OGNI TANTO DICO LA MIA

Fine agosto ’26…Mentre i miei occhi divorano borghi e porti in Normandia, la testa oggi va in un altra direzione
In genere evito le prese di posizione, ma quando certi pensieri invadono la mente e scuotono lo stomaco, comprendo che devo esprimere qualcosa.
Ho aperto e tengo questo blog con l’ idea ( o l’illusione/speranza ) di passare contenuti utili. Negli anni ho tentato di creare una sorta di biblioteca che potesse servire agli altri, per capirsi, riconoscersi, senza sentirsi travolti dalle resistenze. Talvolta però ho bisogno di scrivere perché sento l urgenza di farlo. Come oggi.
Stavo leggendo stamattina della diatriba nata all interno dell ordine degli Psicologi relativamente alla sua rappresentanza al recente Pride. Va bene che questo tema mi è particolarmente vicino e anche per questo seguo con dovizia e orgoglio una band che ne ha fatto molto in questo campo. (Ovvio, i Placebo.)
Credo che sarà capitato a molti e vorrei credere che non capiti più, che nel corso degli anni ci venga posta la domanda “Ma tu sei psicologo, è vero no che l’omosessualità è una malattia?” .
Premesso che possa anche non piacere la modalità con cui si svolge il Pride, riguarda però un concetto di inclusione a cui noi psicologi dovremmo essere sensibili e sensibilizzare. Cioè la psicologia in genere prende le parti dei deboli e delle minoranze. O dovrebbe prendere?
Ricordo precisamente la manifestazione quel giorno a Roma, specie perché incontrai casualmente una che faceva il mio stesso lavoro e discutemmo di questo. La manifestazione stava finendo e noi eravamo in fila per il Festival delle letterature. Per caso feci un commento, per caso mi rispose quindi.
Ero orgogliosa di questa presa di posizione, perché penso che il nostro lavoro non si rivolga solo a ciò che accade nello studio, ma sostengo ancora e sosterrò sempre Hillman quando parlava di Anima mundi.
Ricordo bene invece la sua disapprovazione per questa scelta che davvero non capivo e ancora la disapprovazione per l ‘ esiguo abbigliamento dei manifestanti. Io pensavo: beati loro con 38 gradi!!
Dopo varie botta e risposta, vuoi che aspettavo un ‘amica, vuoi che stavo allo Stadio Palatino per ascoltare un racconto inedito di Zerocalcare e vuoi che non fa bene alla salute, lasciai perdere.
Ricordo però che qualcosa lo stesso di oggi poi, mi turbò nel corso della serata. D ‘ accordo che come psicologi non dobbiamo politicizzate influenzando la mente altrui e proprio per il lavoro che facciamo l ‘attenzione deve essere alta. D ‘accordo il non posizionamento ai partiti per lo stesso motivo..

Per quanto poi..non ricordiamo forse Luigi De Marchi per per le sue battaglie sociali, oltre che per il suo contributo alla professione di psicologo?
C’ è una cosa a prescindere del credo politico individuale che come psicologi abbiamo l onere e l’ onore di fare però : aprire la mente di chi abbiamo davanti. Perché una mente chiusa è a rischio per se stessa e spesso origina patologie, ma anche per le problematiche che genera contribuendo, a creare i pregiudizi e i pregiudizi sono alla base della discriminazione. Lavoriamo sulle convinzioni limitanti.
La discriminazione inoltre è a sua volta alla base della violenza oltre che dell ‘ esclusione.
Proprio in questo momento storico non considerare, non parlare di cosa accade fuori, procrastina un fenomeno che sempre Hillman dedusse nella sua magnifica opera “100 di terapia e il mondo va sempre peggio”, ovvero che non guardare al mondo, normalizza indifferenza e individualismo.
In questo campo non contano le nostre opinioni, ma la scelta che dovrebbe essere alla base di chi sposa questa facoltà. Cercare di rendere migliore la vita degli individui, come e quindi, cercare di rendere migliore la società.
Rebecca Montagnino

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