Ansia da breaking news

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Abituati come siamo ad essere disconnessi con le nostre emozioni, in questo periodo accade spesso anche a me di chiedermi e soprattutto di sentirmi chiedere se certi stati d’animo siano “normali” . A volte è proprio il non trovare corrispondenza fuori che mi fa domandare se quello che sento è troppo intenso. Poi trovo la risposta considerando l’ inevitabilità dell’impatto emotivo di certe situazioni sulla persona e capisco che è naturale. In fondo stiamo vivendo una pandemia di una portata fortissima e la nostra mente non riesce nemmeno a capire gli effetti che ha su di noi, perchè oltre ad essere un fenomeno devastante, è nuovo. Stati di ansia come di tristezza, di apatia come di negazione, sentimenti di solitudine come di destabilizzazione, disturbi del sonno, sono conseguenze fisiologiche del trauma in cui siamo immersi. La nostra cultura ci ha abituati nell’ultimo secolo a soffrire per drammi individuali, lontani dalle ripercussioni psicologiche e dagli sviluppi che ad esempio le guerre suscitavano nella collettività. Sembra perciò strano star male per qualcosa quando, in apparenza, non tocca sempre così da vicino. Provare quindi a negare tutto questo non serve, possiamo solo accettare che questi stati ci attraversano, è normale e giusto, siamo umani.

Se il mondo in cui viviamo soffre ne siamo parte, lo respiriamo, lo viviamo, per quanto tentiamo di tirarcene lontani il più possibile. Passati dallo shock iniziale a un illusorio “va tutto bene”, ci siamo ritrovati nella situazione di mesi fa, appesi ogni giorno al vivere alla giornata, impossibilitati a pianificare il domani, senza più nessun controllo. Che ci riguardi o meno, ora o dopo, la visione drammatica e l’incertezza del futuro economico travolge chiunque, assistiamo a proteste di chi perde il lavoro, vediamo i negozi chiudersi ogni giorno di più. Ascoltiamo sirene di ambulanza passare più spesso e le vite massacranti degli operatori sanitari: come può tutto questo non avere un’influenza su ognuno di noi? Ogni giorno i numeri, dei contagi, dei morti, dei positivi, dei posti letto che mancano, di fatto sembra un bollettino di guerra.

Dai bambini agli adulti, ognuno in questa scena ha perso qualcosa a cui teneva, sta rinunciando ad un pezzo di vita e non sa quando riavrà la quotidianeità a cui era abituato (e forse che gli era prezioso più di quanto pensava). La nostra esistenza ha assunto un rituale diverso dalla sera alla mattina e per quanto siano passati mesi, la paura del lockdown light o meno, incombe ancora; lo mostrano i fatti, non ci siamo abituati all’uso delle mascherine, al distanziamento da chi amiamo.

Accanto a questi stati emotivi e fisici che non possono che essere accettati quando arrivano, il tutto viene amplificato da ansie amplificate dal bombardamento mediatico e sovente dal modo poco efficace in cui viene gestito. Questi giorni ad esempio abbiamo vissuto sospesi in attesa del nuovo Dpcm, lo siamo dalle notizie che piombano in ogni momento mostrando scenari catastrofistici futuri. A questo senso di vaghezza e incertezza in cui viviamo, si aggiunge una mole di ansia appena ci svegliamo la mattina e non sappiamo cosa accadrà nei prossimi giorni. Ascoltando per strada frammenti di conversazione dai passanti, le parole “positivo, covid, tampone” sono molto più che frequenti, siamo piuttosto e inevitabilmente, inquinati mentalmente ed emotivamente. A volte si perde speranza, spesso fiducia, altre si diventa saturi e desensibilizzati per l’esubero di empatia provata in questi mesi.

Altre volte purtroppo si respinge il problema e l’ansia attraverso l’indifferenza, la negazione, talvolta l’onnipotenza, sminuendo o non informandosi accuratamente, mettendo così a rischio sè stessi e soprattutto gli altri.

Sicuramente non siamo aiutati a gestire il problema psicologico, anzi. E come in tutte le situazioni limite, ciò che era sommerso come disagio viene a galla ed amplificato. Stati di ansia come ipocondrie, tendenze a disturbi depressivi , difficoltà a gestire la propria autonomia ed emotività riaffiorano. Se ci sono virologi che parlano di continuo dando visioni discordanti, politici che litigano, notizie non stop che anticipano l’ufficialità, divengono spesso più prese di posizione più che informazione, ci danno un senso di caos ancora più profondo: è una fake news, è vero, è un opinione personale, impossibile capire e farsi pertanto un’idea, in questo caos non ascolto più nulla. Mancano sociologi, psicologi che diano la loro lettura della pandemia e che lo facciano non per protagonismo fenomeno che sta dilagando da marzo, quanto aiutino le persone a leggere dentro loro stessi, a far capire che qualsiasi cosa provino di forte, è ok. Manca un semplicemente prenderne atto, nel modo in cui veniamo gestiti e non aiutati, scombussolati ma non guidati. Come se la mente non avesse un ruolo in tutto questo e con le nostre emozioni un posto importante. Non significa soccomberci dentro, ma realizzare che esistono e che va bene così.

Già detto durante il lock down, le breaking news possono creare uno stato di ansia, per questo sarebbe opportuno dosarne la visione, sentire quando stanno diventando tossiche per il nostro equilibrio. Non significa non seguire cosa accade, ma avere la consapevolezza di riconoscere quando dire basta, in quale momento del giorno è meglio seguirle, come non seguirle magari prima di andare a dormire. Avevo trovato questo articolo due mesi fa, spero possa essere d’aiuto in questo momento per saper capire meglio il proprio stato interiore

https://biomedicalcue.it/ansia-da-breaking-news-linguaggio-psicologia-umana/22025/

Nessun se non gli addetti del settore hanno capito l’impatto ad esempio della chiusura di tutto ciò che concerne la cultura, in quanto la cultura non è intrattenimento, ma come ci insegna il teatro nell’antica Grecia, patria di saggezza, è un modo di capire e capirci, è una catarsi dell’anima, una riflessione che aiuta e consola. E’ importante in questi momenti trovare e mantenere il nostro equilibrio, volgere il più possibile e in modo consapevole, lo sguardo alla bellezza intorno a noi, anche quando la nostra libertà si restringe sempre più. La foto con cui termino questo post, è stata un prezioso suggerimento ed è una testimonianza di quanto la cultura anche in un momento come la guerra, sia stata un supporto e la conoscenza una forma di consolazione per l’uomo. Si può e deve essere liberi, scegliendo cosa guardare anche in poche centimetri di vita, in attesa di un mondo che si riapra. Se è vero che non siamo indirizzati e supportati a fare questo, siamo pertanto ancora più responsabili di farlo per il nostro benessere, ricordando che come un virus la nostra emotività e il nostro equilibrio, sono in grado di contagiare noi stessi e chi ci circonda.

Rebecca Montagnino

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