QUASI ..AMICI..

Cosa significa” essere amici” e cosa lo distingue dall’essere “conoscenti”?

Un tempo questa distinzione era chiarissima, all’amico si facevano le confidenze più intime, si passava del tempo insieme,  condividendo idee ed eventi.

Oggi sono tutti amici: tutti i contatti che si hanno su Facebook hanno questa definizione. Pure quelli che non si conoscono e magari non si incontreranno mai. Che non è un problema, il fatto è che si dimentica che sono appunto contatti. A volte vengono scambiate sul web quelle confidenze che a voce non si ha più tempo di dire, o peggio ancora, si dicono più facilmente perchè protetti dallo schermo.

Anni fa ho seguito una conferenza di Z.Bauman all’auditorium che riportava dati di una ricerca per cui  il numero crescente di amici su facebook, era inversamente proporzionale al grado si solitudine.  Anche perchè se si passa il tempo a leggere e rispondere alle notifiche,  non si ha inevitabilmente meno tempo per uscire e parlarsi  dal vivo?

Non solo …egli aggiungeva il dato aberrante di contatti cancellati. Sempre un tempo per cancellare qualcuno dalla propria vita bisognava assumersi il coraggio e la responsabilità di dirglielo in faccia,  oggi basta un gesto. E un tempo ancora più lontano i motivi per estraniare qualcuno dalla propria comunità, era un fatto grave e pertanto veniva agito solo in circostanze molto gravi e serie.

Basta un click…e quella persona scompare. Si viene accettati da chiunque con rapidità e con la stessa rapidità si viene espulsi.

Io noterei il linguaggio usato su Facebook:  incontrare è un verbo che implica l’atto di  vedere qualcuno, non un nome che appare sulle notifiche; il parlare o conversare implica uno scambio di comunicazione vis à vis, non lo scrivere su una tastiera.

Ricordiamoci inoltre che la comprensione del contenuto verbale è solo il 7% della comunicazione, il restante viaggia su canali paraverbali o non verbali, i quali  sono l’93% e vengono purtroppo persi sul web. Facile che nascano fraintendimenti…

Eppure gli iscritti sul pianeta  Facebook si moltiplicano e diventano epidemici. In questo mondo logorroico che è tutto tranne che conversazione vera, si dimentica troppo spesso lo scopo con cui è nato ..ai meno ferrati rimando e consiglio di vedere il  film “Social Network”.

Le parole, le frasi, gli aforismi, le canzoni, le foto, le segnalazioni di quello che si sta facendo e dove e con chi e a che ora ( e cosa si sta mangiando??????) si moltiplicano all’impazzata, senza più un senso di normale ed umano pudore che in genere vorrebbe che ci si chiedesse ” ma a chi caspita interessa quello che sto scrivendo?”..e invece interessa, si diventa voyeur, morbosamente attaccati a leggere le notifiche, mentre il mondo fuori continua scorrere a propria  insaputa; ci si lascia,  si indaga su chi fa cosa; sulle persone che si vorrebbero dimenticare; ci si impegna in questa ossessionante  ricerca  tanto da poter vincere un premio di investigazione privata.

Il dramma è che la proliferazione di questi meccanismi malsani aumenta ed ora sul prossimo manuale di diagnosi psichiatrica ci sarà il disturbo di dipendenza dalla lettura di notifiche su Facebook ( non è fantascienza, anche se  mi piacerebbe pensarlo).  Esistono  persone che non possono stare più di tanto su un aereo senza smaniare per sapere cosa sta accadendo su Facebook in loro assenza, ce ne sono altre che vedo camminare per strada alienate sul loro telefono o che stanno a cena scorrendo le notizie più che guardando gli altri commensali.

Il danno maggiore avviene però nella personalità, laddove si può costruire un’identità senza bisogno di confermarla dai fatti, ognuno può diventare qualsiasi cosa, vestire i panni di qualsiasi persona, mascherarsi di false sicurezze quando invece la sfiducia in sè  è cronica. Si può mentire fino a non rendersene più conto. Questo è altamente patologico, primo perchè avviene al di fuori della coscienza e secondo perchè permette di immedesimarsi in false identità, che in un momento storico dove già questo rappresenta il problema più acuto della società, rischia di far peggiorare tutti i disturbi che hanno a che fare con il narcisismo ( e sono troppi già così)…

I genitori diventano abili controllori delle pagine dei figli, quando non arrivano a chiedere la loro amicizia, protraendo quello stato malsano dove si perdono i naturali confini dei ruoli famigliari..ma in fondo come condannare i genitori quando i figli sono meno che adolescenti e quando nel mondo accade di tutto?

il problema è che questo ingenera sfiducia e menzogna, due mali che all’interno delle relazioni creano dei danni sufficientemente enormi.

In Usa un matrimonio su cinque che finisce è legato da…”.letture mal interpretate” su Facebook

L’amicizia e i rapporti umani sono fatti di vita reale, di momenti condivisi, di scambio di idee, di abbracci veri, di “bacioni” dati e non scritti, l’amicizia è il luogo dove sperimentare la sollecitudine...parola meravigliosa che ho ritrovato su un libro la settimana scorsa; mi ha quasi commossa, è diventata ahimè desueta. Significa “chi si prende cura o pensa agli altri”. Per far questo occorre uscir fuori dal web e quell’abbraccio darselo sul serio, anche con il rischio di soffrire e di osare  essere se stessi…

Non dico che Facebook sia lo strumento del diavolo, tutto dipende sempre da come viene usato..se usato con consapevolezza è uno strumento utile e divertente, sennò si corre il rischio che lui usi noi a nostra insaputa e che perdiamo i contatti con il mondo reale.

Se usato per dare informazioni, condividere pensieri profondi, diramare notizie velocemente, creare eventi, sentire persone lontane, ritrovare persone significative di cui abbiamo perso le tracce, è uno strumento meraviglioso.

 

Rebecca Montagnino

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3 risposte

  1. mr.crocodile ha detto:

    Sono perfettamente daccordo. Sono iscritto a FB e ho un discreto numero di “amici” ma ultimamente lo uso pochissimo. Mi da fastidio che troppo spesso i miei pensieri possano essere letti da chi non dovrebbe mentre a chi sono diretti potrebbero non arrivare. E mi spaventa vedere che ci sono persone che compulsivamente si trovano rinchiuse in una sorta di droga da notizie e post. E poi ho in effetti sperimentato questa semplicità con cui un “amico” ti può chiudere la porta in faccia in modo digitale…

  2. lacicogna ha detto:

    Ho fatto facebook “in ritardo” rispetto alla sua esplosione sul web. Ero in erasmus, e per la prima volta ne percepivo la bellezza oltre che lo squallore (che fino a quel momento mi aveva sempre scoraggiato dall’entrarvi, nonostante gli inviti che puntualmente ricevevo…): diventava infatti un modo efficace per entrare in contatto con la realtà in cui mi immergevo, e allo stesso tempo mi permetteva di lasciare aperta una finestra di scambio con il mio mondo in quel momento lontano. Da quel momento sono stata sempre bonariamente sfottuta per essere “noiosa”, non abbastanza “presente”, per non aggiornare il mio profilo in modo sufficientemente interessante. Evidentemente, non ho mai imparato a usarlo per quello che il 90% del popolo facebookkiano apprezza, che qui trovo riassunto così bene nella parola Narcisismo. Quant’è noioso scorrere le notifiche. Quanti lamenti, quanta gioia superficiale, quanta omologazione nel linguaggio. Nelle ultime macchinette fotografiche digitali che si vendevano (prima del definitivo dilagare degli smartphone) era persino comparsa un’inedita funzione CIBO!
    Mi chiedo se tutto questo vedere le vite degli altri non serva solo, il più delle volte, ad aumentare il nostro livello di frustrazione, piuttosto che ad aiutarci a tessere una rete che sarebbe così ricca di potenzialità.

  3. danilaurora ha detto:

    Secondo me, facebook viene preso troppo seriamente, quando viene sostituito alla realtà: è bello potersi comunicare a distanza e sapere che l’altra persona è a un click da te, specialmente quando vive in un altro paese, però, però è esagerato quando lo si vive come il mezzo più fattibile per stare insieme…
    Forse, grazie a facebook, c’è solo l’illusione di comunicare perchè siamo tutti talmente presi dalle nostre vite, dalle “cose nostre” che ci si ricorda delle persone fra uno spostamento e l’altro della città, nei tempi-morti, mentre si sta guardando la chat…
    Una cosa è certa: capire un’altra persona da un profilo, è fantascienza….già le comunicazioni face to face prevedono incomprensioni, sempre nell’eventualità che ci si ascolti – figuriamoci sapere quello che uno pensa, prova, è, attraverso due righe, escludendo i silenzi: vai in paranoia!! Roba che manco la portinaia del mio condominio entra così nello specifico…
    I rapporti interpersonali valgono molto di più di quello che possiamo pensare dell’altra persona…quello che pensiamo delle persone è una frase scritta senza un punto, con sbafi, cancellature e frasi riscritte, e pure male…nel dubbio, è meglio fare una telefonata.
    Per quanto riguarda il contenuto di facebook, mi viene in mente il film, il mago di oz nella scena in cui doroty chiede allo spaventapasseri come fa a parlare se non ha un cervello e lui le risponde che non ne ha idea… “c’è un mucchio di gente senza cervello che chiacchiera sempre…” dal 1939 questa cosa non credo sia cambiata: facebook l’ha solo resa più visibile…! Poi, ognuno ha il diritto a dire la sua e viceversa per chi legge….
    Ciò che poi raccontiamo su facebook sia a noi che agli altri, può essere vero in parte, ma, se è troppo distante da noi, è come se c’è sempre qualcosa che nella vita che sfugge… Tutte le verità vengono a galla… a prescindere che noi le vogliamo vedere o meno…è questione di tempo.

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