SUBLIMAZIONE

Quando utilizziamo la parola sublimazione, sappiamo davvero cosa si intenda?

Il linguaggio psicologico è diventato un linguaggio di “dominio pubblico” sia relativamente alle conoscenze che ai termini usati, pertanto a volte le definizioni tecniche scostano un pò da quelle normalmente espresse. Il termine narcisismo ad esempio viene scambiato per l’aspetto vanesio della personalità, che è solo uno dei tratti del disturbo, minimizzando così l’entità del disturbo. L’uso inappropriato è ancora più marcato per le parole collegate ai disturbi o alle patologie, come la facilità con cui si usa male il termine bipolarismo, al posto di dualismo, o attacchi di panico per descrivere uno stato di agitazione. E’ importante per la nostra mente sapere cosa significhi ciò con cui ci definiamo, il rischio di ingigantire o fraintendere uno stato, di fatto quello stato poi realmente crea .

La sublimazione è uno di quei termini derivanti dalla psicoanalisi che viene utilizzato anche nella lingua corrente con una traduzione diversa dalla sua reale accezione. E’ in realtà un meccanismo di difesa anche molto sofisticato, il cui significato è la trasformazione di pulsioni aggressive, infantili o comunque non accettabili dal soggetto (o dalla percezione che secondo lui ne ha la società), in atti più costruttivi e bisogni più sani.

Il termine fu introdotto da Freud per definire un meccanismo di difesa che veniva agito volontariamente dal soggetto, una volta riconosciuti i suoi stati regressivi-pulsionali o conflittuali, che reindirizzava perciò in istinti più costruttivi. L’energia quindi non veniva soffocata o rimossa, semplicemente si spostava e veniva incanalata in modo diverso. Molti autori hanno parlato spesso dell’arte come del processo più in grado di trasformare (sublimare) gli impulsi o gli stati negativi. Di fatto sub-lime è un aggettivo che indica qualcosa che va oltre, spesso oltre il bello. Pensiamo ad esempio ad uno scrittore che usa la lirica per trascendere i suoi stati di sofferenza o ad un musicista che esprime e trasforma nella musica la sua delusione. Sappiamo quanto l’arte abbia aiutato comunque a sollevare Van Gogh dalla sua angoscia e dalla sua malattia, quanto la pittura sia stata per Frida Khalo la fuga dal suo corpo dolente. L’arte non a caso viene usata come terapia ed è il processo di sublimazione che permette questa trasformazione.

Il termine deriva dalla fisica ed indica, non a caso forse, un processo per cui una materia viene trasformata dallo stato solido a quello gassoso, dal grezzo/istintivo cioè all’etereo. L’angoscia perciò nel caso della persona, invece di restar tale, viene spostata in qualcosa di catartico per chi la esperisce, che riesce attraverso quest’atto di vulnerabilità, a nobilitarla rendendola universalmente condivisibile e comprensibile da chiunque. Questo spiega perchè a volte sentiamo l’arte e riusciamo a sentire il pathos di chi l’ha composta; non è solo una questione di forme come nell’arte figurativa, o di melodie come nel caso della musica, è un processo inconscio in cui l’anima coglie per risonanza il sentito del suo autore. Pensiamo a quanti artisti hanno saputo rendere leggibile questo stato, quanto l’hanno resa un’esperienza condivisa e probabilmente quanto abbiano trovato attraverso la bellezza un modo per sconfiggere o andare oltre il proprio malessere. Non è solo un processo catartico per chi crea, diviene catartico anche per chi ne viene coinvolto come semplice fruitore.

Questo termine continua da sempre a toccarmi profondamente; se rifletto su come qualcosa che fa male può librarsi e diventare altro, fino a trasformarsi in qualcosa di buono o di bello, mi sembra uno dei meccanismi più incredibili che l’uomo possieda. E’ un’abilità straordinaria, una risorsa che dimentichiamo, quando divulghiamo la psicologia. E’ un atto curativo e creativo allo stesso tempo, capace di lenire le nostre angosce, trasformando lati che da difetti diventano risorse. Assieme al link che mi ha dato la fonte d’ispirazione per questo post e che allego di sotto, una domanda: avete mai pensato a sublimare invece di subire qualcosa che vi fa male, vi angoscia, vi rende rabbiosi e se si, come sublimate la vostra parte oscura?

https://lamenteemeravigliosa.it/sublimazione-reindirizzare-le-nostre-ansie

Rebecca Montagnino

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *