CONFRONTARSI: DUE PESI E DUE MISURE

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Confrontarsi di per sè non è malsano, è un bisogno umano che come tanti altri aspetti della nostra vita oggi, viene vissuto agli eccessi: da un lato c’è chi non ritiene di doversi misurare con nessuno (autoreferenziato) e chi invece è maniaco di continui confronti con gli altri. Questo secondo estremo è chiaramente causato molto dall’ attuale e recente fenomeno di abuso di social, dove la continua comparazione con le vite degli altri, diviene fonte di condizionamento inconscio e spesso di patologia.

IL CONFRONTARSI “SANO”.

Il confronto con gli altri si sviluppa già da bambini per duplice bisogno: riconoscimento e appartenenza. L’individuo cerca di capirsi, quindi di conoscersi, attraverso il rapporto con i suoi pari che fungono da specchio. Serve perciò a scopo evolutivo ad autovalutarsi, a comprendere dove siamo, come siamo e a cercare modelli di ispirazione per migliorarsi. Come dire: come sei tu’ io invece sono così (affermazione della propria individualità)/ se tu fai bene questa cosa, posso imparare a farla meglio anche io (coping o modeling).

Non a caso nell’ambito della crescita personale, il modeling con personaggi dalle vite importanti, viene molto utilizzato. Film e libri su persone che hanno segnato la differenza nel mondo sono porte aperte per ispirarci ed elevarci. Chi ha fatto esperienze di gruppo sa bene quanto sia prezioso lo scambio che avviene con gli altri, è un modo per vedere ciò che non riusciamo a vedere di noi stessi da soio; il confronto avviene di continuo perchè ascoltare già implica l’attivazione di un processo di risonanza interiore. Gli altri divengono uno specchio e l’affermare davanti la presenza di qualcuno ciò che si prova, è una sensazione molto diversa di sentire e parlare solo con il proprio Io.

Apprendiamo da loro inoltre convinzioni, modi di pensare, ne osserviamo e magari seguiamo slanci che hanno permesso loro di compiere qualcosa di più nobile nella loro e altrui esistenza. In questo caso la confrontazione è sana, anzi è fonte di nobilitazione. Serve anche ad avere punti di vita diversi e aiutarci nel problem solving.

CONFRONTARSI PER ELEVARSI. Paragonarci agli altri, alle loro sofferenze, allo stoicismo con chi combatte realmente nella quotidianeità, è sempre stato un modo per limitare la nostra autocommiserazione e darci quella smossa per uscir fuori dalle nostre confort zone. Aiuta ogni tanto ricordare chi sta peggio, un pò perchè magari ci potrebbe far apprezzare maggiormente ciò che abbiamo e diamo per scontato. Se altri hanno il coraggio/audacia nato dalla disperazione per compiere certe imprese, le nostre possono trovare la stessa spinta. Siamo tutti esseri umani in fondo. Possiamo scuoterci perciò anche noi; anzi proprio perchè le nostre condizioni sono spesso più facili, lo dovremmo fare.

Come accadeva durante ad esempio la pandemia in cui lo stare a casa con tutti gli agi che avevamo, veniva paragonato ai tempi delle guerre. Sarebbe potuto servire a molti quel periodo, per smetterla di frignare ed armarsi semplicemente di maggiore pazienza e tolleranza invece che compararsi a situazioni di reale drammaticità. Sarebbe e potrebbe ogni giorno aiutarci a perseguire questa deliberata tendenza del mondo occidentale, che scivola per un niente in un vissuto di frustrante vittimismo.

Il confronto diverrebbe in tal caso un modo per relativizzare e sdrammatizzare le nostre esperienze: solo attraverso il paragone con le vite altrui abbiamo un’idea completa del contesto, in mancanza non abbiamo che una vaga idea di cosa sia il mondo e rischiamo pertanto di perderci dentro. O meglio di perderci dentro un bicchiere d’acqua che percepiamo come una fontana.

COSA IMPLICA CONFRONTARSI . Innanzitutto ascoltare gli altri. Imparare a metterci da parte, arginare il proprio Io, aumentare la nostra empatia, sentendo l’entità di ciò che gli altri sentono. Rimpicciolire proprio quell’Io un pò troppo ingombrante e invadente a volte..

Soprattutto serve a mettersi in discussione. Fintanto che manca la comparazione con un campione più grande e veritiero, restiamo o le povere vittime o gli unici dei dell’Olimpo e autoreferenziati, da lassù perdiamo facilmente il contatto con la realtà,

Nessuno se restiamo fermi sul nostro unico punto di vista può dirci niente, criticarci, ostacolarci nella percezione che abbiamo delle cose o semplicemente mostrarci la fallacia di certi ragionamenti. Per tale scopo dovremmo persino avere un gruppo di pari quanto un gruppo di dispari nella vita, cioè avere l’opportunità di frequentare chi la pensa diversamente, abituarci cioè al contraddittorio: lo scontro che nasce da tale confronto infatti può diventare una preziosa occasione di crescita. Invece spesso cerchiamo amici come noi e partner che ci diano sempre ragione. In questo modo dove sta il confronto e anche l’emancipazione?

IL CONFRONTO PATOLOGICO.

E poi esiste l’altro confronto: la smania di leggere incessantemente dai social quello che gli altri fanno, quelli che gli altri mangiano, quello che gli altri indossano. Ricamiamo idee su questo a non finire, infinite considerazioni che attivano invidia e negatività, osserviamo quel benessere finto, sapendo che è finto per sentirci paradossalmente alla fine sempre meno. Meno interessanti, meno richiesti, meno realizzati, meno magri, meno belli, meno ricchi, meno fortunati, con meno like, meno follower e ci sforziamo di essere diversi da ciò che siamo solo per appianare quello che viviamo come un divario inarrivabile. Costruiamo nuove identità che finiscono con il paragonare tutto; identità di perenni insoddisfatti dalle vite infelici, immaginando quelle altrui sempre migliori.

Ci nutriamo in ogni momento del giorno dell’apparente benessere di chi seguiamo, pensando il loro sia l’unico modo per stare bene: se ho tutto questo (come loro) sono una persona felice e libera, non realizzando invece, che è proprio questa la catena che ci rende schiavi.

Questa crosta di invidia non solo non se ne va più, si autoalimenta e diventa spasmodica : qualsiasi cosa vediamo viene paragonato con noi, con il rischio che l’Io diventi narcisista e gigantesco ( in fondo è quello che sta già accadendo più o meno consapevolmente).

SOCIAL-MENTE APPROVATI! I social hanno generato questa compulsione al confronto che per forza di cose sfocia in uno dei disturbi psicologici più diffusi oggi: quello di approvazione. Dalla famiglia ai social si crea una bomba atomica che esplode nella nostra personalità e diviene la droga più richiesta. Più la usiamo e più ne abbiamo bisogno come per tutte le dipendenze: sono solo quando gli altri mi dicono che esisto, accade solo se posto, mi riconosco quando sono sui social, quando aumenta il numero di follower o amici.

Quando così il confronto non è più scambio di personalità originali, ma si trasforma in omologazione che è la morte dell’individualità intesa nel suo senso più bello e sano. Il confrontarsi oggi assume così un senso diverso: una mania, una compulsione al misurare sempre cosa ha in più l’altro, a valutare se si ha abbastanza, a competere, modificando talvolta anche senza averne più consapevolezza e controllo la propria personalità.

E’ nato in tal modo un bisogno ossessivo di vivere e fare esperienza non per il piacere di farlo, ma per presenzialismo e per esibire agli altri la propria vita. Esibire ogni parte di sè, perchè solo così si sente di esistere e anche se si è presenti con gli altri, persino mostrando interesse, è spesso per affermare la propria persistenzami interesso a te al fine che tu consideri me.

Ogni atto viene iperselezionato per soppesare se la nostra rincorsa procede sempre a nostro vantaggio, a nostro proprio favore, con un incessante senso di rincorrere qualcosa, qualcuno, un’idea/ale di ciò che si vorrebbe essere. Il confronto in tal modo allontana dalla vera natura di quello che vorrebbe semplicemente rappresentare: un bisogno di sentirsi parte del mondo, trasformandosi in un bisogno di essere Speciali per quel mondo. Tutto ciò ovviamente genera malessere perchè quel punto d’arrivo è irraggiungibile. Nel frattempo tutto si eleva, si amplifica e si sfuma in idealizzazioni su quanto fortunato possa essere l’altro, alimentando un’invidia corrosiva, annesse crisi di inadeguatezza, sentimenti di disprezzo e di astio per chi si considera avente qualcosa in più.

Si finisce oltre a coltivare tali sentimenti che provocano frustrazione e insoddisfazione, ad avere una visione del mondo poco realistica e poco vicina alla vera natura della persona che si ha davanti. Il confronto diviene così la parte patologica della medaglia, è la corsa al lo voglio anche io, seppur realmente non lo si vuole nemmeno. Diviene un gioco di esibizionismi, sentimenti negativi, stati di ansia crescenti.

Si è perso così un pò alla volta il senso della misura, tutto è diventato”fuori misura”, passando dall’autoreferenzialità totale alla mania del paragonarsi. Come affermava Galilei: “Misura ciò che è misurabile e rendi misurabile ciò che non lo è”. E’ quindi importante per limitare questa deriva divenirne consapevoli e mantenere sempre il proprio centro!…Perchè, se ai posteri largo la sentenza della società di oggi, a noi il compito imbastire la trama.

Rebecca Montagnino

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