IL TERZO CHAKRA: la formazione dell’ Identità

Il terzo  chakra è quello in cui si forma l’Identità, pertanto sia per il posto centrale che occupa all’interno dei  sette chakra, sia per l’importanza che l’identità riveste, il suo sano sviluppo è fondamentale per il benessere dell’individuo.

Educati e condizionati all’obbedienza da istituzioni e figure parentali, il controllo e il potere sono due temi consequenziali che toccano la formazione dell’identità. Il potere viene considerato nei termini di mangiare e/o essere mangiati, nel senso che sembra non poter prescindere da nessuna forma relazionale. Nella parte inferiore e interiore del nostro essere, la guerra si protrae combattendo l’energia di queste parti con quelle dei chakra superiori, conseguenza  per non sentirci im-potenti. Per questo ristrutturare e direzionare la forza interiore è la sfida del terzo chakra, esaltando la sinergia più che la lotta e la separazione. Il vero potere lo abbiamo quando osiamo vivere in modo autentico, quando decidiamo di vivere nella verità, quando siamo disposti a commettere degli errori, quanto ad assumercene la responsabilità.

Ogni volta che  compiamo una scelta esercitiamo un atto di volontà e sviluppiamo la nostra individualità; la sfida costringe infatti a crescere, la forza non può crescere senza averla mai agita, questo anche a spiegare come la carenza di ostacoli nell’educazione moderna ha portato allo sviluppo di personalità deboli.  Per poterla esercitare occorre pertanto uscire da ciò che è familiare e prevedibile, abbandonare una visione ingenua della vita, per confrontarci con l’incertezza, osare renderci  in-dipendenti dall’opinione pubblica, come dall’opinione di coloro che ci stanno intorno. Diventare autonomi significa darsi delle regole interiori, una disciplina personale che permetta sia di rafforzare l’autostima, quanto la volontà per avere una strategia per raggiungere i propri obiettivi. La volontà  è infatti la capacità di organizzare se stessi e  affinchè si sviluppi ci deve essere quindi alla base un desiderio, un intenzione.

Per ripristinare questa energia è necessario agire, non a caso il diritto di questo chakra è il diritto di agire. Da un punto di vista energetico  implica  la capacità di caricare e scaricare la nostra eccitazione, rischiando di ottenere un risultato fallimentare o di successo. Con lo sviluppo siamo noi a stabilire quali impulsi disciplinare lasciando emergere il  Sè conscio, la cui mente domina gli istinti e ad assumerci delle responsabilità. Molto spesso per limitare tali impulsi ci imbarazziamo o vergogniamo, limitando contemporaneamente  la spontaneità  e la ludicità, a discapito della fiducia che invece possiamo trarre da quegli impulsi e aumentando per paradosso il bisogno di controllo di ciò che proviene dall’interno. A lungo andare questo crea una frattura nella personalità che finisce con il combattere con se stessa, derubandola della sua vitalità e completezza.

I primi tre chakra rappresentano la parte del nostro radicamento, mentre i chakra superiori ci collegano all’universo attraverso la comunicazione e la spiritualità. Il terzo chakra è il momento in cui si  sviluppa la sicurezza in se stessi come individui. Senza tale  autonomia il chakra del cuore resta radicato più nel bisogno che nella forza, ancorato più ad un desiderio di fuga, che di espansione.  L’autonomia è anche importante ed  essenziale per la responsabilità personale; se non sappiamo vederci come esseri separati e differenziati, non ci assumiamo mai la responsabilità delle nostre azioni, ma continuiamo a considerare  le azioni dipendenti sempre in qualche modo dall’ambiente o dalle persone che ci circondano. Se incolpiamo gli altri per i nostri problemi, l’individuazione del terzo chakra non è ancora avvenuta. A questo punto dello sviluppo ci allontaniamo dai genitori interiorizzati, dai gruppi, dalla cultura di appartenenza ed iniziamo a definire la nostra vera personalità- Per essere individui bisogna osare, rischiare la disapprovazione. Molti non risvegliano questa parte, trascorrendo la vita ad inseguire strade di minima resistenza, cedendo la  forza della loro personalità a coloro da cui  si aspettano la definizione. L’Io rappresenta e organizza la divisione tra conscio ed inconscio e stabilisce l’orientamento della nostra energia. Afferma chi siamo, dichiara cosa facciamo al mondo. L’obbedienza di cui sopra ci solleva appunto dall’assumerci tale responsabilità e questo ci  fa agire sempre all’ombra degli altri.  Quando l’autostima è bassa e la volontà spezzata, quando la vitalità è carente, il terzo chakra collassa, il corpo non ha il combustibile necessario per muoversi.

Il demone di questo chakra è quello della vergogna, maggiore è il senso di vergogna, minore è il senso di potere che avvertiamo. La vergogna riguarda gli istinti di base che vengono tenuti sotto controllo dalla mente, provocando un’attenzione eccessiva ai pensieri piuttosto che agli istinti.  L’ipercontrollo provoca o può provocare la vergogna, nel momento in cui agisce sotto l’impulso di uno schema che condiziona il libero fluire della spontaneità e dove domina il bisogno di riconoscimento altrui e la loro approvazione. Potremmo definire il blocco in questo chakra come un intasamento nella capacità di autodefinizione a discapito di una definizione dipendente dall’esterno. Molto spesso il blocco è nato nel momento della separazione del bambino dalle  figure genitoriali, o perchè non è stato sufficientemente rassicurato o perchè ne è stato protetto troppo e non ha sperimentato l’agire in modo libero e spontaneo.  Quando il bambino cresce, decide quali impulsi dei chakra inferiori (Istintività e Piacere) attivare e quali no, sviluppando così la sua identità. Le istanze energetiche che lottano in questo periodo sono quelle del trattenere e lasciare andare, il cui risultato forgia la personalità o si fonde in caso contrario con il senso di vergogna. Molto spesso con forti condizionamenti la regolazione continua a dipendere dall’esterno e si protrae con lo stesso meccanismo  anche nell’età adulta. Rollo May a tal proposito afferma :” Se la volontà rimane contestata, rimarrà dipendente da ciò che contesta”.  Se il diritto di agire viene negato al bambino, ne viene compromessa l’affermazione di se stesso o assertività e la sua autonomia.  Lo sviluppo si blocca in uno stato di sottomissione e succede o di trattenere in modo rigido o di lasciare andare con eccessiva facilità. La volontà una volta indebolita, mina il senso di responsabilità e il terzo chakra diviene carente di energia.  Se invece la volontà del bambino viene assecondata in modo eccessivo e non trova confini,  ha come conseguenza un senso smisurato di potere personale.  Nella vita adulta queste persone cadranno prede di oscillazioni frequenti, tra un senso di superiorità e uno di inferiorità molto labili. Saranno individui privi di contenitore, con l’aspettativa di essere eternamente soddisfatti, ma saranno anche privi di una disciplina interiore. L’antagonismo tra questi due blocchi genererà un’ inibizione, creando una struttura di personalità o troppo tollerante (quando il controllo è stato abnorme) o troppo resistente. 

L’accondiscendenza ovviamente si rafforza nel momento in cui permette l’espressione di qualità ben-volute dall’esterno; in genere la persona è affidabile, capace di tollerare (anche a discapito delle sue esigenze), di reggere le crisi, ma proprio per questo non se ne allontana quando questo clima situazionale nuoce alla propria vita. L’aggressività non espressa rimane in modo ambivalente accanto a sentimenti di tenerezza. Il timore maggiore di questi individui è pertanto l’umiliazione, la critica, ovvero l’attacco di vergogna, per questo si sentono costretti a “tenere dentro”. Il loro corpo è spesso largo e denso, la testa è bassa e il terzo chakra non a caso, infossato. L’energia è intrappolata e la persona è incapace di rilasciarla; non solo, di frequente il soggetto non è in grado di percepire ciò che vuole perchè da troppo tempo ha perso l’idea del diritto di chiedere. La vita è vissuta alla stregua di una serie infinita di doveri ed obblighi a cui si sottomettono con rassegnazione e rancore. Per questo l’espressione di questi sentimenti insieme a quelli di tenerezza quanto quelli di rabbia, diviene un segno di proattività.

Il senso di vuoto che ne scaturisce innesca ancor di più una forma di dipendenza dall’esterno, sia in cose che in persone che assumono un’autorità decisiva, mentre manca un’autorità interiore quasi del tutto.  Per capire questo processo occorre domandarci chi fosse l’autorità maggiore durante l’infanzia o con quale mezzo esercitava quest’autorità, se attraverso la punizione e quale punizione. Quali sentimenti suscitava e se l’obbedienza era dovuta al rispetto o alla paura. Ancora oggi l’autorità interiore può essere conformata da qualcuno.  Molto spesso la paura fa regredire al primo chakra e il comportamento che ne consegue è una reazione più che un’azione, in quanto è tesa più all’evitamento della punizione.

L’energia in eccesso invece può creare delle personalità iperattive, impegnate in mille situazioni affinchè l’energia possa essere scaricata. La mente viene impregnata di una volontà ferrea che compromette l’ascolto del corpo e dei suoi bisogni, negando ancora una volta le necessità emotive

Gli eccessi del primo chakra riguardano un’abbondanza di potere e di energia, sebbene compensino sensazioni di potenza sminuita o non riconosciuta.  L’attaccamento al potere può facilmente trascendere in un ossessione al controllo e un rinforzo improprio dell’autostima. L’autostima che viene costruita è molto spesso la copertura di un falso Sè che deve essere nutrito dall’approvazione altrui. Pertanto la persona sarà sempre piena di impegni e sempre in moto con una iperattivazione e un senso del dovere molto rigido. Sarà  perciò facilmente preda di fatica cronica come conseguenza del passaggio da un eccesso ad una carenza di energia del terzo chakra. Il soggetto sarà dominato da una volontà altrettanto rigida, che non è segno di una volontà forte quanto di una compensazione che nasconde una profonda fragilità. Non di rado queste personalità hanno scoppi di rabbia incontrollata appunto o si ritirano a seguito nella paura.  Il controllo non è solo su di sè, ma anche sugli altri e sulle situazioni.  I soggetti possono essere raffigurati come aggressivi, irosi, gonfiati o  come il manager che tende a controllare le situazioni, ossessionato dalla cura del dettaglio e dal perfezionismo. Anche il controllo del proprio corpo è spesso un segno di un eccesso nel terzo chakra; i ballerini, gli atleti, chi si allena con i pesi, i corridori, coloro che sono ossessionati dalle diete e portano il loro corpo a livelli eccessivi, trattano il corpo come una macchina. Non conoscono o amano superare i limiti fisici, sottoponendosi ad un regime irreprensibile.  Il loro ego si sviluppa all’esterno attraverso una corazza con cui sostituiscono la struttura dell’identità che non sanno trovare interiormente.  Possono chiudere il secondo chakra per l’assenza di sentimento, impedendo al quarto una connessione e al quinto l’espressione. Il bisogno di potere calpesta valori come l’amore per se stessi, la compassione, la pazienza e la comprensione.

La carenza invece si manifesta con la mancanza di vitalità e autodisciplina, volontà debole, poca spontaneità. I soggetti possono essere facilmente manipolati dagli altri e spesso si sentono delle vittime.  Seguono le regole, la sicurezza. Paura, colpa, vergogna, dominano il terzo chakra, la paura contraendo l’energia di base, mentre  la colpa blocca il fluire del movimento, così chè l’energia nel terzo chakra è molto poca, in quanto viene limitata prima che vi arrivi.  Mancano di aggressività verso l’esterno nel senso di una totale insufficienza di assertività, lasciano che siano gli altri a guidare le loro azioni e sono spesso compiacenti. Per questo le loro personalità rasentano la passività . Si isolano talvolta,  tagliandosi ancora più fuori dall’energia prodotta dal resto del mondo.  Così come sono sovente pigri e rinunciatari, avendo scarsa autostima.

Per equilibrare il terzo chakra occorre lavorare su due livelli: l’energia deve essere presente nel corpo, quanto essere anche diretta verso l’esterno. Domandatevi quali sono le attività che vi riempiono di energia e quali sono quelle in cui vi sentite prosciugati e concentratevi sulle prime, cercando di eliminare le seconde. Non fuggite davanti le sfide, perchè sta nell’affrontarle che recuperate quell’energia, aumentate anche l’energia fisica, la resistenza, o se è in eccesso, cercate di lavorare sugli altri chakra . E’ molto importante opporsi agli abusi di potere subiti e portare a termine i compiti iniziati, assumendosi la responsabilità delle proprie azioni.  Chi ha un eccesso  ha bisogno di rilassarsi, di lasciare andare il controllo: utile potrebbe essere sviluppare la meditazione guidata o praticare lo yoga, aumentando oltre al rilassamento anche la flessibilità.

Occorre rinunciare ad essere attaccati alla sicurezza, rinunciare a volere che tutto sia assicurato in anticipo e accettare che si possa essere criticati o che si possa fallire. Per combattere il demone della vergogna, il ritorno e il recupero del ricordo dell’infanzia se guardato ora con indulgenza, può sciogliere i nodi che hanno generato quel blocco.

Dott.ssa Rebecca Montagnino

BIBLIOGRAFIA

A.Judith-  Il libro dei chakra

 

 

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