DATI DI FATTO

Come spesso riassumo da un libro letto di recente, ciò che trovo stimolante e spunto/spot di riflessione, nella speranza che possa esserlo altrettanto per voi:

Un’infinita possibilità di connessione e informazione ci rende veramente soggetti liberi?

Da “PSICOPOLITICA” di Byung -Chul Han :

 

“Quantified self. La fede nella misurabilità e nella quantificabilità della vita domina l’epoca digitale nel suo complesso…il corpo viene dotato di sensori che automaticamente registrano dati. Vengono misurati la temperatura corporea, il tasso glicemico, l’assunzione e il consumo di calorie, i tragitti dei singoli o la percentuale di grasso nel corpo. Vengono contati i battiti cardiaci durante la meditazione. Persino nei momenti di riposo hanno importanza prestazione ed efficienza. Vengono protocollati condizioni mentali, stati d’animo e attività quotidiane mediante l’automisurazione e l’autocontrollo che dovrebbero migliorare la prestazione fisica e spirituale. La mera massa di dati così accumulata non risponde però alla domanda: chi sono io? I numeri non raccontano nulla di Sè, contare non è raccontare, il sè infatti deriva da un racconto. Non si scrive più su di Sè per conoscersi. La raccolta dati svuota il Sè di ogni etica e verità, trasformandolo in una pura tecnica di autocontrollo. Persino la sofferenza viene letta come un mezzo per raggiungere poi i propri obiettivi.

Ogni nostro clic, ogni parametro di ricerca che immettiamo viene salvato. Ogni passo nella rete è osservato e registrato. La nostra vita si riflette completamente nella rete. Le nostre abitudini digitali offrono una copia esatta della nostra persona, del nostro animo. Siamo nella memoria digitale. Ora anche dalle cose che usiamo quotidianamente, siamo imprigionati. Il micro targeting è una psicopolitica basata sui dati, algoritmi permettono infatti di formulare  persino previsioni sul comportamento elettorale e di ottimizzare il messaggio.

I big data rendono leggibili i nostri desideri dei quali noi stessi non siamo espressamente coscienti. In effetti in determinate circostanze sviluppiamo inclinazioni che si sottraggono alla nostra coscienza. Potrebbero promuovere comportamenti collettivi  di cui come singoli non saremo nemmeno coscienti. Cosi diventerebbe accessibile l’inconscio collettivo. Ma i big data sono prima di tutto un grande affare: i dati personali  vengono incessantemente monetizzati e commercializzati, tanto che per chi si assesta su punteggi ridotti vengono negati prestiti. Sono questi “rifiuti”, il contrario di utilità, che indicano oggetti privi di qualsiasi uso possibile.

L’accellerazione della comunicazione come dell’emozione porta ad una dittatura emotiva, il consumismo introduce emozioni il cui scopo è suscitare un maggiore stimolo all’acquisto e più bisogni. Oggi si richiede alla persona non solo una rapporto cognitivo al lavoro, ma anche emotivo, tutto a rendere l’intera persona bloccata cosi nel processo di sviluppo.”

Aggiungerei una citazione di Oscar Wilde molto in tema…. “Viviamo in un’epoca dove le cose superflue sono le nostre uniche necessità”, lasciando a voi lo spazio ai commenti.

http://www.edizioninottetempo.it/it/prodotto/psicopolitica

 

 

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4 risposte

  1. www.fabtravel.it ha detto:

    Non ho niente da nascondere. Questa e la risposta comune della gente quando si avvisa che viene spiata da google o facebook. Questa risposta sotto sotto nasconde un piacere, un orgoglio nel sentirsi osservati e in un certo senso rappresentativi. Alla maggior parte della gente piace essere spiata. Oggi Hess non scriverebbe essere o avere ma scriverebbe “APPARIRE O CONSUMARE”

    • Rebecca Montagnino ha detto:

      si forse è vero è un epoca voyeuristica, quindi se mi spiano sono importante..ma il bisogno di privacy non ce l’ha più
      nessuno????

      • www.fabtravel.it ha detto:

        In realtà lo ha scritto Fromm. Non so come mi sia venuto Hess (tra l’altro senza la “e” finale) dato che conosco solo una sua frase: “Anche un orologio fermo segna l’ora giusta due volte al giorno”.
        E se lo correggessimo?

  2. www.fabtravel.it ha detto:

    Dati di fatto o FATTI DI DATI?

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