GUARDARE LA REALTA’

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Dimmi cosa guardi per capire come guardi il mondo: parafrasando un detto famoso, questa frase cela comunque una certa verità. Cosa scegliamo di vedere dice molto su come sentiamo, su cosa cerchiamo, su quanta fame o su quanta paura abbiamo di confrontarci alla realtà.

Scegliere un film può avere tanti motivi diversi, lo scegliamo in base ai nostri gusti, in base all’umore, alle preferenze, ma in genere c ‘è una divisione alla base tra i film che fanno riflettere o sentire molto e quelli di intrattenimento che fanno invece evadere.

GUARDARE L’UNCONFORT ZONE Se diamo una scorta ai numeri dei botteghini e dei film presenti in sala, la prima cosa che che notiamo è il numero di film di animazione, le commedie e infine i blockbuster, i grandi film che fanno botteghino. C’è chi dice che in qualche modo i film leggeri come le serie vengono imposti sul mercato come lo facevano un tempo gli spettacoli dei gladiatori, per dare pane al popolo o distoglierlo da ciò che accade nel mondo. Non a caso vengono usati gli algoritmi e se questi indicano una tendenza per lo smaltimento della riflessione, l’impennata verso l’insipido diviene la norma. ciò che fa audience esprime anche e molto una volontà del popolo di girare la testa dall’altra parte rispetto ai temi più scomodi e disertare le sale dove le pellicole sono più toccanti.

Fatto sta che “La voce di Inda Rajhab ” pur vincendo alla mostra di Venezia non ha ricevuto l’accoglienza del pubblico perchè è ovviamente moltissimo un film scomodo, che aggroviglia la pancia. Richiede immergersi in quell’orrore, identifarsi nella vittima (le vere vittime), nell’impotenza di chi dovrebbe aiutare e avventurarsi emotivamente nella guerra.

Ovviamente non dico che si devono vedere solo film seri, drammatici, che ci danno schiaffi sull’attualità (per quanto noi ne restiamo semplici spettatori e il resto di quel mondo quelle cose le vive davvero), ma ogni tanto fare un tuffo nella scomodità romanzata, almeno questo si.

COLTIVARE LO SPIRITO CRITICO Da quando la lettura specie letteratura è diventato troppo impegnativa, abbiamo perso una chiave di analisi e della complessità della natura umana. Il cinema potrebbe compensare quel vuoto; diventare un modo per capire meglio sè stessi, avere una risonanza verso gli altri anche in quelle situazioni che in genere rifiutiamo di analizzare, vestendo i panni in cui ci piace poco identificarci Ma metterci in angolazioni non confortevoli, sarebbe un modo per guardare in faccia la realtà, cercare domande, rimanere con l’ansia che non ci sono risposte confezionate su ciò che è bene e ciò che è male, restare sospesi nei non finali, nel caos del mondo.

Va bene e fa bene ridere, sognare, ma se guardiamo solo quello finiamo per credere che il mondo si salverà grazie ai superoi; solo che non esistono , così come non ci sono scuole di magia o Avatar azzurri.

Un film non sempre ti dà e ti deve dare una risposta, ma ti abitua alla complessità e al caos dell’animo umano, te ne mostra malvagità e bontà. Ti affina a tollerare l’ingiustizia, facendo sorgere domande che non ti eri mai posto prima.

RESTARE PRESENTI Non è solo per addomesticarci alla verità è anche per un dovere verso la realtà del mondo in cui viviamo. Se abbiamo la fortuna di vivere nella pace, forse almeno abbiamo il dovere di sapere e sentire cosa vivono altri; se non sappiamo riconoscere la fortuna di essere liberi, forse dobbiamo capire cosa significa realmente vivere senza libertà.

Se non sappiamo leggere il passato, avere un opinione, capire i meccanismi sottili che si addensano nei giochi di potere, non possiamo solo distaccarcene e restare indifferenti. E’ troppo facile e troppo comodo.

REALTA’ SCOMODE Ci sono due film che propongo questo mese che danno una bella spinta a vedere il mondo in cui viviamo o forse ce ne mostrano la sua indefinitezza: l’impossibilità di definire le situazioni e l’accettazione di questa confusione.

Il primo che è incredibilmente ancora in sala è NORIMBERGA

di James Vanderbilt, mirabilmente interpretato da Russel Crowe e Rami Malek è un film che analizza da un punto di vista storico, politico e psicologico il nostro recente passato. Il famoso processo su cui si basa il film è stato già oggetto di altre pellicole. soprattutto oggi parliamo spesso del tribunale dei diritti internazionale, è importante e sorprendente comprendere il momento in cui fu istituito. Nel film che getta tante riflessioni sul nostro passato quanto sui legami con il presente, è raccapricciante vedere i punti in comune; come certe situazioni si ripetono inesorabilmente al di là dell’evoluzione dell’uomo. Il film è trattato bene solo da un punto di vista storico e politico, pur non focalizzandosi in assoluto in una dimensione introspettiva, ne delinea le diverse personalità, senza giudizio, cercando di cogliere piani obiettivi

E’ la visione anche di come personalità narcisiste e distruttive agiscono, fluttuando senza colpe e rammarico che fa da specchio a ciò che avviene oggi; ogni personaggio resta intricato in questa follia collettiva, cancellando talvolta quella linea di demarcazione tra il bene e il male che ci placherebbe trovare.

Il secondo invece sta per uscire nelle sale “Il mago del Cremlino” di Olivier Assayas tratto dall’omonimo romanzo di Giuliano da Empoli e sceneggiato da Emmanuel Carrere.

Per quanto il film graviti molto sull’ascesa di Putin interpretato da un perfido Jude Law, allo stesso tempo offre un insieme di riflessioni e visioni iperrealistiche sulle strategie di potere oggi e sul modo di condizionare la realtà in cui abitiamo. Ne costruisce un insieme che tocca varie sfere sempre tenendo alta la tensione, anche quando si tratta di dibattere la politica. Non trova soluzioni al malessere che stiamo attraversando e come il primo, non spiega le fonti della barbaria umana, semplicemente ce la pone davanti agli occhi, per abituarci a guardarla piuttosto che a fuggirla.

Aggiungo at last but non least “La scomparsa di Josef Mengele” anche questo in uscita diretto da Kirill Sebrebrennikov, pietrificante storia vera del cosidetto Angelo della morte del nazismo. La scelta dei film non è ovviamente politica, quanto un insieme di visioni scomode e reali di quelle aberrazioni che rischiamo di essere dimenticate

Se comprendiamo che nutrirci di cibi tossici fa male, dovremmo comprendere che anche la nostra anima, la nostra cultura e il nostro intelletto hanno bisogno di nutrimenti più intensi, per non cadere nell’abitudine dell’insipido e dell’oblio.

Rebecca Montagnino

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