DOV E’ LA NORMALITA’?

L’altra mattina volevo comprare del pesce…capita…fa bene alla salute..

Sono andata al supermercato e ho atteso dieci minuti pazientemente, al reparto pesce. Non c’era nessuno a servirmi, al che ho fatto notare ad un altro dipendente del suddetto supermercato, che sebbene stessi accanto al reparto frutta e verdura, non volevo attendere ancora come un broccolo tutta la mattinata. Ha quindi chiamato il suo collega all’altoparlante e ho atteso, un pò meno pazientemente, altri cinque minuti, ma nessuno arrivava, finchè mi hanno annunciato che l’addetto al pesce era fuori a colazione e che potevo anche tornarmene a casa, così con molta tranquillità come se fosse normale. Ho cercato l’addetto al pane ma era assente (sempre che potesse aiutarmi lui poi), forse faceva colazione insieme a quell’altro. Ho sbuffato dicendo che era vergognoso, mi hanno risposto “Si Signora  è vergognoso”, ma non mi hanno offerto soluzioni alternative che ripiegare su un altro negozio, anche perchè a quel punto tornare a casa con il pesce (manco l’avessi pescato), era una questione di principio.

Solo che ..non è normale…

Mi son detta che andare al supermercato la mattina presto forse non era una buona idea, non era un buon orario, spesso però non lo è nemmeno all’ora di pranzo, perchè c’è una sola cassa aperta e la cassiera ti serve piuttosto imbronciata e ti tira i tuoi acquisti sul carrello della cassa. Sicuramente è triste che tutti mangiano insieme e lei dovrà mangiare da sola, a me dispiace, ma non è colpa mia!!! Mi spiace che oggi tocca a lei, ma non è normale prendersela con i clienti!

Ci siamo abituati a questa “normalità” perchè la viviamo ogni giorno, dalla mattina alla sera. Ci indigniamo  mille volte al giorno, al che finiamo per rimanere anestetizzati per non impazzire; per sopravvivere in una società assurda che ci propone l’assurdità come fosse normalità, dobbiamo chiudere gli occhi e le orecchie. Rendere normale l’anormalità. 

Ieri raccontavo ad un mio amico che mi è piovuto dentro casa (cosa assai triste), lui mi ha raccontato subito che c’era tanta acqua anche nel garage del padre, solo che la casa e il garage non sono la stessa cosa e non è normale non capirlo. Spesso è così, ci sovrastano appena parliamo di un nostro guaio con il loro, senza valutare se il nostro sia più serio, più faticoso, più sofferente, semplicemente perchè non ascoltano o peggio ..

se abbiamo un raffreddore quasi sicuramente hanno la polmonite, come fosse un gioco di carte, vince chi ha la carta più alta.

Non è normale, non è una gara a chi è più sfigato, non si vince il diritto ad essere ascoltato senza ascoltare.

Assuefarsi alla maleducazione, alla mancanza di rispetto, alla poca sensibilità, al non ascolto, alla scomparsa del senso civico non è sano, si perdono, se non si sono già persi, i parametri del buon senso e  del senso logico, non si differenzia più ciò che è salutare per la nostra vita, da ciò che non lo è. La follia diviene la norma. L’assurdità la quotidianeità.

In questa “normalità” la sensibilità, il giusto valore delle situazioni si dissolve, non è l’unico modo di sopravvivere alla bruttezza, quello di pensare solo a se stessi.

Nella bruttezza dei modi, dei problemi, del mal costume, si vive meglio semmai recuperando quel briciolo di solidarietà, di rispetto e di consapevolezza che ci permette di aprirci, consolare e ancor prima di vedere l’Altro, oltre che noi stessi.

 

 

Rebecca Montagnino

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Una risposta

  1. danilaurora ha detto:

    La rinuncia è il suicidio quotidiano, ci imbruttisce a poco a poco, e visto che è poco, raramente ci si fa caso…Anestetizza il ddesiderio e frena ogni movimento, ci rende avulsi ad ogni forma di libertà.
    Ma come esiste la rinuncia esiste anche il suo contrario: la conquista. La conquista della propria serenità, del proprio benessere, invece di aspettarlo come un regalo pret a porter, da consumo.

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