IT ENDS WITH US: siamo noi a DIRE NO

In genere non amo come vengono tradotti i titoli dei film stranieri in italiano, in questo caso mi piacciono entrambi i significati: il titolo originale in inglese per cui siamo noi a decidere come quando una situazione debba finire, sia il titolo italiano per cui basta dire no appunto, l’emblema per chi segue questo blog e sa della mia predilezione, per l’assertività.
Sebbene per arrivare a dire basta, il film narra la storia di una relazione che da idilliaca diviene tossica e violenta. L’assertività, il passaggio a liberarsene tra l’altro non avviene se non nel momento in cui c’è di mezzo una figlia che rischia di apprendere lo stesso schema e di finire come lei, come era finita a sua volta sua madre. Acquisire il diritto a ribellarsi difronte alle forme di violenza non è un qualcosa che ci insegnano quando siamo piccoli, in genere è solo l’esperienza, le cattive esperienze soprattutto che ci inducono, talvolta, obbligano a farlo.
Questo genere di film dovrebbe far parte dei libri scolastici, perchè quando parliamo di educazione affettiva, non parliamo mai abbastanza di quanto sia sacro insegnare a far rispettare i propri confini e se c’è alla base un meccanismo distorto, il rischio di cadere vittima di queste situazioni e di persone altamente narcisiste, è piuttosto alto.
Quando la sofferenza viene procrastinata, quando non sappiamo vedere quanto una situazione sia nociva per noi e che anche nel momento in cui lo realizziamo, non riusciamo a distanziarcene, un film in questo senso, può essere la lettura che ci spinge in quella dimensione di realtà che non vogliamo consapevolizzare.
IT END WITH US che potete trovare di sicuro a noleggio su youtube e primevideo, è un film del 2024 diretto da Justin Baldoni, in verità non è tra i ” miei ” migliori film riguardo le dinamiche di dipendenza affettiva, ma se vi interessa l’argomento lo potete facilmente trovare. Magari la presenza di violenza fa si che coloro che fortunatamente non sono arrivate a toccare quel livello, possono non sentirsi causa in parte, ma è il “gioco” psicologico che conta, le modalità di negazione, di rovesciamento della verità.
Ce ne sono altri di film come dove i particolari invisibili o volutamente resi tali dalle protagoniste, sono molto più dettagliati come : Mon Roi di Maiwenn Le Besco del 2015- Legami di P.Almodovar del 1989 – Adele H di F.Truffaut del 1975- Le onde del destino di Lars von Trier 1996-Ti dò i miei occhi del 1996 di Iciar Bollain per ultimo ma notevole, Il coraggio di Blanche del 2023 di Valerie Donzelli.
L’ ho consigliato spesso affinchè chi vive rapporti simili abbia la possibilità di analizzare ciò in cui essendo coinvolto, non vede. Carpire che quei meccanismi tossici su altri, può o potrebbe essere uno specchio di quanto lo siano anche per noi. Mi è capitato con grande sorpresa e un pò di preoccupazione, di consigliarlo a quattro persone che pur vivendo relazioni analoghe, non hanno saputo cogliere nemmeno dal di fuori, lo stato patologico della relazione.
Se non riusciamo a leggere con obiettività nemmeno l’esterno, vuol dire che ci siamo dentro più di quello che ci raccontiamo. Il punto è proprio questo: ciò che ci raccontiamo è un modo per evadere dalla realtà ed eludere la verità.
Il regista nel raccontare l’escalation violenta di questa relazione, inscena il primo episodio di violenza in modo ambiguo, ma aggiungendo subito dopo elementi che tranciano ogni dubbio: il colpo subito e l’omissione ad un’amica che chiede spiegazioni. Quest’ultimo modello è purtroppo molto presente nelle relazioni tossiche, si mente, si giustifica la persona, si falsifica la verità prima a sè stessi ed in seguito agli altri. Si protegge il carnefice non riconoscendolo come tale, non riconoscendosi vittime, complici in questa follia, che viene quindi sminuita, falsificata o per cui si prova vergogna o troppa paura
SOTTOMETTERE E’ SEMPRE UN ATTO VIOLENTO Ammettere inoltre richiederebbe l’agire di cui non si ha il coraggio. Anzi più la relazione è tossica, più è ossessiva, peggio va e più si cercano soluzioni per porre rimedio, che non solo implicano l’abnegazione, ma la creazione di un ruolo totalmente sottomesso.
Chiaramente la dipendenza affettiva ha un doppio senso e non sempre arriva questi livelli, entrambi ne sono coinvolti, ma mentre uno dei due riceve solo vantaggi, difficile è comprendere come si possa restare quando gli svantaggi mettono a repentaglio la vita, la salute fisica e d emotiva.
La dipendenza affettiva in genere non si estingue in una sola relazione, ma appartiene alle relazioni in generale della persona, che siano famigliari, affettive di amicizia; altre volta la persona è capacissima di dominare nel lavoro, ma è succube nella vita affettiva.
Ogni volta che qualcuno vi tratta mancando di rispetto, soffocando i vostri sazi, privandovi della libertà anche di opinione, è un atto di violenza. Bisogna saperla riconoscere, saper leggerne i segni. Imparare a mettere confini sani, a rispettarsi, ad amarsi, ad anteporre sè stessi, è come un atto di ri-nascita.
SMETTERE DI GIUSTIFICARE L’INGIUSTIFICABILE ci sono varie fasi prima di uscirne fuori, anche perchè all’inizio si tende a giustificare l’ingiustificabile. Si trovano scusanti, ci si addossa la colpa, si cerca di fare ancora meno o ancora di più per avere l’amore dell’altro e ripeto di qualsiasi altro si tratti (figlio, genitore,partner, amico).
A seguito quando la verità non è più possibile nascondersela esplode la rabbia, che si alterna a momenti in cui si torna a sperare o a far finta di niente, pregando che tutto cambierà.
La verità è che i maltrattamenti non sempre sono esibiti in modo cosciente, il che non giustifica chi li attiva, sta a noi come dice il titolo, capire che quella persona volente o meno ci ferisce e sta a noi allontanarsene. Senza sensi di colpa senza tentare di risanare l’insanabile.
E starebbe a noi farlo il prima possibile, o aiutare chi intorno a noi e vive situazioni simili a comprenderlo il prima possibile. Chiudo questo post di fine anno augurandovi visto il tema TANTA ASSERTIVITA’ per il 2026 e un suggerimento di un film, il cui finale è quello di più sano, saggio e catartico che possiamo fare in queste situazioni: Sarà il mio tipo? Film del 2013 di Lucas Belvaux con l’indimenticabile Emilie Duquenne.
Rebecca Montagnino

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