LE NOSTRE PAROLE SONO ORMONI.

La nostra vita è il risultato del linguaggio che usiamo in ogni contesto, con noi stessi e con gli altri” Paolo Borzachiello

Finalmente quest’estate è uscito BASTA DIRLO il nuovo libro di Paolo Borzachiello, uno dei massimi esperti di intelligenza linguistica. “Finalmente” in quanto un libro che aiuta a capire la connessione e l’ importanza tra le parole e gli effetti che generano, nonchè una testimonianza scientifica per tutti coloro che ancora restano scettici sull’argomento. La semantica delle parole, ovvero il loro significato, è stata da sempre studiata e considerata assai rilevante per la formazione dei rapporti umani, come ad esempio si afferma in una delle opere più importanti sulla comunicazione: Pragmatica della comunicazione umana (P.Watzlawick , J.H Beavin. Don D.Jackson 1967): “Chi studia il comportamento umano passa dall’analisi deduttiva della mente alle manifestazioni osservabili nella relazione: il veicolo di tali manifestazioni è la comunicazione”

Nel libro Borzachiello si avvale come sempre delle recenti ricerche delle neuroscienze, elencando i principali bias cognitivi che stanno alla base del nostro modo di pensare. Stila, rendendo il libro anche una guida pratica, esempi di frasi che possono direzionare le nostre reazioni verso il benessere o verso il malessere, spiegando come impattano dentro di noi.

“Se c’è solo l’esperienza corporea , senza il pensiero, on possiamo parlare di emozione, perchè spetta al pensiero l’dentificazione del tipo di pensiero” Emozioni che fanno guarire, Dalai Lama

Se i nostri pensieri scatenano emozioni, le emozioni attivano a loro volta reazioni fisiologiche ed endocrine, perchè le emozioni sono la risposta ormonale a ciò che pensiamo; pertanto il nostro linguaggio condiziona concretamente la nostra e altrui psiche quanto il corpo.

L’ATTENZIONE ALLE PAROLE.

Le parole che usi dicono da dove vieni, le parole che scegli dove vuoi andare” P.Borzachiello

Tante volte mi è stato detto “per parlare con te bisogna stare attento a ciò che si dice”. Vero, in fondo abbiamo la facoltà di scegliere quali termini usare. La cosa che mi lascia sgomenta, è che dovremmo sempre e con tutti in realtà fare attenzione a ciò che diciamo, a chi lo diciamo, al modo in cui lo diciamo. Non solo con me perchè poi divento polemica sul malutilizzo delle parole! Le parole abbiamo visto possono essere armi, modi per motivare, consolare, plasmano l’immagine del bambino creando quello che sarà da grande: sono reattivi chimici nella nostra e altrui fisiologia. Afferma l’autore “il cervello è letterale, traduce quello che dici in neurotrasmettitori ed ormoni (responsabili del modo in cui stiamo) e questi si traducono in comportamenti”

Chiaramente coloro che sono addetti al lavoro nel campo della comunicazione, sviluppano una sensibilità maggiore verso le parole scelte, una propriocezione più profonda per cui sentono di fatto l’effetto dei termini adoperati, dei toni, dei non detti, per il reale significato che hanno. Questo processo avviene in ognuno di noi, la differenza è che non tutti ne sono consapevoli. Quante volte avete pensato e ripensato ad una parola o una frase che vi ha ferito pesantemente?

Da un recente articolo su Ted:

FISIOLOGIA DELLE PAROLE Un esempio ?

L’amigdala che vuole proteggerci da qualsiasi cosa possa minacciare la nostra sopravvivenza, inizia a mandare segnali al sistema endocrino, il quale inonderà il nostro corpo di ormoni e neurotrasmettitori adatti alla situazione, come la noradrenalina e il cortisolo, che soprattutto se mescolati tra loro, favoriscono alcune reazioni utili in un contesto di minaccia (reale o presunta)”. Borzachiello spiega ancora che noi reagiamo difronte a questi stimoli con un comportamento del tipo ” freeze, fight or flight” che scatta in meno di 300 millesecondi! Il corpo si prepara cioè o al combattimento o alla fuga innescando le stesse reazioni del sistema nervoso autonomo come se ci trovassimo un leone davanti. Quando nominiamo qualcosa, quel qualcosa diviene tramite la nostra mente concreto, cioè reale per noi. Anche quando lo neghiamo (non pensare al gatto nero: a cosa state pensando????), lo rafforza. Per negare il cervello infatti ha comunque bisogno di riportare alla mente quel concetto.

Così attraverso il modo che abbiano di raccontare il passato, di descrivere il presente o di ipotizzare il futuro ci sentiamo e reagiamo. In fondo la PNEI (la psicoimmunoendocrinologia) è la meravigliosa scienza che da più di 30 anni studia e cura l’individuo in modo olistico e analizza le reazioni tra psiche, il sistema nervo centrale, endocrino e immunitario, quest’interazione la considera basica. Il nostro comportamento, come il nostro stato di salute mentale e fisico è il frutto delle relazioni tra questi sistemi.

http://m.pnei-it.com/1/informazioni_di_base_2131561.html

I TRE CERVELLI Nel 1972 lo psicologo Paul Maclean teorizzò un modello di suddivisione del cervello: cervello limbico, cervello rettile e neocorteccia. Questa teoria pur non essendo corrispondente alla realtà, nel senso che il nostro cervello non è anatomicamente così suddiviso, presume delle funzionalità diverse, utili a capire il suo modo di funzionare. Tra l’altro ho trovato molto interessanti i piccoli dialoghi tra le tre parti che Borzachiello pone nella parte finale del libro e chi ci illustrano come avviene solitamente il nostro dialogare interno quando dobbiamo prendere una decisione.

Il cervello rettile gestisce i nostri istinti o impulsi arcaici, per questo è stato ed è molto utile ai fini della nostra sopravvivenza. Ci pone in uno stato di allerta e di reattività di fronte al pericolo, facendoci reagire velocemente. Questo sia per proteggerci, sia per farci economizzare energie. Usa pertanto un linguaggio sintetico ed imperativo.

Il cervello limbico è il cervello emotivo, dedito alle relazioni, alla socializzazione, all’empatia. Ci permette di valutare, di identificarci. E’ quello in grado di farci e far sprigionare l’ossitocina, l’ormone noto come l’ormone del parto ma sprigionato dalla vicinanza fisica, fondamentale quindi in tutti i legami affettivi. Mentre come vedremo l’adrenalina governa la reattività comportamentale, l’ossitocina si occupa della cura e della connessione interelazionale.

La neocorteccia infine è la parte razionale, logica, quella dei ragionamenti e della riflessione.

Probabilmente alcuni si ricordano di questa tripartizione nell’opera spesso citata “Pensieri lenti e pensieri veloci” di Kanheman. Queste tre parti sono costantemente in interazione dentro la nostra mente e rilasciano ormoni diversi. Le nostre parole attivano quindi neurotrasmettitori ed ormoni differenti; se modificate perciò o curate, possono quindi trasformare la nostra realtà.

Tra questi ormoni ricordiamo il cortisolo, definito anche “ormone dello stress”, il cui rilascio non ci fa sentire solamente stressati, ma è necessario ad esempio per farci alzare la mattina o darci quella spinta necessaria per raggiungere i nostri obiettivi, dipende da quanto ne produciamo! Quando fa caldo ad esempio invito le persone a non ripetersi incessantemente, “fa caldo”, al caldo esterno infatti aggiungono ulteriore stress e stato di disagio, inondandosi calore attraverso la mente! Se questo ormone potenzia la prestazione muscolare, ricordiamo fa invece decrescere quella mentale.

La dopamina è l’ormone della promessa, dell’attesa, quella che fa pregustare qualcosa di piacevole o un premio. Anche quest’ormone se è in eccesso può portare a delle conseguenza opposte, come il sovrastimare le proprie capacità.

La serotonina è l’ormone della self confidence, della fiducia e sicurezza in sè stessi. Diversamente dalla dopamina che ci fa sentire esaltati, ci procura un senso di benessere più quieto, ma anche più sano e duraturo ed è responsabile delle azioni che compiamo verso la cura di noi stessi. Per questo conoscere il linguaggio che l’attiva può essere importante quando vogliamo motivare qualcuno. L’adrenalina è l’ormone che produce eccitazione, per questo il suo rilascio è importante quando necessitiamo di maggiore attenzione, se è in eccesso provoca invece paura e può portare pertanto a bloccarci.

Il testosterone è l’ormone della sfida, della competizione, dell’audacia. Non è un ormone tipicamente maschile, anzi negli ultimi decenni è aumentata la sua produzione anche nelle donne, probabilmente per motivi evoluzionistici, in quanto hanno dovuto ricoprire ruoli più importanti e di responsabilità.

Le endorfine vengono comunemente chiamate gli ormoni della felicità, sono conosciute perchè ci danno benessere, appagamento e piacere. E’ stato sperimentato che la loro produzione elevata può persino aumentare la tolleranza al dolore.

IL POTERE DELLE PAROLE

Andate a dirlo ai poeti.” S,Freud, Il disagio della civiltà!

Le frasi che usiamo sia rivolte a noi stessi che agli altri, hanno il potere di scatenare la produzione di questi ormoni e nel libro trovate diversi esempi. Pensate ai famosi “detti”, ovvero quelle frasi preconfezionate proferite senza tanto riflettere, frasi come “quel che è fatto, è fatto” o ” l’importante è partecipare”, “stai su” comprendete meglio adesso che hanno un impatto inibente, sminuente quando vengono dette? Quello che arriva è la voglia di sbarazzarsi il più velocemente dell’interlocutore senza approfondire o senza capire ad esempio che sarà pure importante partecipare e non vincere ad ogni costo, ma di sicuro rappresenta una delusione che farà sentire incompreso chi ci sta davanti.

Altre frasi come “scusa se ti disturbo” o peggio ancora ” se ti rubo del tempo” danno l’idea che usurpate il tempo dell’altro, sono l’opposto del rispetto verso se stessi e non devono sorprendere se poi scatenano la poca considerazione altrui! A volte l’eccesso di buona educazione, di regole rischia di diventare uno strumento che si ritorce contro, specie se usate all’eccesso, riducono il potere e l’attenzione dell’altro su quello che abbiamo da dire. Non siamo più solo gentili a quel punto, finiamo con lo svilirci, sentirci in colpa immotivatamente e ci stupiamo se non godiamo della giusta attenzione.

Nel libro ci sono molte riflessioni in questo senso. Sappiamo quanto il linguaggio, il modo in cui viene intonato sia indice della personalità, capiamo subito ad esempio se qualcuno è passivo, passivo-agressivo o assertivo. Basta rendere consapevoli queste osservazioni che di norma restano inconsce.

NON VALUTIAMO LE INTENZIONI, VALUTIAMO LE REAZIONI. Quando una persona ci parla, come abbiamo visto le reazioni sono velocissime, pertanto quando reagiamo usiamo la parte rettile, impulsiva e solo in un secondo momento la neocorteccia. La prima ci fa reagire d’istinto, la seconda ci permette anche di analizzare le intenzioni del nostro interlocutore.

“..vediamo le cose non come sono, ma come siamo. Il mondo cioè ci appare in base a quelli che sono i nostri sogni, o le nostre paure. Allo stesso modo, negli altri vediamo spesso quel che maggiormente risuona dentro di noi: o sogni o paure. O-il che è peggio- scuse per non affrontare la realtà. La verità è che le cose di rado stanno come noi crediamo: stanno come ci fanno comodo che stiano.”. P. Borzachiello

Ora non siamo abituati, se non attraverso un costante allenamento a prestare attenzione alle parole e spesso non comprendiamo il loro significato se non attraverso l’impulsività dell’amigdale, figuriamoci se prestiamo caso alle intenzioni. Se scegliere le parole diviene una scelta di vita, scopriremo nel tempo di essere in grado ragionare di più e meglio, perchè avremo rallentato l’attivazione dell’amigdala grazie ad un lavoro maggiore della corteccia, lo stesso processo di cambiamento che poi avviene con la terapia.

NON PROVARE, FARE!!! Un esempio su come consapevolizzare le intenzioni anche per direzionare più efficacemente la motivazione lo noto quando propongo di usare un nuovo comportamento o modo di vedere le cose, la risposta è spesso “ci provo”. Come reagisce la nostra mente? mettendosi a sedere a braccia conserte; il provare implica per il cervello la possibilità di non riuscire, diversamente dal fare. Per questo è importante agire su quello che ci spaventa o infastidisce di più.

LE PAROLE CHE ASCOLTIAMO.

” Ascoltare è davvero pericoloso, significa sapere, essere informati, ed essere al corrente, le orecchie sono prive di palpebre che possono chiudersi istintivamente di fronte a ciò che vien pronunciato, non si possono proteggere da ciò che si presume stia per essere ascoltato , è sempre troppo tardi” Javier Marias, Un cuore così bianco

Borzachiello sottolinea che anche ciò che ascoltiamo può introdurre tossicità in noi, le parole altrui hanno lo stesso potere, se non peggiore di quelle che diciamo interiormente, perchè appunto non possono essere predette. Pensiamo ai condizionamenti che si formano da bambini, le frasi, le parole che risuonano poi per tutto il corso della vita come defiznioni di ciò che siamo, che non siamo, di quello che meritiamo o non meritiamo, di quello che sappiamo fare, di quello che vorremmo. Ci forgiano, forgiando la nostra personalità e la nostra chimica. Per questo bisogna essere selettivi sia nell’ascolto che nel dirci certe parole, abbiamo se ci pensiamo, delle parole che “i fanno stare bene” ed altre che “ci fanno stare male”; ognuna è in grado di indirizzare i nostri neurotrasmettitori e i nostri ormoni in direzioni diverse.

In accordo con l’autore e le neuroscienze, ritengo che a lungo andare “sfogarsi” non provoca benessere; lo sfogo dovrebbe essere limitato, perchè quando esubera rischia solo di inondare la nostra mente e la nostra chimica di tossicità ulteriore. Ripetersi quanto si sta male rafforza il malessere e ci tiene schiavi del problema, non liberi nella soluzione. Oggi con i social il continuo proliferare di lamentele ha normalizzato questo modo di reagire, senza avere consapevolezza di ciò che attiva dentro di noi. Lo sfogo viene visto come un comune fatto di condivisione, senza realizzare gli effetti collaterali e le conseguenze sulla nostra fisiologia.

E’ importante capire quando mettere un punto oltre il quale si crea solo una solidificazione maggiore del malessere, così come lo è pensare prima con chi ci stiamo sfogando, scegliendo gli argomenti o coloro che sono più in grado di capirlo. Spesso invece pur sapendo che l’esito porterà ad una delusione, si sceglie un soggetto “sbagliato”; è l’equivalenza di quando ci parliamo negativamente con il nostro dialogo interiore.

Il selezionare è importante. Non significa non cercare punti di vista diversi, gruppi di dispari, quanto di esasperare quel senso di incomprensione. Il contrario significa in qualche modo essere assertivi e disciplinare la nostra mente aggiungerei. Come occorre selezionare le parole che diciamo, occorre fare altrettanto con quelle che ascoltiamo e questo vale per tutto, dal genere dei programmi tv, dalla musica che scegliamo, dalle informazioni che riceviamo, da quelle che cerchiamo in rete, dalle notifiche che leggiamo e dalle persone con cui parliamo: le parole producono comunque e sempre ormoni!

Rebecca Montagnino

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