MINDFUL

Non sono le cose in sè a turbarci, ma le nostre opinioni sulle cose” Epiteto

Non è solo una moda. Sempre più spesso oggi si parla di mindful e la si applica in ogni campo della vita. Alla fine del mio post non a caso, ho aggiunto un articolo sull’aspetto meno discusso della mindful, il fatto che stia diventando motivo di speculazione, nonchè di un pot pourri di roba che più o meno gli somiglia. Tutti be parlano, tutti la fanno, ma cosa significa davvero?

Chiariamo quindi cosa si intende realmente con il termine mindful . Uso la definizione di Daniel J. Siegel, pioniere della teoria e della pratica in occidente, collaboratore tra l’altro con il Mental Health Istitute. L’autore la definisce un’attitudine mentale ed emotiva basata sulla concentrazione del qui ed ora, una consapevolizzazione del nostro stato e di quello che stiamo facendo, dei nostri pensieri, delle nostre emozioni, sensazioni, quanto delle nostre reazioni. Sviluppatasi dalla meditazione buddhista che incentra l’attenzione non giudicante sul presente, ha aperto la possibilità anche nel mondo occidentale a dare maggiore attenzione alla parte spirituale della nostra vita, attivando risorse non solo dalla razionalità e dall’azione, ma da parti più profonde dell’essere. Ricordiamo che meditare significa coltivare la mente o curare nel senso di prendersi cura dei propri pensieri e abilità di riflessione. Una delle prime cose infatti che spiego nel mio lavoro alla domanda “che devo fare?” è che prima di “fare” qualcosa, occorre prestare attenzione, consapevolizzare”. Sembra quasi scontato, purtroppo raramente prestiamo attenzione alla nostra esperienza o ci focalizziamo su quello che costruiamo mentalmente e che ci procura sofferenza. Per questo Siegel, parla di consapevolezza della propria mente.

Sappiamo bene come il nostro cervello se non stiamo “attenti” sceglie al posto nostro. Gli automatismi, cioè i pensieri e le azioni nati da schemi precedenti, continuano ad agire pur di fronte ad eventi nuovi; sebbene un tale comportamento abbia avuto un ruolo facilitante nell’adattamento per la sopravvivenza in un momento particolare della nostra esistenza, in genere la sua reiterazione è disfunzionale. Lo scopo evolutivo dell’ apprendimento di tali automatismi era quello di attribuire un significato all’esperienza il più velocemente possibile. Nel presente questi schemi non ci sono più d’aiuto, non comprendendo infatti la possibilità di creare alternative a questo processo e ci irrigidiscono la mente quanto il comportamento. La mindful interviene così creando una pausa, un rallentamento nel nostro “solito” modo di rispondere ed è il motivo principale per cui trova un così vasto campo di applicazione. Inoltre promuove le funzioni della corteccia prefrontale, implicate nel processo di regolazione corporea, di regolazione e stabilità emotiva, flessibilità di risposta, consapevolezza di sè, eliminazione dei condizionamenti e i pensieri negativi, dei fattori stressogeni quanto dell’aumento della capacità di intuizione e della creatività . Da un punto di vista organico aiuta la guarigione, promuove la plasticità mentale, aumenta la risposta immunitaria, la reattività allo stress, migliora il sonno, ottimizza i valori sanguigni e promuove il senso generale di benessere. Migliorano persino le relazioni con gli altri, perchè diveniamo più capaci di empatia e di cogliere i segnali emotivi non verbali. Si distacca completamente dai metodi tradizionali ed occidentali di cambiamento, perchè implica il non far niente, semplicemente si incentra sull’ascolto del proprio essere spesso attraverso l’attenzione al proprio respiro. Ed è il motivo per cui il suo apprendimento reale ci costa molta fatica; siamo abituati ad elogiare e perseguire ciecamente il fare, non sappiamo più star fermi a riflettere. Abbiamo la testa così piena di cose che abbiamo difficoltà a svuotarla. Oggi infatti siamo intrappolati nella ricerca di una risposta immediata, nel tentativo di trovare una chiave che apra subito la porta. Per questo in molti casi la ricerca della soluzione fallisce, blocca il processo introspettivo ed è nel corso di questo cammino, non nel pulsante di accensione, che scopriamo chi siamo davvero.

La mindful può definirsi come la non reattività rispetto all’esperienza interna, l’osservazione e consapevolezza dei proprie pensieri, stati, emozioni, l’accettazione non giudicante del presente. In questo senso agisce in modo alleviante degli stati interni di sofferenza; con l’attenzione al presente senza obiettivi, la mente si calma e si arriva a comprendere che le sue attività sono solo una parte della percezione, ma non la totalità dell’esperienza. Pertanto i pensieri come le tensioni si sciolgono, perchè non percepiscono più quei pensieri in modo assolutistico e condizionante. Spesso siamo in uno stato di conflitto rispetto a ciò che pensiamo che dovrebbe essere diverso, questa situazione psicologica molto diffusa nel mondo occidentale provoca un enorme fonte di stress. Molte ricerche hanno dimostrato quanto il fatto di ritenere di poter o di non potere impattare sulla propria vita ad esempio, influenzi il nostro modo di reagire emotivamente così come i nostri comportamenti. Se riteniamo infatti che tutto dipenda dal caso e non dal nostro agire, non cambiamo nè comportamento, nè cerchiamo soluzioni, nè cerchiamo di analizzare i nostri stili cognitivi; al contrario prestando attenzione, possiamo attivare le risorse necessarie al raggiungimento di stati emotivi diversi e possiamo modificare il nostro atteggiamento mentale o sistema di convinzioni. Possiamo cioè cambiare la RISPOSTA. La mente ricordiamo, non è mai vuota; differente è l’averla in stato di quiete o comunque avere il comando della direzione dei propri pensieri e stati emotivi, dall’esser schiavi degli automatismi e dal bisogno di controllo. Liberarci da questi è una sorta di risveglio. La pratica quotidiana, anche di pochi minuti al giorno, aiuta a guardarci dentro, a capire come approcciamo realmente alla vita e a distogliere lo sguardo da tutto ciò che non ci appartiene.

Si parla spesso tra i numerosi benefici della mindful del raggiungimento della sintonizzazione: poichè implica una focalizzazione sulle proprie intenzioni, è in qualche modo una forma di consapevolezza che condividiamo all’interno di noi stessi con noi stessi. Condividere stati mentali in fondo è l’esperienza culmine dell’attaccamento sicuro con un genitore, praticarlo con sè stessi è un modo per raggiungere lo stato di attaccamento con la propria persona. Questo significa che se anche sono mancate quelle esperienze di attaccamento sicuro con le figure di riferimento, necessarie a creare per uno stato di equilibrio emotivo, le possiamo ricostruire dentro di noi. Ovviamente non potremo mai ricreare un legame mancato, ma almeno gli effetti emotivi di una base sicura con noi stessi si, mantenendo aperta la mente e capaci di andare nel mondo e verso gli altri, nonostante questa frattura. Pur essendo stati privati della possibilità di descrivere, condividere e trovare contenute le loro emozioni, persone che praticano la mindful possono ricreare quel linguaggio interiormente e diventare comunque più flessibili e autoregolanti.

Ricordo durante il festival della meditazione all’auditorium le parole del monaco che spiegava cosa si poteva arrivare a percepire con la mindful. In modo semplice disse che l’essere con sè stessi nel presente porta ad uno stato di calma e di serenità, quasi di felicità. Non ci sono desideri di- altro, che portano lo sguardo rivolto al futuro o rimpianti di- altro, che portano lo sguardo rivolto al passato: il piacere deriva unicamente dall’essere presenti e sentirsi vitali. Ricordate una situazione in cui vi siete detti “non vorrei altro in questo momento”, probabilmente quel senso di appagamento è molto simile a quello di cui vi sto parlando. Probabilmente aggiungerei, siamo troppo abituati nella nostra cultura a perseguire e rincorrere stati esterni di cui abbiamo convinzioni circa la felicità, per questo ci abbuffiamo di cose, esperienze, relazioni o aspiriamo a raggiungere status che falliscono poi nel tentativo di darci appagamento. Avete mai pensato invece che una vita felice possa essere semplicemente il raggiungimento di una saggezza personale, ovvero di una vita significativa fuori da tutti questi clichè?

Un altro aspetto che si sviluppa notevolmente grazie alla mindful è la resilienza, ovvero il mantenimento di effetti positivi nonostante le avversità. La pratica aiuta non tanto a non provare sofferenza, non sarebbe umano, ma a persistere il meno possibile in questi stati. Molto spesso invece di lasciar andare qualcosa che ci ha fatto male o ci fa soffrire, lo tratteniamo nella mente e la rivediamo più e più volte, finendo con l’intossicarcene. In questo senso accettare ciò che arriva dalla mente senza giudicarlo per poi liberarcene, è un modo sano non solo di occuparci dei nostri stati psicologici, quanto di agire anche sugli effetti della nostra salute.

BIBLIOGRAFIA:

-DANIEL j.SIEGEL- MINDFULNESS E CERVELLO

-TARA BENNETT GOLEMAN, ALCHIMIA EMOTIVA

Rebecca Montagnino

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