diviso tra il desiderio di emozioni e la paura del legame. Oggi siamo circondati dalla tentazione della tentazione, che è quello che desideriamo, più che  l’oggetto in sè della tentazione”. ( da Amore liquido).

Quest’ambivalenza si rispecchia perfettamente nel modo di relazionarsi attuale. Bisogno di sicurezza che si scontra con quello di libertà, per cui niente viene trovato all’interno di un solo rapporto ma si hanno più relazioni, più  possibilità di scelta (ma aggiungerei anche con il rischio di più delusioni) per arrivare ad un certo equilibrio. La solitudine stessa si scontra con la varietà di connessioni che si tessono ogni giorno. Tutto questo porta a cercare con la logica del consumista, la migliore relazione sul mercato. Si esce, ci si guarda intorno e si conclude l’affare o l’acquisto proprio come avviene nel momento dei saldi. Non spinti da quella trafelata emozione come un tempo, che faceva sentire quanto la scelta fosse indissolubile e sicura, non spinti da qualcosa che nasce da dentro- il sentimento che porta all’azione- a decidere oggi è il contesto. La scelta affettiva diviene come la scelta dell’abito e con la stessa leggerezza ci si guarda davanti lo specchio domandandosi se quella relazione andrà bene per noi quando saremo in società. Anzi prima di scegliere si studia bene il profilo sui social, come fosse un catalogo di moda o Zalando (peccato manchino le recensioni)… Non è una scelta interiormente motivata, ma dettata dai dogmi del mercato e i rapporti si cercano come si cercano biscotti al supermercato…

Le relazioni vere e quelle virtuali attraggono per il bisogno di desiderare, per la necessità che qualcuno ci faccia star bene ( non che ci interessi, ci piaccia, che lo stimiamo, amiamo..): come un oggetto devono essere proficue per noi, anche permettere che il nostro prenderci cura di qualcuno possa venir esaudito. Nulla di strano se il ritorno all’amore possessivo sia di moda: come un oggetto l’Altro non ha una su essenza, ma è una proprietà che pertanto deve corrispondere solo alle nostre esigenze e non averne di sue. Così la logica del desiderio vuole che si consumi, per poter cercare di nuovo altro da desiderare e così di fatto avviene. Ma sempre come fa notare Bauman, le relazioni non seguono nemmeno la logica del desiderio che già aspirerebbe a tempi necessariamente meno brevi, quanto al togliere una voglia. In un mondo di consumatori se tutti sono scaltri nel migliore affare, ciò che resta è una relazione che nasce sull’incertezza, di quando prima o poi, io o l’altro cercheremo nuovi beni.

Ma è la vera felicità ?Chiaramente in una logica merceologica la ricerca diventa spasmodica e a rafforzare quest’intento contribuiscono programmi televisivi, app che  selezionano e velocizzano l’offerta, pubblicità, cultura. E la ricerca dell’amore diviene la cura ad ogni malattia, in primis a quella di non sapere chi si è e a colmare i propri vuoti esistenziali. Questa ricerca di felicità molto new age come concetto, viene spesso condensata nella ricerca del partner prima e della famiglia poi, con un’idea di famiglia del “mulino bianco”, dove alla prima imperfezione si cerca qualcuno a cui fare un reclamo, come un prodotto mal reclamizzato. La scelta così leggera si pratica su tutto e come gli oggetti di consumo soddisfano i bisogni, anche i figli molto spesso sono la gioia che nessuno oggetto di consumo per quanto appagante possa soddisfare. E anche loro una volta concepiti diventano presto un problema, un’attenzione su cui gettare ogni incapacità di far luce su se stessi o nella peggiore delle ipotesi, un acquisto un pò ingombrante che necessita una rete famigliare di appartenenza piuttosto ampia per poterli gestire in assenza dei genitori, che vuoi per lavoro o per bisogno di indipendenza, non sanno conciliare il loro ruolo genitoriale. Peccato che in una  tale corsa al miglior acquisto, si perda di vista un concetto fondamentale ma antitetico al mondo di oggi: la bellezza della tranquillità…e a vedere il mondo in questi ultimi tempi, direi che ce n’è davvero urgenza.

Aggiungo un  link che mi ha colpito e ispirato in proposito:

 

Rebecca Montagnino

Lo stato migliore della vita non è essere innamorati, ma stare tranquilli

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Una risposta

  1. www.fabtravel.it ha detto:

    Pienamente d’accordo. E come i vecchi giocatori di briscola voglio mettere il carico da undici : il consumismo si è radicato profondamente in tutti gli aspetti della nostra vita attraverso il contagio di tutti i concetti alla base del nostro pensiero, anche i più piccoli. Come tutte le malattie contagiose i virus si trasmettono nei modi più impensati e proprio perche impensati abbassiamo le nostre difese. Uno starnuto sull’autobus non ci preoccupa cime non ci preoccupa una canzone. Ma anche una canzone può contribuire a infettare uno dei tanti concetti alla base del nostro pensiero e giorno dopo giorno il contagio è totale grazie a spot, film, talk show, pseudo notizie scientifiche e falsità varie…..

    “……con un’idea di famiglia del “mulino bianco”, dove alla prima imperfezione si cerca qualcuno a cui fare un reclamo…..” questa è una frase molto indicativa. Credo che sia quasi prioritario in mti la voglia di fare un reclamo perché un organo superiore che dia ragione implicitamente attribuisce un grado superiore al ricorrente soddisfacendo desideri di comando. Forse nei rapporti di coppia si cerca sempre il difetto o qualcosa da rimproverare all’altro, si osserva tutto in maniera critica cercando l’imperfezione, ma non è un sentirsi superiori è un emulazione del modello di vita da giornalista/investigatore/giudice che fil telegiornali talk show ci propongono a ritmo tambureggiante. Da quando siamo piccoli dobbiamo rispettare la maestra che cerca i nostri errori…….non sono rimasti altri modelli

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