AUTONOMIA o ANCORA DI SALVEZZA?

Negli ultimi anni un pò in tutta l’educazione occidentale, ma specialmente in Italia, l’autonomia sta diventando un valore non solo poco considerato, ma quasi temuto. L’autonomia non è importante per una mia visione personale, piuttosto ricordiamo, è una parte FONDAMENTALE dello sviluppo dell’Io e della nostra crescita.

L’autonomia non è individualismo come si tende a credere (convinzione forse creata per non mettere in discussione la propria dipendenza); sono due concetti che, tra l’altro, hanno poco a che fare l’uno con l’altro. Autonomia è un termine che significa: facoltà e capacità di governarsi da solo, di reggersi da sè, di provvedere a sè e alle proprie necessità. Perchè viene dunque malvisto questo termine? Lo è nella misura in cui è l’opposto della dipendenza e perchè nella nostra educazione non è più prevista la differenziazione, anche secondo l’articolo preso da Fc continua ieri… Un esempio: è come andare al ristorante e mentre tutti mangiano la pizza, c’è chi ordina piatti diversi. Conoscete senza dubbio la reazione degli altri convitati, -ma dai , prendi anche tu la pizza, perchè mangi altro?- Ecco “gli altri piatti” sono la differenziazione. Andare a mangiare insieme significa stare assieme, non per questo si è costretti a seguire ciò che fanno gli altri per sentirsene partecipi. Ognuno può scegliere a proprio gusto o esigenza.

Tornando all’autonomia…Per quanto nessuno ammetta o abbia piacere a mostrarsi tale, ama in realtà essere in qualche modo assistito. Che sia dalla madre o dalla famiglia durante l’infanzia (e anche molto molto molto dopo), che sia dallo stato, che sia dal partner, che sia da un assistente virtuale come vediamo andar di moda oggi. Ci piace che qualcuno provveda a noi, si occupi dei nostri bisogni, soddisfi le nostre esigenze; insomma un’enorme zona comfort in cui sbracarci, materiale o emotiva che sia. Ci piace delegare, deresponsabilizzarci possibilmente e perchè no, farci viziare. Specie se siamo stati cresciuti così e se pur vedendone la trappola a lungo raggio, fiutandone le conseguenze, ci convinciamo e ci crogioliamo nel presente, in cui sembra che non ci sia problema e vada bene così. Allo stesso modo per la controparte, c’è un piacere che si trae dall’avere qualcuno alle nostre dipendenze, che sia da un punto di vista psicologico che economico, fisico o materiale: teniamo quella persona più vicina affettivamente a noi e ne ne assumiamo il controllo. Quindi non possiamo accusare nessuno di manipolarci, se non ammettendo che anche noi optiamo per una manipolazione indiretta, da cui traiamo qualche o più vantaggio.

Perchè la scarsa autonomia è maggiormente presente nella nostra cultura? Leggevo qualche tempo fa, come siamo in vetta in Europa, ma anche nel mondo, per i-gnoranza: con la quale ci si riferisce non solo al basso livello di studio e cultura (altro mezzo attraverso il quale ci rendiamo più manipolabili), ma riferito anche al fatto che in Italia soffriamo di mispercezione, ovvero una difficoltà a leggere la realtà.https://alleyoop.ilsole24ore.com/2018/10/03/litalia-e-il-paese-piu-ignorante-deuropa/?refresh_ce=1 Mi sono chiesta da dove venisse…probabilmente dall’educazione troppo conservatrice, nel senso di una concezione della famiglia chiusa a ciò che è esterno ( e di conseguenza al mondo). Vale da noi infatti troppo la parola della famiglia, troppo il loro consenso, troppo il loro giudizio, troppo il loro parere, troppo il loro consiglio. Come varrà in seguito troppo l’opinione degli amici, dei colleghi, dei vicini, dei contatti sui social (esattamente: il bisogno di approvazione..sempre lui!). Tutto ciò a discapito della formazione della nostra personalità. I danni psicologici sono enormi quando si saltano le normali fasi di emancipazione, di sviluppo fisico e psicologico. Ma permette al contempo per chi le persegue, di non esporsi, di non rischiare, di non sacrificarsi, di non rinunciare, di non lottare per la propria autonomia/responsabilità. E questo si estende anche dopo l’uscita di casa, quando nei legami affettivi, domina la paura, per l’incapacità di reggersi in piedi da soli e ancor di più per la convinzione di non potercela fare senza il sostegno altrui, anche materiale. L’aspettativa che il mondo, lo stato o qualcuno debba in qualche maniera provvedere al nostro fabbisogno, fa si che l’autonomia sia vista come un mostro. Le persone, abdicando alla loro indipendenza però, finiscono con l’esser prive di una loro personalità, perdendo la facoltà decisionale e di pensiero; non crescono o temondo di farlo, cercano ancora una qualche forma di “appoggio”/ancora di salvezza. E la conseguenza diviene paralisi interiore, vissuti di ansia come di insicurezza e di azione.

Perchè i genitori non vedono oltre il loro bisogno affettivo di creare individui simili-pertanto sempre controllabili / telecomandabili, le conseguenze di tale insegnamento? Così si sviluppano esseri infelici e limitati, che restano eterni adolescenti, non comprendendo invece che l’insegnamento dell’indipendenza è la base dell’essere adulti e della dignità. Hanno paura a diventare indipendenti perchè li viene mostrato come un cambiamento di una drammaticità a cui non sapranno adattarsi, vengono irretiti dal benessere che si ottiene restando a casa, potendo godere del proprio stipendio senza spese. Così se ne blocca la crescita e non si insegna loro a cavarsela da soli. Allo stesso modo lo diventano poi i rapporti di coppia, dove l’invischiamento finanziario continua e provoca labilità nell’ essere sinceri sui sentimenti e poco liberi nell’espressione di sè stessi. Laddove manca la parità nella relazione, si trasforma in una relazione d’aiuto o di mutuo soccorso, ma con enormi compromessi psicologici.

Per finire un trailer tratto dal film Ray, il famoso jazzista divenuto cieco molto giovane: una scena molto dura apparentemente, in cui la madre non interviene ad aiutare il figlio pur volendolo come si vede dall’espressione di dolore nel suo viso: in realtà se analizziamo bene, capiamo che gli sta insegnando qualcosa di fondamentale: a cavarsela da solo nella vita, perchè questo è quello che ci attende ogni giorno.


“Insegnare ad un bambino a mangiare, a lavarsi e a vestirsi, è un lavoro ben più lungo, difficile e paziente che imboccarlo, lavarlo e vestirlo”. M.Montessori

Rebecca Montagnino

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