W I SALDI..

La settimana scorsa ho passato la mattinata con mia madre guardando, cercando, non so come si dice, i saldi. Fino a qualche anno fa, probabilmente quando non c’era la crisi , non erano un evento atteso come lo è il Natale. Oggi l’avvicinarsi dei saldi viene pubblicizzato dai media molto prima  della loro “uscita” , contribuendo probabilmente a creare un entusiasmo che a me… sfugge.

Devo dire che non sono mai stata un’appassionata dello shopping e al di là se mi trovo in vacanza, non trovo un grande piacere a guardare le vetrine e comprare i vestiti.

Questa volta però l’evento aldilà di darmi piacere, mi ha gettato per due giorni in un leggero avvilimento. Ho riflettuto sulla cosa e sull’origine di un tale stato, che mette in genere gioia alla più parte delle persone.

Ci sono molte spiegazioni. La prima è che c’era troppa gente, mano mano che la mattinata si faceva più calda, i negozi si riempivano di donne, cagnolini di taglia così piccola che abituata al fatto di non trovarli fino a poco tempo fà nei negozi, ho rischiato più volte di calpestarli. Ancora c’erano nonne, bambini urlanti, una confusione raddoppiata dal fatto che le povere commesse erano pagate per l’occasione per ripetere a squarcia gola, con una cadenza di 30 secondi,  tutte, ma proprio tutte, le offerte presenti nel negozio.

Tra l’altro da qualche anno a questa parte credo che il direttore marketing dei negozi romani sia solo una persona, che di sicuro non ha fatto corsi di Pnl e a cui non hanno spiegato che ogni cliente è diverso. Ovunque infatti le commesse irrompono su di te appena metti un piede nel loro negozio con asfissianti e regolari ” Se le serve qualcosa..”, regola che vale per gli insicuri e per i non udenti . Per il resto della clientela trovo che avere sempre le commesse con il fiato sul collo, provochi una deconcentrazione fastidiosa. Non so a voi, a me danno solo la voglia di scappare dal negozio. Mi viene l’ansia, cosa di cui non soffro solitamente, mi passa la voglia. Un giorno sono stata persino cosparsa di un puzzolente profumo contro la mia volontà!

Ancora, un tempo se guardavi un capo appeso e arrivava un’altra cliente, era moralmente giusto, scansarti di fianco per permettere all’altra di osservare contemporaneamente gli abiti e in alcuni casi affiorava persino un sorriso di complicità. Oggi se ti avvicini ad un’altra cliente e osi mettere gli occhi su quello che sta cercando lei, ti arriva un’occhiataccia se non addirittura  il rischio di una gomitata ben piazzata. C’è una rincorsa frenetica a chi arriva primo, il quale ottiene  il diritto ad honorem di sostare individualmente e per tempo indeterminato, davanti ai vestiti.

Le commesse, i cassieri un tempo ti dicevano “buon giorno” e  “arrivederci e grazie”, oggi non lo dicono più, forse per questo sta scritto sugli scontrini. A me piaceva di più quando lo dicevano a voce, mi piaceva che arrivavo alla cassa e la tipa non stava chiacchierando o non  stava al telefono ad organizzare il  suo sabato sera e non  ti serviva dopo 15 minuti come se nulla fosse, come stessi disturbando la sua conversazione, senza rivolgerti mai lo sguardo. A volte provocatoriamente in tali circostanze,  mi esce un “scusi se la disturbo, ma vorrei  proprio pagare”

I negozi inoltre riflettono l’omologazione che stiamo vivendo, stessi colori, stessi modelli, stesse disposizioni all’interno del negozio, che è un pò come se al Louvre vedessimo solo la Gioconda in qualsiasi sala.

La cosa mi ha portato dapprima ad uno stato di noia, seguito da un crescente fastidio che è scoppiato in un senso di vuoto e tristezza quando ho capito che comprarmi un vestito non mi cambia proprio la vita e che mi sentivo lontana dall’appartenere a quel marasma. Piuttosto mi sono domandata cosa cambia in generale avere tanti vestiti e se rende davvero la vita migliore.

E’ finita che mi sono sentita un pò anacronistica e mi sono seduta su una panchina mentre osservavo mia madre girare nei negozi. Accanto a me c’era una signora anziana che faceva lo stesso con la figlia. Al che mi sono domandata con un pò di amarezza : sono diventata già anziana pure io?

Spero non sia questo. Mi son data la spiegazione che lo shopping non fa parte dei mie valori guida. Pazienza, ho comprato cose necessarie, che per mancanza di tempo rimando sempre e mi sono goduta mia madre. Quello si fa parte dei mie valori guida.

 

Rebecca Montagnino

 

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Una risposta

  1. danilaurora ha detto:

    Leggendo il post, mi è subito venuto in mente tutte le volte che sono salita in macchina la domenica. Di domenica, non è come gli altri restanti sei giorni, è piu facile trovare gente disattenta; che abbia fatto le ore piccole, che dal sonno probabilmente non si è mai svegliata e che invece di fare attenzione al resto dell’universo – visto che ci vive – pensa solo a quello che deve fare e non si rende conto di nient’altro. .

    Io anche odio aspettare davanti alla cassa, certe volte mi spazientisco così tanto che un “mi scusi, non è che potrebbe cortesemente fare il suo lavoro?” mi esce proprio dal cuore. Forse esagero e capisco la mancanza di cortesia, se pur poco professionale, ma almeno l’efficenza, certe volte c’è una lentezza esasperante in contrasto con la vita frenetica di Roma.
    Giusto alla Rinascente c’è professionalità, forse perché i prezzi sono talmente alti rispetto alla media che oltre al vestito compri il sorriso.

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