LA SINDROME VODAFONE E LA SINDROME SELFIE…COSA HANNO IN COMUNE?

Vi ricordate lo spot della Voafone che diceva:” Il mondo ruota tutto attorno a te”? Se fosse stato invece: “ c’è tutto un mondo intorno a te”, quanto ne avrebbe cambiato il significato? Non lo avrebbe solamente alterato , lo avrebbe ribaltato, da una visione egoica ad una altruista.

La sindrome Vodaphone, così definita negli anni scorsi da alcuni esponenti del mondo della psichiatria, sta ad indicare quelle personalità che vivono pensando di essere gli unici ad avere dei diritti, che devono sempre ascoltare e rispettare i propri bisogni, anche e spesso a discapito degli altri. Quelli  insomma che si sentono al centro dell’universo.
I sociologi definiscono l’attuale generazione di giovani, giovani-adulti ( io ci infilerei anche molti adulti-adulti), Me Generation.

Coloro che vi appartengono sono cresciuti con l’idea che possono fare o avere tutto, si sentono  quindi destinati a pensare che il mondo sarà innamorato di loro come i loro genitori, che li hanno amati troppo o per troppo tempo o non abbastanza o in modo non costante,  che li hanno protetti in modo eccessivo al punto da farli credere in un futuro speciale. Quest’infinita concentrazione su di sé e sui propri bisogni, rafforzata da tanti elementi esterni della cultura, ha spostato i valori di un tempo, che erano quelli della collaborazione, a quelli della propria autorealizzazione.  Molti si sentono in diritto di ribadire la necessità di sviluppare un “sano egoismo”, confuso con l’indifferenza più o meno accentuata per ciò che accade agli altri e nel mondo, con invece un giusto modo di prendersi cura di sé e di assumersi ( di tanto in tanto) le proprie responsabilità.

Ovviamente i genitori hanno pensato di fare il loro bene, ma li hanno resi inadeguati a prendersi carico di se stessi e incapaci di affrontare le insidie quotidiane del mondo esterno.

Un esempio concreto del suo manifestarsi è la sindrome selfie, che tutti noi sappiamo perfettamente cosa sia; tra l’altro in inglese selfish significa egoista, egocentrato.
L’esaltazione e la proclamazione delle propria immagine è cresciuta assieme all’urgenza di ricevere  attenzione, è un modo per dire “ecco, c’ero, ho fatto questa cosa, con questa persona, mi posto come si postano le persone famose, ho il mio momento di protagonismo. Una sorta di: ci sono dunque sono”. Il tutto servito senza la minima remora che l’esibizione possa o meno interessare gli altri. Si scambiano così immagini, come un tempo si scambiavano figurine e in questa babele, ci sono come all’epoca, in giro un sacco di doppioni. I selfie amplificano in modo veloce, subliminale, il senso del potere personale. Ovunque, individuali, di gruppo, mentre mangiano, stanno al mare,  al mercato rionale, prendono un aereo,si lavano i denti e… ( e finiamola qui).
Non è condivisione, come uno sguardo buonista potrebbe ipotizzare, quanto un bisogno di apparire e quindi sentire di avere un’identità. La condivisione infatti è selettiva, mai di dominio pubblico.
Il” selfie” mi ricorda molto ( e non a caso) un mito greco, quello di un uomo che ossessionato dalla sua immagine, si specchia nell’acqua e si innamora della propria figura, tanto da spingersi sempre più giù, fino a cadere  nel fiume… chi sarà?????
Aspettiamo il prossimo post e vediamo se avete indovinato…

 

Rebecca Montagnino

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3 risposte

  1. danilaurora ha detto:

    Vite inconsistenti che fanno cose dello spessore del vuoto, distruggendo ogni fattore soggettivo.

  2. rosalba saltarelli ha detto:

    Siamo tutti un po’ Narciso …..e tutto questo mi fa’ pensare ad una cosa sola ,
    SOLITUDINE ! In un modo cosi’ tecnologico siamo tutti profondamente soli , tanto che sentiamo il bisogno di far sapere a tutti cosa facciamo, cosa proviamo …..ma la Felicita’ non può essere raggiunta soltanto a livello individuale , perché se costruisci la felicità solo per te, rimanendo tra gente infelice .. questi ti soffocheranno ….distruggeranno la tua felicità . C’e’ solo un modo : eliminare ciò che e’ negativo . E, per eliminare ciò che di cattivo c’e’ fuori , devi costruire fuori qualcosa di buono…….. Quindi , raggiungere la felicita’ a livello individuale vuol dire raggiungere la felicità a livello collettivo . In altre parole significa costruire un Mondo Ben Migliore …….Utopia ?

    • Rebecca Montagnino ha detto:

      Considerata l’epidemia diciamo che il grado cambia da persona a persona, fortunatamente, ma se cacciamo il “negativo” cosa resta?????
      Perchè la felicità diventi la ricerca di un bene collettivo ognuno dovrebbe prima credere che insieme si sta meglio che nel proprio piccolo mondo…

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