L’IDENTITA’ SECONDO BAUMAN

Scusandomi come sempre per l’operazione di taglio e cucito che utilizzo verso le opere degli autori che menziono, ho tentato di riassumere qui la visione illuminante e toccante sull’Identità, di Z,Bauman dal  suo “Intervista sull’Identità”. 

 

L’Identità  non è scolpita nella roccia, ma è costituita da fattori cruciali, come  le decisioni, i passi che si intraprendono, il modo in cui si agisce e la determinazione a tener fede a tutto ciò…Paul Ricoeur parla di memete ovvero di coerenza e continuità dell’identità nel tempo, il che diventa un problema per come questa viene concepita oggi.

Il problema attuale è che l’identità rappresenta qualcosa che va inventato più che scoperto, come il traguardo di uno sforzo, pertanto è qualcosa che è ancora necessario costruire da zero o selezionare tra offerte alternative.

Le comunità virtuali che hanno sostituto quelle naturali, creano solo l’illusione di intimità e una finzione di comunità. Non sono validi sostituti del sedersi insieme ad un tavolo, guardarsi in faccia, avere una conversazione reale. Nè sono in grado queste comunità virtuali di dare sostanza all’identità personale, la ragione primaria per cui le si cerca. Rendono semmai più difficile di quanto non sia già accordarsi con se stessi. Le persone camminano qua e la con l’auricolare parlando ad alta voce da soli, come schizofrenici, paranoici, incuranti di ciò che sta loro intorno . L’introspezione è un’attività che sta scomparendo. Sempre più persone, quando si trovano a fronteggiare momenti di solitudine nella propria auto, per strada o alla cassa del supermercato, invece di raccogliere i pensieri, controllano se ci sono messaggi sul cellulare per avere qualche brandello di evidenza che dimostri loro che qualcuno da qualche parte, forse li vuole o ha bisogno di loro.

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Le donne e gli uomini del nostro tempo sono ossessionati dallo spettro dell’esclusione, hanno paura di rimanere soli, senza la prospettiva di qualcuno che li ami o li aiuti, patendo la mancanza del calore, del confort e della sicurezza sociale. Non c’è da meravigliarci che per molte persone la promessa di “rinascere” in una nuova casa calda e sicura come una famiglia rappresenti una tentazione cui riesce difficile resistere.

E’ vero si compone la propria identità (o le proprie identità) come si compone un disegno partendo dai pezzi di un puzzle, il problema è che il puzzle è difettoso e mancano alcuni pezzi. Ma al contrario di un puzzle comprato in un negozio, nessuna agevolazione è disponibile al momento in cui componi la tua identità. Il puzzle comprato in un negozio è orientato ad un obiettivo; si parte dal punto finale e incastri i pezzi insieme. Nel caso dell’identità tu non parti dall’immagine finale, ma da una certa quantità di pezzi di cui sei già entrato in possesso o che che ti sembra valga la pena di possedere e quindi cerchi di scoprire come ordinarli e riordinarli per ottenere un certo numero di immagini soddisfacenti. Fai esperimenti con ciò che hai. Il problema non è cosa ti serve per andare lì, per arrivare al punto che vuoi raggiungere, ma quali sono i punti che puoi raggiungere sulla base delle risorse già in tuo possesso o di quelle per ottenere le quali vale la pena che tu profonda il tuo impegno. Secondo Claude Lèy-Strauss è un lavoro da bricoleur…Un tempo ogni classe aveva  i suoi percorsi di carriera, una traiettoria tracciata senza ambiguità. Definire l’identità come il compito e lo scopo di tutta una vita era un atto di liberazione. Oggi occorre per fare delle scelte, avere una tripla fiducia (in se stessi, negli altri, nella società). E’ indispensabile che la società sia un arbitro, non un giocatore come gli altri che tiene nascoste le carte e cerca di prendervi di sorpresa. Questa società è fluida, nel senso che non è in grado di mantenere a lungo una forma. Sembra di vivere in un universo di Escher, dove nessuno, in nessun punto, è in grado di distinguere una strada che porta in cima da una china discendente… essa fa pensare piuttosto ad un abile e impassibile  giocatore di poker, particolarmente astuto, scaltro e ingannatore, che bara non appena ne ha la possibilità e non tiene conto delle regole ogni volta che gli sia possibile: un vecchio maestro dei sotterfugi,  nella destrezza con cui sfida le aspettative e si sottrae alle sue promesse…Colleziona sensazioni, emozioni e le sensazioni sono per la loro stessa natura, fragili e di breve durata e altrettanto volatili delle situazioni che le hanno innescate. La strategia del carpe diem è una risposta a un mondo svuotato di valori.

La storia moderna è stata ed è ancora uno sforzo continuo per spingere sempre più in là i limiti di ciò che può essere modificato dagli esseri umani a loro piacimento e migliorato per adattarsi meglio alle esigenze e ai desideri umani. I valori di oggi sono sostituiti dagli oggetti, sempre liquidi. Nei negozi c è un qualche aggeggio che non aspetta altri che voi, pronto a trasformarvi sul momento nel personaggio che volete essere, in come volete essere visti ed essere riconosciuti.

Pertanto non esiste un unica identità per persone che corrono dietro ai cambiamenti della moda: sempre e soltanto mode..noi ci identifichiamo con le persone con cui siamo in relazione o assomigliamo sempre più all’uso/logorio delle automobili a imitazione di quel ciclo che inizia con l’acquisto e finisce con la discarica. I stratagemmi lenitivi con cui si affrontano le relazioni è deprezzare, sminuire, svalutare i valori. Soggetta a pressioni contraddittorie ogni relazione viene  concepita come un rapporto fino a nuovo avviso, la cui rottura è qualcosa che è ragionevole aspettarsi  ed è meglio pensare in anticipo.

Oggi si è avvelenati da un costante sentimento di mancanza degli altri nella vita, con sensazioni di vuoto e solitudine non dissimili dal lutto. Affetti da depressione di dipendenza è nell’abbandono, nell’esclusione, nell’essere respinti, ripudiati, spogliati da ciò che siamo, che vediamo rifiutata la nostra identità. Temiamo che ci vengano negati compagnia, amore, aiuto. In fondo questo ci viene mostrato quando le televisioni ci ricordano ogni giorno che alcuni possono farlo impunemente, gettando davanti alle nostre porte quegli individui che sono già stati respinti, costretti a scappare via, a fuggire da casa loro per cercare i mezzi per restare in vita, derubati dal’autostima e dell’identità.

La confusione che la domanda circa l’identità provoca nella nostra testa è genuina, siamo probabilmente destinati a dibatterci tra il desiderio di un identità di nostro gusto e di nostra scelta e il timore che una volta acquistata quest’identità si finisca con lo scoprire che non è nostra,

Inoltre la soddisfazione nell’amore individuale non può essere raggiunta senza la capacità di amare il prossimo con umiltà, fede e coraggio. Significa rendersi dipendenti da un’altra persona dotata di una sua identità. La modalità consumistica esige che la soddisfazione debba essere istantanea, per non essere perennemente tempestati dall’ansia. Il prezzo elevato che una relazione richiede, ovvero l’impegno, appare quindi poco giustificato difronte ai sostituiti apparentemente più economici disponibili sul mercato. Abbiamo bisogno di relazioni, abbiamo bisogno di relazioni su cui poter contare, cui fare riferimento o per definire noi stessi.  E se nella qualità non ci si può fidare, forse la salvezza può venire dalla quantità ?

E così cerchiamo riparo nelle “reti”, che hanno il vantaggio, rispetto ai legami ferrei,  di avere il comfort di essere in contatto senza i disagi che il contatto effettivo può riservare. Sostituiamo le poche relazioni profonde con una massa di esili e vuoti contatti.

Desideriamo ardentemente stare in contatto mantenendo allo stesso tempo la distanza… e la velocità del cambiamento assesta un colpo mortale al valore e alla durevolezza.

ZYGMUNT   BAUMAN

 

BIBLIOGRAFIA:

Z.BAUMAN, Intervista sull’Identità

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