IL MONDO INTERIORE

C’era una volta in tutti noi un mondo interiore. Nasceva forse da un’atavica necessità di  armonia. Probabilmente non ce lo ricordiamo. Era presente in noi quando eravamo bambini. Era una sensazione di profondo contatto con noi stessi, una comunione e  comunicazione costante con le cose che ci appartenevano. A volte serviva a consolarci,  a non farci provare paura. Lo portavamo sempre con noi, come le tartarughe con il loro guscio. Non ci faceva mai sentire soli.

Poi siamo cresciuti e molti di noi l’hanno perso o semplicemente hanno finito con il non  parlarci più. Mi viene in mente il piccolo principe, che in fondo non è altro che un libro per la parte bambina degli adulti, che l’hanno dimenticata. L’hanno messa da parte come un vestito smesso, quasi imbarazzati dei pochi attimi in cui, presi dall’emotività pura, torna a riemergere. Nell’attimo dove divampa quella sensazione di vuoto nella pancia, di scivolamento, di inquietudine costante, è lì che si fa sentire. Spesso le persone avvertono un nonsenso nella loro vita, una mancanza di obiettivi, talvolta confondendo gli obiettivi esterni, con quelli interni. Credo che se manca un mondo interiore, ci sentiamo realmente privi di qualcosa e tendiamo a riempire quei vuoti con cose da fare, che non hanno altro risvolto che intrattenere il tempo  senza farci sentire. Si mischiano interessi, passioni, che al limite sono il mezzo per arrivarci, ma non di certo il fine, pensando che questo basti ad arricchire quel mondo. Poi si testa delusi, ci si  stanca presto, si cerca altrove, altro a cui si darà la stessa attenzione superficiale, senza mai arrivare a sentirsi appagati.

Ma cos’è il mondo interiore? Ovviamente è quello opposto al mondo esteriore e superficiale, non è fatto di altre persone, se non interiorizzate. E’ silenzioso e lento, è caldo.  E’ quell’insieme di cose che ci delineano, ci definiscono, per cui nutriamo un profondo attaccamento e sentiamo  famiglia, e che a loro volta vanno a nutrire qualcosa di profondo in noi.

Non è fatto di linguaggio esteriore, quanto del nostro linguaggio interiore,  della nostra voce: è la capacità di parlarci, ascoltarci, sentirci, analizzarci, riflettere, un pò come se narrassimo a noi stessi. E’ il creare interiormente una sorta di migliore amico. Non è un caso che leggendo meno e tenendo meno un diario, questa facoltà si sia sempre più dissolta e che con l’aumento dei social network sia ancora più inutilizzata.

Bisogna tornare indietro, molto indietro, al momento in cui eravamo capaci di lasciarci andare e guardarci dentro. Solo così possiamo ritrovare quel mondo e cominciare a stare meglio con noi stessi. Solo così i rapporti umani si potranno basare più sulla complementarità, che sul bisogno. Perchè in fondo il mondo interiore non è altro che una grande forza che ognuno ha, basta saperla ricercare.

 

 

Rebecca Montagnino

 

Rebecca Montagnino

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