What you see is all there is

“The more I see, the less I know for sure” J.Lennon

WYSIATI è l’acronimo per il bias cognitivo tradotto con “tutto ciò che vedi è tutto quello che c’è” , introdotto dal premio Nobel Daniel Kahneman nella sua opera “Pensiero lento e pensiero veloce“. In questo libro ci mostra attraverso una serie di esperimenti, con quale fallacia e velocità prendiamo le decisioni, senza valutare correttamente in anticipo le loro conseguenze.

La sigla si riferisce al fatto che generalmente giudichiamo e prendiamo le nostre decisioni con i dati che abbiamo a disposizione, considerando quindi solo quelli memorizzati dal passato fino a quel momento. In questo procedimento omettiamo perciò una serie di domande e di dati in modo inconsapevole, dando invece per scontato nella mente conscia di conoscerli. “Le persone si formano opinioni e compiono scelte che esprimono direttamente i loro sentimenti e la loro tendenza a affrontare o evitare, spesso senza esserne consapevoli”

Precedentemente sempre parlando degli errori che commettiamo valutando qualcuno o qualcosa attraverso il filtro della prima impressione, avevo postato un video in cui un ragazzo si sente respinto da una ragazza, che comprendiamo in seguito essere una ragazza sordo muta e che ci fa vedere come tendiamo a giudicare in modo erroneo il comportamento altrui. Molti di noi avrebbero probabilmente frainteso allo stesso modo, avvalendosi del giudizio di quello che avviene più sovente e di quello che magari concerne una loro precedente esperienza. Questo bias dimostra come a volte una semplice espressione facciale o una serie di preconcetti immagazzinati che usiamo come criteri di riferimento, siano fuorvianti e non sufficienti a darci un’idea più realistica delle cose. Solo che non ci accorgiamo di quanta approssimazione usiamo nel giudizio e con quanta “presunzione” pensiamo di sapere più di quello che sappiamo. I dati a nostra disposizione infatti vanno a costruire una storia anche di quelle parti mancanti traendo conclusioni, rendendocela inconsapevolmente e per facilità “coerente”. Un pò come avviene per i sogni in cui aggiungiamo e leghiamo parti poco chiare o mancanti senza averne consapevolezza. Siamo poi portati a riporre eccessiva sicurezza nelle nostre intuizioni, riponendo in esse troppa fiducia specie quando siamo di buon umore o stanchi, evitando così uno “sforzo” cognitivo.

“Siamo ciechi all’evidenza e siamo ciechi anche alla nostra cecità” D.Kanehamn

Che cosa avrei bisogno di sapere prima di farmi un’opinione su qualcosa o qualcuno?

Il cervello lento e il cervello veloce si riferisce alla divisione del cervello ben nota nelle neuroscienze, nel marketing, come nell’economia comportamentale in cui c’è un cervello che crea un pensiero rapido per le decisioni, definito appunto da Kahneman sistema 1- pensiero veloce e fondamentale in passato ai fini dello sviluppo umano ed un cervello lento definito sistema 2 in cui invece si usa maggiormente la riflessione. Il primo agisce d’impulso senza sforzo e fuori controllo proprio perchè si attiva nelle situazioni d’emergenza in cui non abbiamo molto tempo per decidere, il secondo opera su richiesta e richiede maggiore sforzo. Inoltre il sistema 1 agisce di più sul comportamento quando il sistema 2 è indaffarato e abbassa così l’autocontrollo. E’ così che accade ad esempio quando mangiamo compulsivamente, facciamo acquisti inutili, perdiamo tempo davanti la tv. “I meccanismi del sistema 1 preposti a trarre un senso della realtà ci fanno apparire il mondo più ordinato, semplice, prevedibile e coerente di quanto non sia davvero . L’illusione di avere capito il passato alimenta l’ulteriore illusione di poter prevedere e controllare il futuro. Queste illusioni sono confortanti” , afferma Kahneman.

Chiaramente l’optimum sarebbe l’uso di entrambi ovvero operare una sincronia dei due emisferi, riflettendo sulle decisioni da prendere o vedendo le cose ad ampio raggio o più lungo termine. La velocità con cui viviamo tende infatti a farci vedere le cose a breve/medio termine limitandoci nella possibilità di analizzare bene le conseguenze delle nostre azioni. I pensieri più lenti ci aiutano quindi a ragionare, quelli più veloci possono farci sbagliare, in quanto tendiamo a sopravvalutare le nostre conoscenze sul mondo e a sottovalutare il ruolo del caso negli avvenimenti. Tendiamo eccessivamente a credere perciò di prevedere il futuro, a considerare il mondo un luogo più sicuro e i nostri obiettivi più conseguibili, creando così un’eccessiva e ottimistica sicurezza e correndo perciò più rischi. Chiaramente l’ottimismo permette di persistere e restare determinati e focalizzati su un nostro obiettivo da un lato, dall’altro il persistere a volte diviene incapacità di cambiare strategia anche quando la situazione ne dimostra a più riprese la sua fallacia.

Alcune nostre convinzioni non sono dimostrabili e le riteniamo realistiche solo perchè vengono condivise dalle persone a cui teniamo, al gruppo a cui apparteniamo e di cui pertanto ci fidiamo. “Siamo inclini, come la definisce lui ad un -illusione di controllo- : ci concentriamo su quello che sappiamo e trascuriamo quello che non sappiamo e questo ci rende troppo sicuri delle nostre credenze”. Ricordiamo inoltre che una volta che abbiamo adottato una strategia tendiamo a ripeterla, ad avvallare la teoria che sta alla base, escludendo gli aspetti contrari o contraddittori. Vedremo a seguito come due altri bias intervengono nelle nostre scelte, definiti “effetto alone” e il “cigno nero”.

Aggiungo due video uno dello stesso Kahneman in lingua originale che spiega il WYSIATI e uno in italiano che recensisce anche il libro

E tu ti sei mai trovato a capire che la decisione presa era stata troppo frettolosa o limitata dai dati che avevi a disposizione o che erano per te “famigliari”?

Rebecca Montagnino

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