La Società Fragile

Se dovessi associare un aggettivo per descrivere la personalità che ha la nostra società oggi, la prima cosa che mi verrebbe in mente è fragile. Fragile intesa come debole, intimorita, infiacchita, viziata, facilmente stanca, mancante di solidità. Tanto quanto una foglia che cade facilmente al primo piccolo alito di vento o come il vetro che si incrina se preso male.. La generazione dei post Millenials o generation Z ( o Me generation come la definisce Campbell) paragonata a quella di un secolo fà, ha contratto una sorta di vulnerabilità che la rende facilmente destebalizzabile, sembra facilmente cagionevole difronte alla tempra che avevano le persone di allora, all’età che hanno loro oggi.

A farmi riflettere ulteriormente su questo tema è stata la recente lettura di “Un uomo in cerca di senso ” di Viktor Frankl, psicologo dell’analisi esistenziale e fondatore della logoterapia, che visse tre anni nel campo di sterminio di Auschswitz e di Dachau. La prima parte del libro è il racconto della vita nei lager, la seconda è una riflessione esistenziale su questa atroce esperienza. Mentre lo leggevo mi sono sorte varie riflessioni; la prima banale, è che è un libro che tutti dovrebbero leggere, non solo per la storia troppo spesso dimenticata di quel periodo e su cosa vissero milioni di uomini, ma per capire il modo in cui alcuni sopravvissero, il come. L’autore infatti cita spesso una famosa frase di Nietzsche “Chi ha un perchè per vivere può sopportare anche ogni come” e non a caso gran parte della sua teoria è basata sulla ricerca del senso della vita, la quale permette all’uomo anche nelle condizioni più terrificanti, di avere un motivo per cui andare avanti. Significato della vita che palesemente manca oggi e già da molti decenni, con la conseguenza di un vuoto esistenziale avvertito e somatizzato da gran parte della popolazione

La seconda riflessione è un’osservazione sulla forza di carattere e di volontà che avevano le persone all’epoca e della sua scomparsa nell’uomo moderno. Cosa è accaduto? Sovente assisto a situazioni di gravi sofferenze o disagi che creano reazioni emotive molto forti, overreaction si direbbe in inglese, reazioni eccessive ovvero non proporzionate all’accaduto. Basta poco infatti per andare in crisi, è diventato difficile tollerare un sacrificio minimo quanto una deviazione dai propri piani, ci si spezza per situazioni che non sono così importanti, si crolla difronte a normali fasi della vita. Il senso di inadeguatezza e insicurezza è enorme anche rispetto a contesti dove il buon senso basterebbe.

L’idea è quella di una mancata colonna vertebrale- quindi di un’identità, sufficientemente solida da saper portare i normali pesi della vita o di uno stomaco eccessivamente delicato che non regge un cibo appena più speziato. In effetti quest’ultimo parallelismo rende bene il concetto anche nella pratica; la delicatezza delle persone è aumentata aumentando anche uno stato ipocondriaco per la salute. E’ migliorata la salute in generale, la possibilità di curarsi e al contempo sono aumentati i malesseri o la loro percezione, quanto lo è intolleranza a sopportarli. Si ha paura di tutto e per tutto, la colonna non irrobustita continua a restar tale persino nell’età adulta. Sicuramente più si avvicinano generazioni giovani più questo fenomeno è visibile. La situazione peggiora in proporzione rispetto a quanto aumenta lo stato di deresponsabilizzazione sin da quando sono piccoli; non si sgridano i bambini, non si dà loro regole, non si puniscono quando sbagliano. Non si educa ad allenare gli adolescenti a normali e progressivi challenge , si spiana loro un futuro o meglio un’idea di futuro facile. La crescita avviene quindi in una sorta di incubatrice in cui manca il confronto/ scontro con la vita e quando questa arriva, finisce per schiacciarli.

La vita di oggi è paradossalmente mille volte più agevole di quella dei nostri progenitori, che dovevano combattere con mancanza di soldi, di medicine, di condizioni igieniche salutari, con guerre, con famiglie più numerose. E paradossalmente sembra che siano le generazioni più anziane ad essere più solide e forti di quelle dei giovani

L’eccessivo benessere ha pian piano abolito queste difficoltà creando persone deboli, più che fragili, perchè non hanno nulla contro cui lottare e nulla per cui lottare. Frankl ancora affermava “le persone hanno abbastanza per tirare avanti ma nulla per cui vivere, hanno i mezzi ma non il significato

CONCENTRATA SUL PRESENTE E SUL PIACERE IMMEDIATO

A peggiorare la situazione è l’aspettativa rispetto la vita che non è realistica; aspettativa che tutto sia dovuto, facile, comodo, gratuito, senza sudore e senza dolore..e venendo cresciuta come una generazione di persone speciali, si convincono che questo benessere sia scontato. Ovviamente dal momento in cui questo non avviene c’è il crollo, forte, destabilizzante, che spesso lascia a terra o genera ingerenti patologie. E siccome tutti reagiscono in modo eccessivo, si perde il senso che non è normale invece essere tanto poco reattivi difronte a situazioni che potrebbero essere gestite in modo diverso, meno travolgente.

Il rischio è che il livello di reattività divenga sempre più basso e giustificato e la nostra società sempre più debole, come un raffreddore che se curato da subito e sempre con un antibiotico, annienta ogni reazione immunitaria. Nel caso della personalità quello che viene ad abbassarsi è oltre la capacità reattiva, è la volontà e gli sforzi o tentativi per riattivarla. Come a dire beati coloro che soffriranno, perchè saranno più temprati rispetto alle difficoltà della vita. Abbiamo parlato spesso di volontà debole e di quanto oggi in tanti campi si soggiorni troppo a lungo nella comfort zone. Si cede davanti a un non nulla, dando per scontato che non ci siano alternative, rinunciando a tentare altro perchè ci si crogiola in quella sconfitta con un senso di fallimento che sovrasta ogni cosa. E troppo intenti ad essere perfetti, non si tenta senza la certezza di ottenere e ottenere il meglio. Le aspettative così non solo non vengono riconosciute come eccessive o errate, diventando illusioni più che aspettative, ma non si comprende che il senso di delusione conseguente, sarebbe stato evitabile qualora la creazione di tali aspettative fosse stata più consona alla realtà.

LE CONVINZIONI DELLA SOCIETA’ FRAGILE. Che potere ho sulla mia vita? Che potere ho sui miei pensieri? Devo sempre essere perfetto, s enon lo sono, non lo posso tollerare. In genere le convinzioni dei ragazzi della generation Z circa la loro im-potenza personale sono queste, mentre quella sulla vita sono: il mondo dovrebbe essere un posto perfetto, dove tutto è facile come mi hanno insegnato e dove merito un posto speciale; devo piacere a tutti e tutti devono girare intorno ai miei bisogni. Non posso tollerare la fatica, l’incertezza, l’impegno, la delusione o l’ipotetico fallimento.

Impregnata sull’ottenere nel presente, senza pensare al futuro e al raggiungimento del suo piacere immediato, la società diviene così fragile, come fragile è la pelle, l’involucro che racchiude una personalità liquida, in grado di farsi permeare di tutto senza spirito critico. Il mondo fuori spaventa proprio a causa di questa fragilità e per il senso di inadeguatezza causato dall’inesperienza di vita e non conoscenza; non si è preparati alla battaglia, ancora meno alla guerra che a volte un senso di indignazione e perciò la possibile conflittualità, richiederebbe. Questa è perciò l’ennesima conseguenza nefasta di una civiltà narcisista, che ha pensato troppo al suo benessere e a ritoccare quella pelle, senza irrobustirla.

Ed ecco questa società a dover fronteggiare un problema reale come la pandemia, che la società fragile vorrebbe far sparire sotto il tappeto perchè probabilmente nel profondo sente di non riuscire a gestire, di non saper tollerare l’incertezza che deriva, di non possedere quella volontà mai appresa e quel senso di responsabilità e disciplina mai cresciuto.

L’aumento dl disagio psicologico che notiamo oggi nasce proprio da questo indebolimento e laddove l’ostacolo reale è stato rimosso, la mente ne crea per poter evolvere.

La società per rafforzarsi deve quindi trovare delle situazioni che creano una spinta evolutiva, che siano problemi esterni e che in mancanza di, diventano sempre più spesso interiori.

Rebecca Montagnino

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