STIAMO DIVENTANDO GASSOSI, ALTROCHE’ LIQUIDI.

Mentre andiamo cercando se c’è vita su Marte, forse dovremmo porci la domanda: c’è ancora umanità sulla Terra? That s the question…

Quando avevo venti anni volevo scrivere un racconto in cui gli alieni scendendo sulla Terra, restavano sconvolti nell’osservare la modalità in cui noi “umani” trattavamo le relazioni. Tanti muri, silenzi, paure, sipari, dividevano la nostra specie. Ognuno sedeva nel suo angolino desideroso di interagire e allo stesso tempo guardava l’altro terrorizzato nel farlo. Intimorito da cosa dire, da cosa avrebbero pensato le persone a cui si rivolgeva, quali domande fossero adeguate, quali eventuali risposte, come sedersi mentre si parlava, quale punto osservare. Ognuno in attesa che l’altro compia la prima mossa. E pensavo: forse i veri alienati siamo noi, dal nostro corpo, dalla nostra mente, dalle nostre emozioni e infine dagli altri.

Mi ricordo che allora, mentre tutti intorno mi davano dell’allarmista, io intravedevo come la friabilità delle relazioni, che iniziavano ad essere quelle che purtroppo conosciamo oggi (o che appunto non conosciamo più): gassose, impenetrabili, inafferrabili.

Quella che era l’idea per il mio racconto non è più una visione fantascientifica oggi; ci siamo in quel mondo descritto da autori un secolo fà, come G. Orwell in 1984, o A. Huxley in “Un mondo nuovo”, o ancora E.Fromm in “Fuga dalla libertà” . Narravano una realtà che viviamo già in parte, non solo da un punto di vista politico e climatico, non solo per il destino di sorvegliati a cui ci siamo abituati, ma anche da un punto di vista sociale. La differenza è che nel mondo odierno nessuno ci ha privato del nostro essere umani, se non forse condizionandoci (vale sempre che ci siamo lasciati condizionare). Ci siamo privati noi della nostra umanità e con essa delle sue peculiarità più essenziali, come il rispetto, la fiducia, la solidarietà, l’empatia, l’altruismo. In nome della comodità benpensante del dio consumista abbiamo gettato via un pò alla volta quella parte emotiva fino a percepirla scomoda, ingombrante, fastidiosa, senza capire che è insieme alla nostra facoltà mentale, quella che ci rende vivi. Ci rende UOMINI.

Nonostante tutto, mi meraviglio ancora, con una dose di nostalgia, quando paragono l’apertura e la facilità di fare conoscenze che avevamo un tempo, rispetto alla problematicità di conoscersi oggi. Non so più se sia meglio ricordare che in passato non era così, conservare il ricordo di un mondo meno patologico o non aver mai veramente esperito una tale disinvoltura relazionale: ovvero il ricordo di quello che si è perso piuttosto che l’inesperienza che non può provocare rimpianti.

Mi meraviglio sempre, con una dose di nostalgia, quando paragono l’apertura, la facilità di fare conoscenze che avevamo un tempo rispetto alla problematicità di oggi. Non so se sia meglio sapere che in passato non era così o non aver mai veramente esperito una tale disinvoltura.

Banksy, La ragazza con il palloncino

INSEGNARE A RELAZIONARSI. Un altro aspetto che mi lascia sgomenta, è quando nel mio lavoro dopo aver riappreso a respirare, a mangiare correttamente, mi vengono rivolte richieste per reimparare a contattare gli altri, perchè anche grazie al fantastico avvento dei social, avvicinarsi ad altri individui è diventato un problema. Spiegazione in parte del motivo per cui fioriscono i legami con gli animali; sono più docili e addomesticabili degli umani e rappresentano il segnale di un urgente bisogno di affetto che fuori quel mondo sta svanendo.

Iniziare una conversazione in modo spontaneo tra non molto richiederà corsi di formazione? A me il solo pensarci fa venire da piangere…dove e come ci siamo finiti? Come ci si può relazionare se ognuno si nasconde dietro una maschera, se vive per la sua immagine? Se nessuno osa fare un primo passo facendo in modo che la recita di sterili ruoli si impenni sempre più?

“La vita è una farsa dove tutti abbiamo una parte” Arthur Rimbaud

LEGAMI LIQUIDI Se Bauman ci introdusse al concetto di liquidità della vita moderna, per descrivere il modo veloce in cui si creano e si disfano i rapporti (rifletto anche sul fatto che in PNL si dice entrare in rapport per insegnare come agganciare l’interlocutore), nel frattempo temo che questi siano diventati inconsistenti, incoerenti, inesistenti. Da quì il gassosi del titolo.

Siam tutti felici, invece che disperati, di essere co- protagonisti di una puntata di Black Mirror; non solo non ci spaventa il pericolo di stagnare in questo stato di apocalisse relazionale, ne siamo persino compiaciuti, ci sguazziamo beatamente dentro, protetti dal resto del mondo. Ma siamo soli. Soffriamo di solitudine psicologicamente, fisicamente. L’individualismo non è una libera scelta a quanto pare, perchè la principale lamentela che tutti rivolgono alla qualità dei legami è la pochezza, la difficoltà di impegnarsi in qualsiasi genere di relazione, dall’amicizia, all’amore al semplice gesto di gentilezza Tutti vorrebbero qualcosa che però sono i primi a nascondere e a non concedere; la paura dell’accettazione come quella del rifiuto, per non parlare della eventuale sofferenza o delusione, inibiscono ogni gesto di autentica conoscenza, autentico approfondimento verso l’altro.

Paradossalmente accanto a questo sofferto ma esibito individualismo, scarseggia l’autonomia: la ricerca della dipendenza altrui e la protezione dalla solitudine viaggiano infatti in parallelo come l’ ineffabilità/ incapacità di creare legami.

G.De Chirco, Ettore e Andromaca

BAUMAN E LA PAURA DEI LEGAMI

https://libreriamo.it/societa/bauman-amore-liquido-paura-legami/

Le connessioni liquide, se già quando ne parlava lui erano il modo per designare la fragilità dei legami dovuti anche all’avvento dei sociali, si sono ancora più concretizzate oggi con l’aumentare di app e di nuovi programmi. Cerchiamo contatto ma nascosti da una rete, eludendo per primi la responsabilità e già gravidi di delusione. Di conseguenza i rapporti hanno perso la spontaneità, la fiducia, quanto il senso di rinuncia ad una parte di sè necessari (e anche piacevole quando la rinuncia è un atto di voler bene consapevole), atti creare e mantenere legami.

Si teme sempre la fregatura, si parte diffidenti, si finisce arrabbiati con la sensazione di non aver vissuto nulla. Persone vanno e vengono nella vita reale con un click che ne stabilisce la modalità on/off senza un minimo di ritegno o di scrupolo.

I legami sono la rete, sono frasi che non dicono niente di concreto, sono chilometri di chat in cui non si dice nulla; non c’è il calore di un corpo in una chat, non c’è l’odore dell’altro, il suo sguardo. Si creano pertanto parole fasulle per relazioni gassose, che evaporano in un istante. Persino la telefonata oggi viene vissuta come troppo intima, perchè allora ci si lamenta poi della vacuità delle persone e della sofferenza della propria solitudine?

Visitatori interessati e interattivi alla Galleria Borghese

Stavo leggendo un romanzo di Philip Roth e serendipicamente ho trovato questa frase, molto in tema con l’ argomento della settimana :”Dave, basta che esci in strada e rivolgi la parola alla gente. Succede di tutto. “ (Il professore di desiderio)

Rebecca Montagnino

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