VISIBILITA’ VS COMPETENZA

Se nell’era narcisista conta più l’immagine dell’Identità, nell’era dell’homo videns (la cui fonte di nutrimento quotidiana proviene dal mondo delle immagini), conta più la visibilità della competenza. Non è vero? Quante volte la celebrità di qualcuno ha influenzato le vostre opinioni o la visibilità di un personaggio presente in rete ha finito con il farvene parlare nel bene o nel male. Ricordo che all’epoca del governo Berlusconi molti pazienti riportavano sogni su di lui, il fatto di vederlo assai frequentemente in televisione aveva creato uno spazio nel loro inconscio.

I vostri sogni sono un ottimo esempio al riguardo, avrete fatto esperienza di come a volte vengono contaminati dalle immagini viste di recente in una serie o in un film. Questo vale per ciò che vediamo coscientemente, ma vale anche per i messaggi subliminali, spesso adoperati dalla pubblicità: tutto in qualche modo crea informazione nel nostro cervello, specie se viene posto attraverso la modalità visiva. E oggi viviamo costantemente connessi, immagini, video, si susseguono e ci compenetrano da quando ci svegliamo, al momento in cui andiamo a dormire.

LA VISIBILITA’ NON E’ COMPETENZA. Certo che no, diranno in molti, anche un pochino indignati, leggendo quest’affermazione. Facciamo finta per un attimo che se razionalmente siete convinti di saper distinguere le due cose, un misunderstanding si sia creato nel tempo. Avete finito con lo scambiare o sovrapporre i due elementi tanto da confonderli: la competenza ( capacità di orientarsi in un determinato campo o abilità di saper fare qualcosa) è divenuta proporzionale e basata sulla presenza massiccia di una persona o situazione nel vostro repertorio mentale, non tanto alla sua reale qualità. Perciò se qualcuno o qualcosa è molto visibile, la convinzione che possegga anche l’abilità richiesta o sia riprova di un valore distintivo è consequenziale, sebbene del tutto soggettiva!!!!

Ce lo insegna il bellissimo film “Le illusioni perdute” tratto dal Romanzo di Honorè de Balzac, in cui osserviamo la nascita della fama attraverso la compra- vendita di articoli giornalistici. Mi ha colpito realizzare che già alla fine dell’800 molti utilizzavano (compravano) le pagine dei giornali per rendere popolare uno spettacolo, ma anche per denigrare un nuovo romanzo; l’effetto dei due opposti creava comunque notizia. Per diventare celebri occorreva la presenza di una parte che caluniasse un autore o un’opera, al fine di costruirne un “caso”. Oltre ad essere un bel film con un cast stellare, vederlo ci fa tornare alle “origini del male”; osservare il come sia evoluta la nascita della celebrità in quell’epoca, con le sue evidenti nefandezze, ci aiuta a comprendere più obiettivamente quello che accade oggi.

IL POSIZIONAMENTO. E’ un fenomeno che conoscete tutti ed implica la costruzione ( attraverso SEO nel caso di articoli in rete, di key words, algoritmi, sponsorizzazioni per avere una maggiore visibilità sul web e far in modo di essere “scelti”) di maggiore visibilità. La stessa procedura adoperata da alberghi, prodotti o informazioni in rete; la competenza, la buona qualità o il talento si misura in base al grado di diffusione, alla popolarità di quel prodotto – o meglio a quanto sapientemente è stato creato quell’effetto.

Facile così che nascano sviste in questo senso e vengano acclamati personaggi o siti solo perchè dietro hanno un solido bombardamento di promozione. Più like si ottengono, più quel prodotto è valutato come buono: se dei siti di cui siamo solitamente clienti si ricordano automaticamente per impostazioni data il giorno del nostro compleanno, ne siamo felici, ci sentiamo coccolati. Ci conducono emotivamente ad una maggiore fidelizzazione verso quel sito: si è persino ricordato del giorno del nostro compleanno!!!

REPUTAZIONE. Il marketing ancora ci insegna che la visibilità crea reputazione: un tempo la reputazione era affidata alla valutazione dell’esperienza che si aveva avuto: cioè di un fatto accaduto, la visibilità di oggi crea reputazione anche quando qualcosa noi non l’abbiamo ancora provata (esempio le recensioni o la grafica che ha un sito per agganciarci). Si chiama social media marketing ..

Il marketing è da sempre esistito e serve a promuovere il che sembra non apportare niente di nuovo, solo che oggi viene esteso alla chiunque professione e su qualsiasi profilo e in modo molto più “personalizzato” e diretto. Oggi viviamo di social e di immagini e tutto passa attraverso la rete: se non ci sei, non esisti, perchè non sei visibile.

La reputazione quando viene affidata alla rete, che oggi tra l’altro smentisce sempre più il suo ruolo di informazione mostrando il lato oscuro con le fake news o con gli haters, ci dà una piccola idea di quanto possa essere fallace la nostra valutazione di competenza. Quello che nel film citato avveniva già in modica parte, oggi corre veloce con la fibra e in modo diffuso sul mondo web, senza nemmeno scale gerarchiche.

LO SCAMBIO DI VALORI. Potrebbe perciò, sempre se seguiamo il ragionamento del misuderstanding, essere accaduto che i valori importanti siano stati sostituiti da altri valori più superficiali, la collaborazione dalla competizione, la libertà con l’individualismo, il benessere psicologico con la comodità, la la competenza con la visibilità appunto. E da lì la libertà di opinione con la bulimia di parole, la ricerca di slogan facili per acchiappare (sono anche rapidi da leggere), con la sostanza dei contenuti: dimostrazione che le pillole che siano di saggezza o di antidolorifico vanno comunque a ruba grazie alla loro immediatezza di azione. Se poi il contenuto, la sostanza che questo tipo di informazione, scevra da ogni forma di approfondimento, è il nulla, poco importa.

E’ UNA QUESTIONE DI QUALITA’. Perchè certe facoltà, che andremo a vedere tra breve, vengono soppiantate nel web.

I motivi sono quelli annotati all’inizio parlando del film: purchè se ne parli, o meglio purchè si veda molto in giro, diviene reale. Si crea il fenomeno e il fatto diviene virale. Di conseguenza la competenza diviene virale, non conta quanto si sa davvero, ma come viene infiocchettata quella conoscenza

L’ha detto la rete è come dire l’ha detto il premio Nobel dei premi Nobel, così l’ha detto colui che ha un’ottima visibilità equivale a dire l’ha detto il Verbo. L’accesso facile alle informazioni ha cambiato la nostra percezione della qualità, facendo abbassare la soglia (che richiede maggiore lentezza di riflessione e valutazione) del nostro senso logico.

E’ venuta meno progressivamente, l’attenzione alla qualità: la competenza che è frutto di talento e che spesso ha bisogno di tempo e di un lavoro di ricerca che non si esprime a gran voce ma resta sommerso; fa restare anche la qualità sommersa e sorpassata da situazioni o persone che usano altre competenze, come quelle di marketing, che possono essere fuorvianti e magari non sono necessarie per il nostro obiettivo .

Non andiamo da un medico perchè posta video due volte al giorno, ma perchè speriamo sappia curarci, eppure la sua visibilità ci attira e cerchiamo subito il suo posizionamento sui social per capire quanto sia affidabile. Questo accesso facile con chiunque ci apre all’illusione della conoscenza o familiarità.

DOVE E’ ANDATO IL NOSTRO SPIRITO CRITICO? Spostando in tal modo il focus su cosa dovremmo cercare veramente per il nostro reale interesse e considerata la moltitudine di informazione nella rete, diviene difficile selezionare. Diviene confuso e la forte visibilità allora pare la via d’uscita, la risposta alla nostra ricerca.

La competenza per capirla richiede che noi ragioniamo, attiviamo ( o re-attiviamo) il nostro spirito critico (oltre al buon senso), la capacità logica (che richiede sempre un impegno maggiore), senza farci ingannare dalla “fuffa” e investendo un pò più di tempo. Avere molti followers, fare dei podcast, essere onnipresenti sui social è davvero indicativo e di cosa?

Anzi io mi domando sempre: se uno sta a rispondere o a postare tutto il giorno, quando lavora? Quando trova il tempo per incrementare la ricerca e la sua vera competenza? Per leggere e approfondire gli argomenti di cui sembra saperne molto, per mettere in pratica i consigli su una vita sana che tanto propina in rete…

Come gli amici si vedono dalla vita vera e non dagli scambi in chat, lo stesso forse avviene per la competenza. Ci accontentiamo di queste risposte superficiali con in più una verità ancora più strabiliante: tutti lo sappiamo, ma viviamo come se non fosse così. Ci nutriamo di quest’ illusione, perchè è più comodo farlo. Ne siamo consapevoli eppure ci lasciamo cullare pigramente e con ignavia, dalla percezione più comoda della rete, gongolandoci quando un sito ci dice buon compleanno o quando facebook lo ricorda ai nostri amici!

Rebecca Montagnino

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