I HAVE A DRINNNNN…

Riflessioni post Tg –  “Crollo del mercato degli smartphone. Troppo cari e troppo poco innovativi”…..!!!!!

Al che…


 

I HAVE A DREAM:

  • Di tornare al cellulare tout court, che telefonava, mandava sms, faceva foto a scarsa definizione ma senza selfie.
  • Che non ci sia più whatsapp e tutte le notifiche dei social inventati e inventabili. Di potermi svegliare in silenzio e lentamente la mattina, senza che il frastuono delle notifiche (nonostante non stia sui social  e sono sempre e solo in modalità silenziosa), non venga ad infrangere bruscamente la mia intimità- perchè le notifiche, essendo visive,  fanno più rumore emotivamente  nel nostro cervello  ed impattano sulla nostra psiche senza che ce ne possiamo difendere ..per non  parlare dell’invenzione degli audio che durano sovente più di una canzone!
  • Che le persone riprendano a camminare osservando il paesaggio, gli occhi di chi sfiorano (sarebbe già un primo passo per accorgersi che ci sono anche altri esseri in questo pianeta)
  • Che le persone in fila  pensassero, riflettessero, persino leggessero un libro ( infatti si intitola I HAVE A DREAM questo post), piuttosto che inebetirsi davanti a valanghe di notifiche inutili.
  • Che gli auguri per ogni festa comandata, creata o inventata si riducessero  dall’esubero gratuito di valanghe di video e frasi fatte, cosi da evitare l’inquinamento tecnologico, l’invasione della propria vita e  l’ansia di dover rispondere. Le notifiche, i messaggi sono  infatti anche un’invasione, un’invasione barbarica direi. E capirlo sarebbe già parte di quel sogno
  • Che le amicizie si limitassero a quelle reali, in carne ed ossa, dove sono necessarie affinità e partecipazione vera
  • Che ogni tanto si citofonasse perchè richiederebbe mettersi nei panni dell’altro e tornare a vivere pensando a rispettare il concetto di privacy, domandandoci se è il caso, se è l’orario in cui non si disturba, se è proprio così urgente…
  • Che ci si rieducasse a cercare altro nella Realtà, nelle cose belle, come in quelle brutte
  • Che ci si rieducasse a cercare il necessario e non l’abbuffata compulsiva del superfluo, scegliendo, piuttosto che facendoci scegliere…

Perchè proprio qui sta l’enorme differenza, in quest’ultima riga…

Io non darei uno smartphone ad un bambino se non fossi certa che abbia capito il concetto di scelta e se sapesse limitarne l’uso con intelligenza, unicamente verso ciò che gli interessa davvero o gli serve. Con un senso, uno scopo, un approfondimento, una Ricerca.

Mostrando con esibizionismo sfrontato e condiviso l’ab-uso da parte degli adulti, si passa quel messaggio, si innesca la stessa compulsione. Ora:…

Immaginate di dover stare quattro giorni senza il vostro gioiellino, lo sopportereste? che fareste in quel tempo? cosa vi mancherebbe di più ed in quali momenti?

Il dramma è che non si “tratta” la dipendenza da smartphone se non su richiesta, come fosse  diventata normale  un’epidemia di colera, ormai è globale e globalizzata. E’ come se nel giro di qualche decade il mondo fosse sotto effetto di eroina, nessuno si meraviglierebbe più di vedere siringhe per terra. E’ normale perciò vedere gente parlare da sola, parlare dei suoi affari personali urlandoli, rendendo la res privata in res pubblica, abrogando il confine morale tra in intimità ed estimità, come affermava Bauman; ma ancora peggio perdere la vita per farsi un selfie, ferirsi perchè  si ha il viso incollato sullo schermo e il cervello ipnotizzato  ( o essere travolti da un’esplosione di un incidente autostradale per fare un video come è successo la scorsa estate ).

A proposito ricordo una  massima dell’illuminato Bauman in linea con quello che sto dicendo “L’introspezione è un’attività che sta scomparendo. Sempre più persone quando si trovano a fronteggiare momenti di solitudine nella propria auto, per strada o alla cassa del supermercato, controllano se ci sono messaggi sul cellulare per avere qualche brandello di evidenza che dimostri loro che qualcuno, da qualche parte, forse li vuole o ha bisogno di loro”

Forse sarà per questo che controbatto con veemenza  a  chi definisce questi gravi  problemi come  “semplici problemi generazionali”, oggi siamo entrati  in una nuova era senza  esserne consapevoli e con troppa velocità. Per chi avrà visto la trasmissione menzionata nel post precedente, saprà che i primi dati scientifici sono arrivati, non si tratta più solo di teorie catastrofiste.

Un’altra domanda ancora: se chi picchia l’insegnante a scuola non sapesse di essere ripreso nel mentre, cambierebbe la sua condotta e in quale modo? Penserebbe alle ripercussioni reali e non solo virtuali? In bene o in male i video virali creano popolarità e la popolarità (non quella degli eroi ovviamente, dove per eroi si intende chi ha apportato una vera differenza nel mondo) è oggi il valore più trendy.

Non serve attendere i posteri per la sentenza, basta aprire gli occhi e usare meglio il cervello.

 

Rebecca Montagnino

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