S-MASCHERARE

Ci sono molti motivi per vedere “Birdman ” al cinema; perchè come tutte le opere di Inarritu, è finalmente  un film originale, perchè è ben recitato, ( e diciamola tutta: perchè ci sono degli ottimi duelli verbali tra i due protagonisti narcisisti!!) ma soprattutto perchè ci ricorda, di come noi tutti rischiamo di esser imprigionati nella propria maschera.

Oggi il concetto di maschera credo sia più che mai attuale e non per un rimando al Carnevale, dove la maschera viene indossata consapevolmente, per divertirsi ed uscire dalla solita identità. Un tempo le “maschere” si indossavano per motivi sociali, oggi che si potrebbero non mettere più, in quanto molti dei formalismi di allora sono scomparsi, non solo vengono ripristinate, ma vengono indossate spesso inconsapevolmente; significa che il soggetto mostra qualcosa che non è, pur di avere l’approvazione esterna.

Lo stesso Pirandello introdusse, influenzato dal lavoro di Freud, la “teoria delle maschere”,  secondo cui l’uomo si nasconde dietro una maschera impostagli dalla società, dalla famiglia e dai conseguenti valori. Solo togliendosi la maschera, l’uomo potrà  quindi scoprire la sua vera essenza. In ” Uno, nessuno e centomila”  afferma ed esplicita  infatti che Una è la personalità che l’uomo pensa di avere; Centomila sono coloro che  vedono la maschera dell’altro a modo loro; Nessuno, perchè  l’uomo non necessiterebbe in indossarne, in teoria, nessuna.

Il Falso Sè o Sè tradito, è la più grande espansione dell’incongruenza dei nostri tempi.  Per congruenza intendiamo il contatto costante, cosciente   e genuino con i veri bisogni, valori  e quindi motivazioni.  L’autenticità,  diventa ed è quindi, il modo che abbiamo per manifestare il vero Sè.

La congruenza e l’autenticità hanno  come base comune: – la percezione corretta del proprio sè in senso totale, mentale, emotivo e fisico- la percezione corretta della realtà-  ed infine, la capacità di comportarsi in modo autentico rispetto a tali percezioni.

Come si forma quindi la maschera?

Considerato che la presenza dei genitori è indispensabile per la sopravvivenza del bambino, quando  i suoi bisogni, percezioni, non sono in linea con quelle degli adulti che ha vicino e  che pertanto potrebbero come risposta non accettarlo o considerarlo positivamente, vengono  disconosciuti o addirittura  negati. Tali bisogni possono non essere registrati e alterano di conseguenza  la coscienza rispetto  ai sentimenti; tutto ciò che rischia di non ricevere l’approvazione e non risponde alle aspettative dell’ ambiente, viene bloccato, nel corpo come nella mente. La dissociazione tra il suo vero sè e il suo falso sè, è già avvenuta. La persona per tutelarsi dovrà pertanto operare in maniera anche rigida una scissione e un rafforzamento di tali schemi, senza i quali la realtà potrebbe insorgere in modo destabilizzante; vedrà perciò, ciò che vuole vedere o ciò che la sua coscienza gli permette di vedere.

Chiaramente i fattori ambientali e il livello di vulnerabilità dell’individuo stabiliscono quanto massiccia debba essere la scissione; come afferma Arno Gruen ” genitori, scuola e società normalmente ci impongono un concetto di autonomia, che corrisponde solo alla libertà di dover mostrare costantemente, a se stessi e agli altri, la nostra forza e la nostra superiorità.”

I falsi sè si sviluppano in diverse modalità: esiste quello iper-razionale in cui domina la ragione a discapito dell’emotività,  il sè reattivo, che si trasforma nel suo contrario per non essere s-mascherato, quello regressivo, infine che si rifiuta di crescere. La caratteristica più evidente e difficile su cui lavorare, è che come per gli alcolisti,  che nè la persona narcisista, nè quella che come conseguenza ha sviluppato un falso sè, riconosce il problema. Non solo,  percepisce quel  falso sé come  fosse reale. Il problema se e quando viene avvertito da adulto, molto spesso è manifestato con sintomi depressivi, o con un senso di inutilità esistenziale profonda.

C’è  difatti un legame fortissimo tra il narcisismo e il falso sè.  Affinchè il bambino senta di vivere intensamente, deve sperimentare un senso di contenimento, che gli faccia percepire affidabile l’ambiente in ci si muove. I genitori sono gli intermediari tra il sè e quel mondo, pertanto se le condizioni non sono soddisfacenti, ma intrusive o sofferenti, il bambino sviluppa un falso sè, una maschera, che protegge il suo vero sè dall’annientamento. Alla nascita infatti per il bambino, se stesso ed il mondo sono un’unica realtà. Insieme al narcisismo, il falso sè lo  protegge quindi dalla dipendenza, dal contatto reale e profondo, ma facendo rimanere  tale percezione, confinata all’inconscio. Questo porta successivamente all’incapacità di sviluppare una relazione sana, perchè il bisogno di contatto è stato e  verrà negato.

Winnicott, psicoanalista e pediatra inglese della metà del secolo scorso,  si è occupato molto di osservare queste dinamiche nel rapporto della madre con il neonato. Lui afferma che la madre “sufficientemente buona”è quella in grado di: a)   empatia, ovvero è in grado   di esprimere fisicamente la tenerezza e l’amore, di percepire i bisogni del figlio; b)  di integrare l’aspetto psichico con quello somatico, al fine di creare un giusto riconoscimento della realtà, ed infine 3) di saper sviluppare la capacità creativa del bambino, senza interferire. In questo senso la madre, o la coppia genitori-figlio, permette al figlio di percepire e dare un significato alle proprie emozioni. Quando un genitore non riesce in tale impresa, ma sostituisce al gesto o pensiero spontaneo del figlio il proprio, chiede al figlio l’accondiscendenza. Di conseguenza il pensiero  del bambino tenderà a conformarsi prima a quello famigliare, in seguito a quello della società in cui si trova a vivere, si ripeteranno schemi appresi, imiterà reazioni di chi in quel momento avrà per lui una funzione guida. Non può discostarsene, in quanto lo pagherebbe con l’allontanamento o l’estraniamento. Sopperisce pertanto attraverso un elevato potenziale intellettuale che lo separa sempre più dalla sfera emotiva, ma  gli concede al contempo la possibilità di svolgere una vita “normale”.

Dalla rinuncia della spontaneità il bambino passa ad un gesto performato, che non ha nulla di autentico o di empatico. La lettura della realtà avverrà attraverso il proprio framing, (inquadramento), come costruzione cognitiva e sociale. Questo spiega anche perchè ognuno, da adulto,  si muova e si orienti secondo la propria mappa, considerando, in modo onnipotente, che sia l’unica e la più giusta.

Se poi a svolgere i compiti educativi arrivano in aiuto la televisione, dove si crede che quel modo di fare è quello corretto, o  la “verità” della rete, il bambino diventa un adulto assai conforme e poco dotato di idee originali, nonchè di spirito critico. Quello che gli resta da fare, visto che nel mondo che non conosce ancora si sente inadeguato, è quello di ripercorrere la strada dell’accondiscendenza, con ancora maggiore impeto.

Per quanto il problema del falso sè sia dominante da sempre ed è largamente presente in molti disturbi psicologici, è spesso molto connesso con il narcisismo, possiamo dire forse  che nascono insieme o che nel tempo, il falso Sè ne diviene frequentemente l’inevitabile conseguenza; entrambi i disturbi presentano, la difficoltà fortissima a far percepire alla persona i suoi veri bisogni e ad affidarsi agli altri. Entrambi rischiano di portare a vivere un esistenza non propria, ma quella della maschera. E se c’è una cosa davvero triste è quella di riconoscere un giorno, che non abbiamo vissuto mai in modo autentico.

 

 

Rebecca Montagnino

 

BIBLIOGRAFIA:

– WINNICOTT, “Sviluppo affettivo e ambiente”, armando ed, 1970

– Freud “introduzione al narcisismo”

– Lowen “Il narcisismo”

– “Obiettivo persona” M. E Cugini

 

 

 

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

 

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.