Il fallimento della democrazia…?

Qualche giorno fa stavo riflettendo sul fatto che le parole Democrazia, Comunità, Collettività, sono secondo la grammatica tutti nomi collettivi, parole cioè che indicano una pluralità di elementi racchiusi al singolare. Implicano quindi una condizione di oneness (parola inglese che indica l’unicità e l’integrità dell’insieme), dove un’unità è collegata all’insieme… Al di là della grammatica, nella vita reale, è davvero sempre così? A guardare il mondo oggi, a distanza di quasi un anno dall’inizio della pandemia sembrerebbe che quel senso di unità e bene collettivo si sia frantumato e concentrato unicamente sul bene individuale.

La parola democrazia deriva da due termini greci: demos, popolo e kratos, potere, governo. Nel modello di civiltà della democrazia della polis ateniese, ognuno era partecipativo ed interessato ai fatti della polis. Diversamente da oggi in cui solo un gruppo di persone viene eletto, assumendo la rappresentanza del popolo. Ciò che è andato cambiando sempre di più non è solo la partecipazione, quanto l’interesse per tutto ciò che ac-cade al di fuori al nostro IO.

LA FILOSOFIA E IL DECADIMENTO DELLA DEMOCRAZIA . Il concetto di fallimento della democrazia non è di certo un concetto nuovo. Dai tempi di Platone in poi la filosofia si è sempre interessata alla capacità dell’uomo e delle masse di sostenere tale tipo di governo. La stessa filosofia, pensiamo a Max Weber per citarne uno, ha sottolineato come nel corso della storia questo modello si sia dimostrato piuttosto utopico. Sembra infatti che più aumenta il grado di benessere, più diminuisce il grado di interesse collettivo.

Arrivati ad un certo punto nello sviluppo della civiltà, la responsabilità di scelta diventa “ansiogena” : paradossalmente viene percepita come un peso (peso decisionale difronte ad una vasta possibilità di scelta), tanto da essere delegata volentieri all’esterno, ad altro o altri che siano. La curva di ascesa dopo un periodo di stato democratico, tende quindi a stabilizzarsi per poi scendere verso una forma di anarchia e di deresponsabilizzazione. Ci si ubriaca di libertà, vivendola come scontata e volendone sempre di più, per arrivare poi a pretenderla anche laddove la propria soverchia quella dell’altro. La condotta deresponsabilizzante sembra quasi richiedere così l’intervento di un controllore esterno che ne assuma la guida, riducendo l’ansia dell’esercizio del libero arbitrio.

Come affermava Platone nella Repubblica “in un ambiente in cui il maestro teme ed adula gli scolari, gli scolari non tengono in alcun conto del maestro; in un ambiente in cui tutto si confonde, in cui i rapporti tra gli altri sono comandati dalle reciproche convenienze nelle reciproche tolleranze… allora la democrazia muore , per abuso di se stessa.” Se pensiamo che questo rappresentava una valutazione di un modello di governo se non perfetto sicuramente più funzionante, dobbiamo solo arrenderci a due convinzioni limitanti creataci nel tempo. La prima, che l’esercizio del potere migliori con l’evoluzione. La seconda che con l’evoluzione progredisca il nostro grado di responsabilità e di capacità di gestire la libertà.

DIFRONTE ALLA SCELTA Gli eventi più recenti dimostrano che se gli viene data la possibilità di scelta, non sempre l’uomo sa fare il suo bene, ancora meno quello collettivo. Come Adamo, se posto in tentazione, prima o poi rischia di mangiare la mela. P.Zimbardo a seguito della famosa ricerca alla Stanford University sulle origini del male nell’uomo, afferma nelle conclusioni della sua opera “Effetto Lucifero“, che siamo portati ad esorcizzare il male, ritenendolo una conseguenza di tratti di personalità deviate. Di fatto la ricerca dimostra che persone anche “normali”, se messe in un certo contesto dove il controllo esterno della condotta diminuisce, provoca un allentamento della coscienza e una regressione verso comportamenti “scorretti”. Si assecondano e poi si seguono le condotte negative del gruppo, da cui ci sente coperti. Questo a farci riflettere che spesso non dipende solo dall’individuo e dalle sue problematiche, ma dal contesto e dalla facilità del singolo, a lasciarsi andare senza autocontrollo.

Sicuramente se la pandemia fosse scoppiata in un’era lontana da questa narcisistica, sarebbe stato forse un pò diverso, ci sarebbe stato magari un comportamento meno egoistico ed egocentrico. Come affermava A. Lowen già nel 1983 in -Il narcisismo-, “A livello culturale il narcisismo può essere visto come una perdita di valori umani: viene a mancare l’interesse per l’ambiente, l’interesse per la qualità della vita, per i propri simili. Una società che sacrifica l’ambiente naturale al profitto e al potere rivela la sua insensibilità alle esigenze umane…quando la ricchezza occupa una posizione più alta della saggezza, quando la notorietà è più ammirata della dignità e quando il successo è più importante del rispetto di sè, vuol dire che la cultura stessa sopravvaluta l’immagine.. ” La cultura perciò modella l’individuo, quanto il suo contrario.

SIAMO DAVVERO DIVENTATI MIGLIORI? Quasi un anno fà ci eravamo convinti che questo momento di tragicità comune avrebbe reso le persone più buone, più unite, più rispettose e più solidali; invece l’essere centrati sul piacere personale forte era e forse ancor forte è rimasto. Specie in un momento di crisi economica, di gestione confusionaria della crisi sanitaria e con lo spettro di incertezze e difficoltà crescenti, i disagi sono esplosi in piccole o grandi modalità di protesta e di aggressività. Così si sono confuse le proteste di coloro che reclamano giustamente e quelli meno giustamente; quelli che spaccando le vetrine di chi già subisce tagli, credono di rivendicare qualcosa. Ma cosa, quale diritto non si sa. Chi ancora, nelle risse tirate su come flash mob, si sente una sorta di carbonaro, ribellione dietro a cui però tristemente non c’è nessuna lotta, nessuna vera protesta ideologica, quanto uno sfogo e un conseguente aumento di pericoloso caos. Ed è alquanto avvilente osservare che talvolta si sostiene e ci si “attacca” a vere ideologie, solo per fare un pò di casino, quasi per noia, per un pretesto, per uscire di casa.

Si mischiano così quei ruoli e quelle Idee, come affermava Platone, confondendo chi davvero ha qualcosa da rivendicare, da chi ha solo una tolleranza al sacrificio davvero minima e abusa della protesta vera come fosse una festa, invece che una manifestazione di difficoltà.

DAL DECADIMENTO AL FALLIMENTO. La democrazia fallisce quando l’individualismo prevale e vince sul bene collettivo : non si è più furbi se si fregano i regolamenti, se ne prolunga solo la durata, provocando mesi ulteriori di privazioni. Si costringe indirettamente ad irrigidire tali misure da cui si fugge, come fa un bambino capriccioso che disobbedendo va in contro alla sua punizione.

L’educazione protettiva e narcisistica in cui è andato perso il ruolo educativo/ autorevole a favore di un bene incondizionato e l’ eccesso di benessere prolungato negli anni, hanno portato a non considerare l’alterità e a non rispettarla. Esiste in questo disagio, un parallelismo tra ciò che avviene (o non avviene più) nelle regole di una famiglia e quello che avviene nella società. Rispetto e responsabilità per gli altri una volta disintegrati, allontano e distanziano infatti l’attenzione da problemi come l’ambiente e la sanità, che invece dovrebbero legare gli individui gli uni agli altri, come parte di un’unica comunità.

La Scienza, in mancanza di e per bisogno di, diviene così l’autorità in questo momento che sta assumendo un ruolo di educatore sociale, dando delle regole e sensibilizzando su quei fondamenti che ci rendono umani, o meglio senza di cui l’umanità non è tale e non va avanti. La scienza non fa distinzioni, proprio come non lo fa una pandemia: è per tutti, perchè dentro ci sono tutti.

PAROLE IN AIUTO. Oltre al recupero della responsabilità, mi vengono in mente mentre scrivo, altri due nomi collettivi, altre due realtà in grado di fare da collante, laddove si assista a tale disgregazione (o degradazione): civiltà – intesa come educazione civica dove, non a caso si parte dalla cosìddetta “buona educazione, che è l’insieme delle regole che permettono un relazionarsi rispettoso- e cultura che è quanto occorre alla formazione dell’individuo sul piano intellettuale e morale nell’acquisizione della consapevolezza verso il ruolo che gli compete all’interno della società. E come sempre la consapevolezza rimane la base di ogni processo trasformativo.

Rebecca Montagnino

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