FAME DI APPROVAZIONE….una dieta

Il tema è attualmente uno dei più discussi nel mio lavoro. Ne avevo già parlato in precedenza, soprattutto nel post “quando il bisogno di riconoscimento diventa una droga” di ottobre 2014, come uno dei tratti salienti della personalità narcisista (o ormai “società narcisista“????? )

Abbiamo tutti bisogno di conferme,  ma quando e dove sta il limite tra un bisogno normale e uno patologico? Quando la necessità di essere approvati supera  quella di essere rispettati (vedi ultimo post), amati, considerati. Quando sembra che tutta la nostra vita e ogni sua azione debba  essere sottoposta alla supervisione di un enorme Grande Fratello orwelliano, cosa che se nel libro era angosciante,  è invece  desiderabile e persino  ricercato. Quando il piacere del protagonismo porta inevitabilmente con se l’altra faccia della medaglia e progressivamente come un virus, la fame di approvazione si appropria di noi, del nostro buon senso, del nostro umore ed infine della nostra vita.  Quando stento a prendere una decisione e richiedo la conferma degli altri. Quando cambio opinione in favore di quella più popolare nel contesto in cui mi trovo. Quando mi adeguo agli altri, per non riceverne le critiche, pur non sentendomi d’accordo. Quando modello i miei comportamenti cercando di essere benvoluto a tutti i costi. Ci sono persone ad esempio che se non hanno like quando mettono una qualsiasi su Fb, si sentono mancare, come se il nostro valore dipendesse da quello. L’urgenza della risposta segna perciò il grado di patologia. Se il mio umore cambia quando non ricevo like e lusinghe nella vita o nel web e temo la disapprovazione altrui, forse la necessità di riconoscimento è già piuttosto patologica…

Ribadisco che piacere agli altri è stato sempre importante, ma mai come nell’era del narcisismo, ha assunto caratteri patologici ed è diventato un disturbo che fa vivere alle dipendenze di chiunque.

Verso l’esterno provoca un comportamento falsato, spesso il mentire per essere sempre accetti e molto bene accettati, diventa la normalità finchè la personalità si mischia talmente tanto di immagine, aspettative da diventare un identità frammentata o peggio dissolta e quella reale…forse persa chissà dove.

Persino il rimorso viene sostituito dal bisogno di creare  in chi abbiamo deluso un ricordo positivo. Il lasciare una bella immagine predomina e non di rado si cercano, sia per se stessi, sia per l’altro, spiegazioni logiche per farci uscire comunque bene dalla situazione. Oppure non si affrontano le proprie responsabilità per non sentirsi in colpa o “sbagliati”. L’omissione di colpa permette perciò di lasciare intatta quell’immagine.

Sicuramente si vive male.  Qui di seguito allego un link utile  che farà riflettere, una sorta di dieta disintossicante …oltre a ripresentare la tematica, propone anche delle tecniche per uscirne fuori..sempre che si voglia e sia disposti a non  essere semplicemente  sempre approvati, ma profondamente  sempre se stessi..

Eliminare la necessità di approvazione

Spesso il problema è uno dei sintomi maggiori dei disturbi di personalità, specie del disturbo di personalità dipendente o narcisista. Nel primo  caso (di narcisismo ne parlo già abbastanza), le relazioni sono dominanti, di ogni tipo, che siano di amicizia o affettive, persino di lavoro. I soggetti non essendo autonomi appunto, hanno difficoltà a prendere decisioni, stabilire i confini che regolano la propria identità, hanno incessantemente bisogno di chiedere conferma o approvazione. Senza questa conferma non sanno esistere, si sentono vuoti o mancanti, non capendo che ciò che manca non è il supporto esterno che altro non fa se non alimentare e rafforzare la dipendenza. Temono l’abbandono al punto tale da uniformarsi incondizionatamente alle richieste altrui e soffrono nel sentirsi, anche in modo ingiustificato, esclusi.

http://www.terzocentro.it/disturbi-personalita/disturbo-dipendente-di-personalita

 

Il problema è proprio nella larga diffusione del bisogno di approvazione, per cui chi ne è afflitto è anche incapace di riconoscere di avere un problema. Le cause come sempre derivano da un’educazione genitoriale spesso troppo protettiva e soffocante che non ha stimolato la differenziazione dei figli, ma pensando di migliorarne la personalità li ha accuditi fin dopo la fase sana di tale processo. Il tempo eccessivo di cure e attenzioni ha reso perciò questi individui incapaci di provvedere a se stessi. Per questo quando la differenziazione avviene tardi, già nell’entrata del mondo adulto, diventa difficile. Fintanto che non si rischia di essere disapprovati dalla famiglia, manca la capacità di rischiare di farlo con chiunque. Più le figure di riferimento sono vicine e importanti, più aumenta la difficoltà. Per questo il problema esplode nelle relazioni affettive, ma al contempo è presente anche nelle relazioni professionali.

Il bisogno dell’altro serve pertanto a riempire il vuoto interiore, a rafforzare l’insicurezza e mascherare infine la vergogna. Non è un caso che oggi le persone, anche adulte, si sentano ancora sopraffatte da tante piccole vergogne. La vergogna con cui si vedono e credono di essere osservate diventa talvolta  terrore. Non è solo paura di essere giudicati e disprezzati, “ma è non esistere più in quegli sguardi, scomparire nel nulla. Essa corrisponde alla frattura di un sè che per esistere ha solo un sè ideale come riferimento: un bisogno di perfezione senza ombre per sentirsi degni di esserci davanti a quegli sguardi che incarnano un ideale del Sè altrettanto rigido nelle sue richieste di perfezione”. (R.Filippini ,  Avventure e sventure nel narcisismo)

Quando viene a mancare la risposta dell’altro insorgono sentimenti di tristezza, pensieri/convinzioni di onnipotenza  tipo “devo piacere a tutti”, ” devo sempre essere apprezzato”, accompagnano tali stati emotivi e spesso insorgono reazioni rabbiose e aggressive.

Un altro elemento che ha contribuito al dilagare  del fenomeno è senz’altro la modalità con cui vengono gestiti i social media, modalità spesso di abuso e di sostituzione del proprio valore personale. Avere una platea di ascolto è chiaramente un modo per sentirsi sempre al centro dell’attenzione, la possibilità di controllare e anche rendere artificiosamente migliorabile la propria immagine e personalità, ha stabilito in che modo oggi ci si dovesse rapportare al mondo esterno. I feedback hanno finito con il creare false risposte di approvazione, ma così tanto diffuse da essere diventate in qualche modo reali.

L’ ho definita fame, perchè quando la dipendenza diventa così profonda da diventare cronica e dall’inibire qualsiasi azione senza previo confronto con il mondo esterno, somiglia ad un esigenza fisiologica. Se l’azione non dà la garanzia del consenso o della perfezione, viene  inibita e bloccata sul nascere. Si  rinuncia a compiere qualsiasi atto che rischia di non conformarci all’esterno. Sia i comportamenti quindi, che le idee e le emozioni rispecchiano perciò la logica esterna, privando la persona delle proprie peculiarità e spogliandola di ogni originalità. Con il tempo si  rischia di perdere due aspetti fondamentali  e inscindibili della propria personalità: la fiducia in se stessi e la propria autenticità. Infatti,   “avere bisogno di essere approvato è come dire: vale più il tuo concetto su di me che l’opinione che ho di me stesso” (Wayne Dyer)

 

Rebecca Montagnino

 

 

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2 risposte

  1. www.fabtravel.it ha detto:

    Verissimo e tra le cause aggiungerei anche la scomparsa della capacita di individuare il bene e il male alla quale molto hanno contribuito la scomparsa della religione (che dava chiare indicazioni su cosa sia giusto e cosa sia sbagliato) e la scomparsa dell’educazione che forniva indiscutibili elementi Su come comportarsi per essere ben accetto dagli altri). Fin da piccoli i bambini hanno bisogno che gli sia insegnata la differenza tra soffiarsi il naso e mettersi le dita nel naso. Lasciarli crescere estremizzando la liberta a mio giudizii porta anche insicurezza e quindi necessita di approvazione e di consensi per non finire emarginati.

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