La mia libertà finisce dove inizia la salute dell’altro

Cosa significa la parola libertà oggi? Nonostante persistano profonde ineguaglianze e sopraffazioni sociali ( e tanti fatti di cronaca ce lo ricordano quotidianamente), rispetto ad un tempo il concetto di libertà è cambiato drasticamente. La visione individualista del mondo ha portato e sta sempre più indirizzando, a scambiare desideri personali con diritti, riducendo le lotte per la libertà a richieste di soddisfazione del proprio piacere, richieste talvolta poco inerenti al reale significato di “essere libero”.

Un tempo la libertà era un bene che si perseguiva per la collettività, non solo fine a sè stessi, in quanto una comunità che sta bene, fa star bene anche l’individuo quanto viceversa. I temi per cui le lotte richiedevano giustizia erano temi che toccavano diritti civili e fondamentali per la vita.

LIBERTA’ INTERIORE Accanto alla rivendicazione sociale, esiste poi la libertà interiore, quello stato di apertura mentale, dato dall’essere sè stessi e in pace con sè stessi, rispettandosi e rispettando il mondo intorno. Implica la consapevolezza di chi si è, la sensazione di disponibilità che permette di accogliere il diverso, perchè non si è schiavi nè del proprio punto di vista, nè dei propri schemi. Come affermava C.G Jung ” la nostra libertà non sta fuori di noi, ma dentro di noi. Si può essere vincolati dall’esterno e tuttavia essere liberi, perchè ci si è liberati dalle catene interiori”. E se consideriamo a quanti condizionamenti sociali e a quante influenze permettiamo di suggestionarci, questo tipo di libertà è forse persino diminuito.

LA MASCHERINA, LA LIBERTA’ E I SUOI PARADOSSI Dopo che avrete letto il link davvero molto stimolante a fine pagina, la domanda su cosa sia la libertà oggi perciò e su come viene considerata, sorge spontanea. Spesso vediamo, si riduce ad un sentimento di bisogno egocentrato ad esprimere/soddisfare come e quando si vuole, il proprio benessere anche a discapito dell’altro.. O meglio dal momento in cui si vuole qualcosa, diventa un diritto averla, scavalcando perciò qualsiasi forma di responsabilità o di moralità. Ciascuno diventa così paladino (ma allo stesso tempo schiavo) dei suoi bisogni personali portati avanti come stendardi, persino quando non richiederebbero una dimostrazione così veemente o peggio, anche quando si sovrappongono senza esitazione sull’altro. Parlare perciò di una mascherina come lesione alla propria libertà, che poi è in primis un atto di rispetto e precauzione per la salute di chi ci circonda (in teoria quindi anche di chi ci è caro), ha senso quando ci sono milioni di dipendenze e catene mentali in cui si è un pò tutti invischiati????

Sembra quasi che questo fenomeno sia un simbolo d’emancipazione, un motivo di lotta, quando da anni si potrebbero combattere campagne molto più utili alla società senza cercare un simbolismo di oppressione; dove tra l’altro forse non c’è o se c’è, è giustificato da una situazione di emergenza che potrebbe colpire noi, quanto chi vorremmo proteggere. Invece di lottare per raggiungere una maggiore autonomia, la lotta cade su una mascherina…che tra l’altro aiuta ad evitare un peggioramento e un conseguente lock down, situazione in cui la libertà diminuisce ulteriormente tra l’altro. E in un momento in cui l’unità dovrebbe essere più che mai alleata alla libertà, -mascherina si/ mascherina no- diventa il motivo per creare due fazioni e dividere non solo le opinioni, ma capace di toccare le relazioni più di quanto faccia il distanziamento sociale.

La cosa sorprendente inoltre è poi che anche chi teme il virus non mantiene tutte le misure precauzionali, senza forse rendersene conto. Questa mancanza di consapevolezza porta ad un’ incoerenza, una sorta di ambiguità che chiaramente sposta a seconda dell’occorrenza, la gravità del problema. Vero è che da sei mesi le notizie contrastanti e bombardanti gettano una confusione totalizzante su una situazione già di suo sufficientemente caotica, se poi anche la posizione che si assume è ambigua, restare in bilico fa abbassare la consapevolezza e fa “scappare” comportamenti non attenti.

Un altro problema conseguente a questa situazione, specie per chi è giovane, è la difficoltà a dire no quando gli altri non la mettono. Tollerare lo stato di imbarazzo di indossarla laddove nessuno del gruppo provoca una sensazione di derisione o di esclusione: per chi ha un bisogno eccessivo di appartenenza e di riconoscimento, può così divenire insostenibile e portarlo a togliersela. Avviene lo stesso che avveniva un tempo a scuola quando si temeva di passare per secchioni ed essere cacciati dal gruppo. Essere retti in un mondo di disregolazioni non aiuta chi ha un carattere più passivo, e anche quando la si indosserebbe pure la mascherina, si toglie per essere come gli altri.

Manca evidentemente anche l’esempio di quelli che dovrebbero essere i modelli: se gli adulti dicono una cosa o ne fanno un’altra, se un presidente osa togliersela in diretta seppur positivo al covid, il messaggio di serietà del problema e di responsabilità personale si dissolve velocemente.

Non so più se quello a cui stiamo assistendo e che si camuffa dietro una sorta di indifferenza ai fatti, è negazionismo o negazione di ammettere e dover accettare questa pandemia. Forse è una risposta al disagio che provoca l’ansia dell’incertezza, la paura che non si esprime e si trasforma con il comportamento opposto a quello che viviamo dentro: se nego i fatti, nego ciò che sento.

Fatto sta che occorre ricorrere sempre alla minaccia, o alla multa per far osservare una legge, o seguire una regola che non lede la libertà individuale, quanto l’eventuale stato di salute del prossimo. Bisogna cioè far leva sulla punizione, perchè il senso di responsabilità e il senso di comunità a quanto pare non bastano a farci riflettere meglio su quanto facciamo e sulle conseguenze delle nostre azioni verso chi, diciamo essere importante per noi.

ttps://www.animafaarte.it/mascherina-o-museruola-la-liberta-e-dentro-di-noi/

Rebecca Montagnino

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