OGNI SCELTA IMPLICA UNA RINUNCIA

Non si torna indietro, per questo è difficile scegliere. Devi fare la scelta giusta, ma finchè non scegli, tutto resta ancora possibile” dal film Mr NOBODY

Se vogliamo riflettere sul concetto di scelta, Mr Nobody è uno dei film che più si presta alla sua visione multiforme. Cosa faremmo se fossimo in grado di conoscere le conseguenze future delle nostre azioni? Con molta leggerezza ci sbatte in faccia una grande verità: ogni scelta che compiamo crea qualcosa che resta indissolubile, in quanto il nostro tempo va solo avanti. Esemplificativa a questo proposito per chi lo ricorda, la scena in cui il bambino mischia due cibi insieme; quello che amalgama non può più essere separato, diviene un tutt’uno.

Per quanto non ci piaccia e fatichiamo ad accettarlo, quando scegliamo simultaneamente stiamo rinunciando a qualcos’altro. Per quanto operare una scelta possa essere vissuto con malessere e disappunto (ansia di responsabilità?), apporta in realtà anche dei benefici importanti al nostro sistema interno. In primis ci obbliga a dare delle priorità a seconda dell’importanza che riveste per noi ciò che scegliamo; significa che tra due o più cose, situazioni, dobbiamo scartarne una. Ed è qui che sorge il problema; ci siamo abituati, da brava società capricciosa e materialista, a voler tutto, subito, sempre, senza dover rinunciare a nulla. Sentiamo di avere il diritto di soddisfare ogni desiderio senza tenere conto del contesto o dell’altro, del momento come delle conseguenze. Tra due cose, le vogliamo entrambi, vogliamo stare in più posti allo stesso tempo, dormir poco senza avere sonno, mangiare senza ingrassare, perder tempo ottenendo comunque gli stessi risultati, avere un partner ma non compromettere minimamente ciò che ci piace fare, comportarci male senza pagarne le conseguenze. In definitiva essere liberi ma essere costantemente rassicurati.

IN UN ETERNO WONDERLAND

Perchè è un mondo fiabesco, quello in cui possiamo avere tutto senza perdere qualcosa. Questa visione deriva probabilmente dal nuovo modo di educare i bambini e di mostrar loro la vita. Nel passato un bambino sceglieva ad esempio un solo regalo a Natale, differentemente dall’infinita lista di desideri di oggi (una lista di nozze impallidirebbe al riguardo). Sceglieva sapendo che una volta fatta la scelta, c’era qualcosa a cui rinunciava. Optava quindi per quello che voleva di più e da più da tempo; oggi vuole quello e quell’altro, conscio che probabilmente riceverà entrambi.

Un bambino nella nostra società non fa nemmeno più delle scelte, viene anticipato addirittura nei suoi desideri, non deve nemmeno chiedere, nè sforzarsi di fare più di tanto capricci; ha un esercito di nonne, zii, cugini, vicini, colleghi di lavoro dei genitori, amici-zii, genitori che lo ingozzano di desideri esauditi. E in mezzo a questa grande abbuffata il suo desiderio non solo scema, ma perde di intensità. Si abitua, cosa peggiore, a pretendere di poter avere sempre tutto, ignaro completamente di alcuni concetti basici dell’essere al mondo: rinuncia, sacrificio, attesa. Anzi proprio a causa delle “rinunce ” e dei “sacrifici” dei genitori, che tanto li rinfacciano e che poi per paradosso usano come motivo per ingozzarlo della qualunque, lui ha perso la facoltà di decidere. Quando si ritrova costretto a farlo si sente perso; non ha costruito punti di riferimento interni, mentre quelli esterni sono effimeri ed eccessivi.

SI DICE CHE AD OGNI RINUNCIA CORRISPONDE UNA CONTROPARTITA …CONSIDEREVOLE.

Queste erano le parole di una canzone di Carmen Consoli che mi sono tornate in mente, mentre scrivevo questo post. C’entrano perchè quando analizzo il modo in cui le persone decidono e le aiuto a capire i loro processi mentali, non solo il concetto di rinuncia non viene preso in considerazione, ma quando lo è, c’è in genere una necessità di avere una certificazione di garanzia e di successo affinchè la propria scelta sia stata la migliore. Cioè le persone non scelgono finchè non hanno raggiunto una certezza, utopistica quanto meno, che non potevano fare di meglio (perfezionismo di scelta)

Visto dall’esterno realizziamo quanto questo ragionamento possa essere pericoloso perchè esclude in toto il concetto di priorità e di rinuncia. Soprattutto elude la responsabilità di scelta e l’ineluttabile verità che nulla può garantirci di avere successo. Anzi, a volte è necessario il contrario: dobbiamo sbagliare, commettere errori, fare cattive scelte per acquisire conoscenza e saggezza. Assumerci dei rischi, uscire dalla sensazione anestetizzante della nostra comfort zone.

Ed inoltre, dulcis in fondo, talvolta non c’è una contropartita considerevole, dobbiamo solo lasciar andare. Non ci sono premi e medaglie, anzi, l’unica soddisfazione la vedremo nel tempo, nel presente dobbiamo privarci di qualcosa solo perchè il male che ci fa supera il benessere immediato. Mi riferisco ad ogni abitudine maladattiva, ad ogni vantaggio secondario, a tutte quelle relazioni che, con onestà verso noi stessi, sappiamo essere tossiche.

LA SCELTA E L’ABBONDANZA . Uno dei motivi inoltre per cui ho deciso di scrivere su un argomento che mi ronzava nella testa da un pò, è stato anche il seguente articolo che linKo qui di seguito e che suggerisco di non perdere.

https://festivalpsicologia.it/argomenti/paradosso-scelta-abbondanza

La vita si vive nell’incertezza, per quanto ci si sforzi del contrario. Ogni decisione è condannata ad essere arbitraria; nessuna sarà esente dai rischi e assicurata contro insuccesso e rimpianti tardivi. Per ogni argomento a favore di una scelta, si trova un argomento contrario non meno pesante” L’arte della vita Z. Bauman

Sempre grazie a quest’articolo non solo ho riscoperto questo prezioso passaggio di Bauman, ma anche che l’etimologia del termine decidere deriva come quello di omicidio da “tagliar via”. Ogni scelta è quindi realmente un’eliminazione delle alternative possibili.

ECCESSO DI STIMOLI Stiamo assistendo da anni da un processo di accumulo di input da ogni lato, una sorta di bombardamento mediatico, tecnologico, relazionale, gatronomico. La nostra mente vaga incessantemente come quella di un dannato all’inferno, immersa nell’opulenza del consumismo. Passiamo come davanti all’infinito banco degli yogurt, dove ne abbiamo per ogni gusto ed esigenza: senza lattosio, senza glutine, senza frutta, greco, con cioccolata, senza zucchero. Comprarne uno significa ragionare ogni volta sulla scelta migliore, motivo per cui spesso ne prendiamo vari, per non far torto a nessuno. “Potrebbe servire, sono in offerta, così non li devo ricomprare la prossima volta”. Usciamo con il carrello pieno e così fa la nostra mente , diviene un carrello colmo dell’utile quanto dell’inutile, del prioritario confuso con il superfluo. O ancora non scegliamo proprio, restiamo immobilizzati davanti la moltitudine: ci sentiamo inondati dalla cosìdetta ansia di scelta.

La nostra attenzione è in tal modo costantemente sottoposta ad un mitragliamento di stimoli, di offerte, che innescano catene di desideri, sviluppando per paradosso (o come espiazione) disturbi dell’attenzione. Persino Netflix sta introducendo un sistema per permettere ai suoi utenti di dimensionare il tempo decisionale impiegato per scegliere cosa vedere la sera. Tutti noi abbiamo fatto esperienza sul decidere quale stanza prendere su Booking: talvolta richiede più tempo del week end breve che vivremo.

Il sociospicologo Roy F. Baumeister definisce il fenomeno, sempre secondo l’articolo, esaurimento dell’ego, con cui intende l’affaticamento di determinare scelte secondo volontà. Il processo decisionale attuale richiede infatti, senza che ne siamo consapevoli, un alto dispendio energetico, situazione sin troppo frequente all’interno della nostra giornata.

MELANGE DI RAZIONALE ED EMOTIVO. Le nostre scelte sono dettate sia dalla parte razionale che da quella emotiva, l’esito finale dovrebbe essere quindi un melange di entrambi.

La pubblicità da alcuni anni si è invece più spostata sul versante emotivo, avendo realizzato che questo predomina su quello logico quando dobbiamo operare una scelta. Quando decidiamo infatti si attiva la ricerca di gratificazione. Se quindi consideriamo che questo centro è sovra-stimolato, possiamo comprendere facilmente che la paura della rinuncia (paura come antagonista motivazionale del piacere) manda lo stimolo in cortocircuito. Paura e piacere si esasperano nel tentativo di ottenere la decisione migliore e al contempo a non commettere errori.

Si parla a tale riguardo di ansia da scelta; la vasta gamma di possibili gratificazioni e il senso di costante perdita di altro, provoca come conseguenza un senso di smarrimento e di insoddisfazione costante. Se consideriamo infine come le nostre scelte più che nostre sono orientate, manipolate e condizionate dalle opinioni altrui e dal bisogno di uniformarsi per raggiungere uno status, il caos diviene inevitabile. Spesso è proprio l’affievolirsi della volontà individuale l’esito finale, tanto che spesso mi domando dove si trova oggi il libero arbitrio e quanto siamo ancora in grado di contattare e scegliere quali sono le nostre reali priorità.

Rebecca Montagnino

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