ABBIAMO TUTTI UN ARMADILLO …

Tutti coloro che hanno visto le serie o letto i libri di Zerocalcare sanno chi sia l’Armadillo e cosa rappresenti. Vedendolo vi siete mai chiesti: il mio invece com è..?
Perchè tutti ne abbiamo uno. O più ( secondo la teoria dei sistemi interni familiari infatti, la nostra mente è composta da un insieme di parti, che dialogano insieme).
VOCI INTERIORI L Armadillo non è la coscienza morale del Grillo parlante e neanche la fatina buona ( quello di Zero proprio no). Non è nemmeno il doppio di alcune figure letterarie.
È parlare a/con sè stessi.
Secondo Lev Vygotskij il linguaggio interno nasce già nei bambini, che parlano a voce alta da soli per guidare le loro azioni. Crescendo questo linguaggio diventa silenzioso e si trasforma in pensiero strutturato ( in alcuni casi purtroppo, come nel perfezionismo, si sposta di direzione e muta, per trasformarsi nel pensiero di quello che gli altri si suppone pensino.)
Parliamo con noi stessi perchè riflettiamo; è il progressivo abbandono della riflessione quindi che rende l’ascolto della voce interna più difficoltosa o l’ assordante vocio dell esterno?
Nei nostri pensieri subentrano voci più o meno familiari, più o meno intrusive, più o meno giudicanti. A volte ci bacchettano, a volte ci assolvono, a volte (raro) ci guidano o ci aiutano a scegliere. O ci mettono in crisi, piuttosto ci sgridano quando facciamo cose “umane”. Ci pongono dubbi. Talvolta peccano di eccessiva indulgenza o talvolta sono spietatamente rigide. Si ripetono in catene infinite (per questo va tanto la mindfulness), che divengono schemi di pensiero
A volte ci sono riunioni di condominio nella nostra testa, a volte manifestazioni di protesta, a volte monologhi di autocompatimento e lamentele interminabili (spesso). A volte sono “utili” come lo sono i gruppi di genitori su whatsapp.
Non sempre facciamo attenzione a quel parlare. Non sappiamo quale sia la voce, o le voci, con quale tono o parole dialogano le diverse parti. Spesso è la voce delle resistenze , che spilla alibi per non ammettere l’evidenza o per non fare qualcosa che non ci piace. E’ il coro delle sirene di Ulisse che ci chiama in tentazione per assecondare la pigrizia.
Frequentemente è una voce giudicante, tipo quella di Mastrandrea (sarcastica e spietatamente logica) nella serie: altre volte è una voce lasciva e procrastinatrice tipo quella di Proietti in “Lascia sta , ma chi te lo fa fa..”. Il risultato e la conseguenza, è ciò che facciamo poi. Nel momento o nella vita in generale.
ALLEARSI CON LA VOCE Parlo molto con me stessa. Voi mi direte, grazie, fai la psicologa. No, non è solo per quello. Da sempre lo faccio, perchè da sempre passo molto tempo da sola. Ho scoperto ad esempio che quando mi parlo in francese sono più gentile e più aperta.
Quella voce cambia nel tempo e in teoria cresce in parallelo con noi, ma insieme crescono anche le storture di pensiero. Come crescono a loro volta le aperture di pensiero.
Ho cambiato il mio Armadillo negli anni, prima era un devoto suddito della disciplina, oggi è un alleato, un commentatore interessante quando visito un posto, un amico che mi coccola o sa scuotermi quando necessario. Ci è voluto tempo, ma ora conviviamo in armonia.
VOLEVO FARE LA PSICOLOGA Mi sono accorta invece che nel mio lavoro spesso sono io l’Armadillo, la voce di quella coscienza che si è silenziata o che non motiva abbastanza o ancora che interviene a spegnere le fiamme del giudizio interno.
Non volevo essere questo, però ho capito e accettato che quella voce doveva rinascere, era stata stordita in un chiasso infernale di condizionamenti piovuti da ogni parte. Non si incanalava in una parte-guida, non motivava, non aveva imparato a seguire una disciplina, mancava di assertività. Diveniva rinunciataria, diffidente ad esporsi, anche pigra ad esporsi.
Era schiacciata tra bisogno di approvazione e ideale di perfezionismo. Incastrata nella vergogna del giudizio proprio o altrui.
Se un tempo, ai tempi di Freud diciamo, la voce era di un implacabile Super io, oggi è di un Io o passivo sulle cose importanti o terribilmente giudicante, ma solo secondo i dogmi di quello che si pensa che le persone pensino si debba far per non essere sbagliati .
Un labirinto soffocante, all interno di una centrifuga di sensazioni. Ha bisogno di costruire la spina dorsale che regge gli scossoni e va oltre le scossette della vita
LA VOCE DEL GIUDIZIO. Il bisogno di essere condotti per mano o per spinta verso la verità, però ha degli effetti collaterali.
Rompere e rinunciare ai propri schemi viene percepito come un; allora non vado bene, allora sono sbagliato, dopodiché scende il giudizio e immobilizza. Partono Quelle voci e non passa altro. La chiusura a chiave e il buio.
Come se la terapia fosse una lunga, calda coperta di linus e non un momento in cui mettersi in discussione. Blocco ad ogni spiraglio di apertura come un malassorbimento intestinale
Allargare la consapevolezza invece non vuole dire essere sbagliati, non è una critica, ma un incentivo a fare, pensare diversamente, ad aprire la “botola”.
Zerocalcare mostra come la presenza dell Armadillo sia continua, rendendo visibile l’invisibile. Rende vivide parole INTERIORI e rende vivide le emozioni. Senza censura. Non a caso molti colleghi postano le sue cose.
Mi dispiace quindi parlarne per scopi professionali, perchè personalmente lo trovo geniale nel suo modo di far ridere piangere riflettere anche a distanza di ore, di spingerci il muso sulle cose che abbiamo davanti, di osare ad essere autentico e vulnerabile, di dar voce ai suoi valori, che spero ispirino e contagino chi lo segue.
Alla fine per parlare della voce interna, ho scelto un pezzo di ” Strappare lungo i bordi” che adoro.
Scena del treno. Digressione sul freddo. Poi dal comico al serio.
Davanti lo specchio l Armadillo gli sbatte in faccia la verità da cui stava scappando. Lo mette spalle al muro.
Una volta accertato che sa, risponde : ” ora continua pure a fare la pantomima”.
Secondo me è un passaggio notevole e arriva così immediato. Essere consapevoli e onesti almeno e soprattutto con sé stessi.
Poi puoi scegliere anche di continuare a fingere, ma smetti di mentire a te stesso. In 49 secondi anni di parole…
Se già arrivassimo a tanta lucidità, staremmo già mille passi avanti. L ‘ Armadillo è anche la voce che puó metterci difronte a ciò che neghiamo e da cui fuggiamo (ragione per cui “normalmente” viene silenziato ?)
(Lo so, avrei potuto linkare le tre serie intere) .
Per ricordare che non serve e non fa bene accollarsi il peso del perfezionismo : la teoria del filo d’erba. Siamo uno come tanti che Sara riprende e ripete a Zero anche alla fine della serie.
Essere un filo d erba non è solo scendere in picchiata dal piedistallo, è liberatorio : rende la vita più leggera e vera
Grazie Zero
Rebecca Montagnino

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