MALATI DI PERFEZIONISMO….

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Il perfezionismo è un tratto importante di personalità, perchè contribuisce a motivare e raggiungere obiettivi ed è spesso fondamentale nei processi creativi. Di contro, quando viene portato all’eccesso può diventare una patologia e in una società performativa come la nostra è molto frequente che questo avvenga. La differenza tra un perfezionismo sano ed uno malsano è molto labile, tanto più che chi ne soffre spesso non individua il disturbo se non attraverso un senso di insoddisfazione costante e un’ansia eccessiva che lo paralizza nell’azione. Quindi può essere una sfida a far meglio come un modo soffocante di vivere sempre al di sopra delle aspettative, che divengono una trappola e rendono la persona incapace di gioire della vita. Ancora, un perfezionismo sano permette di fallire e di imparare dai propri errori, cercando di migliorare poi.  La ricerca del “meglio” ha dei fini di utilità più che di gratificazione esterna. Diverso il discorso quando invece si agisce come se ci fosse sempre una platea pronta a giudicare e criticare, le azioni in questo senso sono guidate da un bisogno interno di tenere sempre alta l’immagine che gli altri hanno di noi. “Il perfezionismo non ha niente a che vedere con ottenere dei sani risultati e crescere. E’ la convinzione che se viviamo in modo perfetto, abbiamo un aspetto perfetto e ci comportiamo in modo perfetto, possiamo evitare la vergogna, il senso di colpa e il giudizio altrui. E’ uno scudo di venti tonnellate che ci trasciniamo dietro.  Non significa migliorare, quanto guadagnarsi approvazione e accettazione.” (Cohen) Questo schema non va sottovalutato, perchè ha una capacità di annidarsi in modo molto profondo nella persona e scatenare atteggiamenti tossici per la persona e chi li sta intorno. Soprattutto priva la personalità di spontaneità e autenticità. Chi ne soffre può arrivare a temere di mostrarsi per quello che è davvero, per la sua vera natura, assecondando i desideri e le aspettative altrui. Con il tempo diventa un sostituto della vera Personalità e persino le idee vengono inibite creando un’Identità conforme agli altri, più che alla vera natura. “L’autenticità ricordiamo infatti è la pratica quotidiana del lasciarsi alle spalle il pensiero di chi pensiamo di dover essere e abbracciare invece chi siamo, è il coraggio dell’imperfezione, della vulnerabilità umana, è l’esercizio della compassione” (Cohen)

TRE  TIPI DI PERFEZIONISMO

In genere il perfezionismo si suddivide in tre tipi di modalità: quello rivolto a sè stesso, quello verso gli altri e quello sociale. Per quanto riguarda il primo, l’individuo “tende a sottoporsi ad una pressione costante, teme l’errore e il fallimento ed è terrorizzato da tutto ciò che è imperfetto. Spesso i perfezionisti tossici hanno un senso dell’ordine e del dettaglio che sfocia in ossessione. Hanno grandi difficoltà a prendere decisioni, rimandano, sono di frequente in preda al dubbio. Sensibilissimi alle critiche, ne hanno una sorta di terrore.” (F.Fanget). Tendono così a lavorare in modo più duro del necessario per ridurre la possibilità di critiche. Spesso queste persone non sentono la tristezza che sta sotto tali comportamenti, una sorta di malinconia per quello che non sanno concedersi dalla vita e confondono questa sensazione con un un senso di vuoto o insoddisfazione. L’ansia inoltre viene placata solo quando si attivano condotte in grado  soddisfare  tale bisogno. Spesso i soggetti hanno comportamenti disturbati a livello alimentare o sviluppano sindromi da dipendenza del lavoro o  un’attenzione eccessiva al proprio corpo (ortoressia, un link a fondo pagina illustra questa nuova patologia che consiste nel controllo ossessivo del peso: nel fare sport in modo stressante o nel sottoporsi a diete esasperanti. Diverso dalla bulimia, mantiene in comune il controllo su di sè e la necessità di apparire al di fuori sempre perfetti). La sensazione è di essere appunto  sotto pressione e  di provare una severità punitiva verso se stessi.

 Nel secondo caso il perfezionista esige che gli altri siano sempre degni e in linea con le proprie aspettative, assumendo comportamenti dispotici  La continua ricerca di difetti e l’occhio critico con cui valuta il prossimo cercando le sue mancanze è inesorabile e presente in ogni situazione. Non ha spesso la divisione sana tra un parere obiettivo e la visione critica delle cose. Il perfezionista quindi deve riuscire in tutto per sentirsi valido, vuoi per un problema narcisistico alla base, vuoi per assenza di autostima. Tale condotta è molto distruttiva ad esempio all’interno della coppia, ma è altresì diffusa in campo sociale.

ORIGINI E SINTOMI

Quali sono le conseguenze dell’atteggiamento perfezionista a livello fisico e mentale? La ruminazione mentale, l’ossessione ripetitiva di idee ed immagini, la paura dei rischi e dei cambiamenti, la presenza di tic nervosi. Lo stato emotivo può fissarsi sull’ansia, creando uno stato di allarme diffuso, con convinzioni sulla pericolosità del mondo o di alcune cose specifiche e la conseguente tendenza ad evitare quelle situazioni che vengono avvertite come potenzialmente dannose. Aumentano le richieste di rassicurazione, con senso progressivo di disperazione quando non c’è una risposta immediata.

In genere le condotte parentali da cui tale disturbo deriva sono quattro: le aspettative sociali, il tipo di apprendimento sociale; il modello di relazione sociale e l’educazione ansiosa. Molti genitori che hanno avuto nella loro infanzia condizioni di vita difficili cercano di alleviare ogni problema ai figli, dando loro ciò di cui non hanno goduto. Vogliono che i loro figli abbiano successo a tutti i costi, senza capire che questo li sottopone ad una pressione esagerata. I figli rispondono cercando di soddisfare le aspettative genitoriali, ad esempio hanno buoni risultati all’università ma più per i genitori che per loro stessi e magari proprio perchè la motivazione non è interna, non riescono a dirigersi nei loro studi in modo proficuo. Chiaramente un genitore perfezionista avrà più probabilità di generare figli perfezionisti. Una situazione anche molto diffusa è la presenza di problematiche nella famiglia; i figli in tal caso, per non creare ulteriori problemi tenderanno a non aumentare la dose di difficoltà attraverso condotte irreprensibili o “perfette” ( saranno cioè iper-responsabili). Così come genitori che hanno uno stile educativo ansioso indurranno a pensare che va tutto bene evitando qualsiasi rischio o imprevisto e porteranno i figli a mantenere alto il controllo. Ho notato molto spesso, considerato infatti che il fenomeno è quanto mai esteso, che sovente le persone che soffrono per il loro perfezionismo hanno un dialogo interiore assente o molto negativo; ad esempio una persona che lo vive in modo sano tenderà a raggiungere i suoi obiettivi per sentirsi meglio,” non dipenderà dal peso della bilancia e farà attività fisica per essere in forma; un perfezionista patologico penserà invece “non mi piace niente, mi vergogno del mio aspetto, devo essere diversa per essere degna di amore e appartenenza.” (Cohen)

Questo schema viene spesso sottovalutato, o viene confuso con altri sintomi, il che lo fa degenerare frequentemente. Se non curato può conseguire gravi problemi depressivi o disordini ansiosi anche psichiatrici, nonchè disordini ossessivo-compulsivi nel tentativo di controllare tutto e  disordini alimentari come l’ortoressia, anoressia e bulimia. Per alleviare i sintomi, occorre osare essere imperfetti….cercare di essere relativi, non  sempre e per forza  assoluti!!!  Sempre secondo Cohen, semplicemente “la perfezione non esiste, è un obiettivo irraggiungibile, soprattutto vogliamo essere percepiti come perfetti ed è quindi un modo per controllare la percezione che gli altri hanno di noi.” Ad esempio…

a- immaginando cosa si potrebbe fare con il tempo risparmiato alla ricerca del dettaglio;

b -imparando a dare le giuste priorità;

c -cominciando ad essere progressivamente imperfetti;

d- cercando di fare attività ludiche;

e -facendo volontariamente piccoli errori;

f -cercando l’autenticità.

Dott.ssa Rebecca Montagnino

 

BIBLIOGRAFIA:

ZOLLER U, SINDROME DA PERFEZIONISMO

MENTE E CERVELLO N.26, anno V febbraio 2007

L.J COHEN, LE PAURE SEGRETE DEI BAMBINI

http://Ortoressia: l’ossessione patologica sul consumo di cibi sani e naturali (Intervista) – http://www.stateofmind.it/2015/04/ortoressia-disturbi-alimentari/

http://www.stateofmind.it/2016/02/scelte-timore-sbagliare-psicopatologia/

http://www.stateofmind.it/2015/01/perfezionismo-definizione/

 

Un grazie particolare a Danila per i suggerimenti bibliografici e a tutti coloro che hanno dato preziosi elementi per questo post…

 

 

 

 

 

 

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2 risposte

  1. AfterTOOLnothing ha detto:

    Penso ci sia troppa competizione nella società che alimenta questo disturbo, scatenata dai troppi modelli (non in carne) di perfezione che quotidianamente ci propina ma che sono solo fintamente perfetti. Siamo spinti ad emulare i corpi degli attori o modelli (questi sì in carne ma poca) per indossare vestiti sempre più stretti, oppure obbligati ad essere sempre più super-motivati per aumentare la produttività lavorativa o le prestazioni sportive, siamo anche circondati da forme estetiche sempre più perfette per catturare la nostra attenzione, in più ci metto quel pizzico di invidia che ci spinge ad essere o avere più dell’altro. D’altronde la società è fatta da noi, può essere che siamo in troppi ad essere uguali e che l’unico modo per emergere è raggiungere l’utopica perfezione?

    • Rebecca Montagnino ha detto:

      E’ vero la competizione porta inevitabilmente a cercare di sfidare sempre tutti, in primis se stessi. Mi trovi d’accordo. I prossimi post parleranno proprio di quando il perfezionismo intacca l’immagine al punto da diventare una patologia e della competizione, valore che ha sostituito la collaborazione di generazioni fa…e l’ipotesi che la richiesta di somiglianza porti dritto a quella di essere perfetti poi, la trovo molto vicina.

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