STARE ACCORTI.

Ridimensiona il testo-+=

Tempo di lettura: 5 minuti

La lettura del bellissimo romanzo di Paolo Mausering– scomparso tra l’altro recentemente- “La variante Luneburg, mi ha stimolato una riflessione sull’importanza dell’attenzione. La variante (che non ha niente a che fare con le tristi varianti di cui siamo soliti incupirci in questo periodo) è qui una mossa di scacchi; la trama ha come tema centrale infatti il gioco degli scacchi, ma la posta riguarda la vita o la morte. L’Olocausto è lo sfondo storico della vicenda, costruita in un intreccio molto toccante e commovente attraverso un contenuto letterario originalmente intrigante.

Il passaggio che mi ha colpita però non è il nucleo della storia, per quanto di alto livello, ma probabilmente tocca un punto su cui già avevo orientato il mio pensiero ultimamente. C’è un momento in cui uno dei protagonisti chiede all’altro cosa tracci la differenza di talento e quale sia la qualità che la determina. ” Il tuo difetto è la disattenzione! E non è solo il tuo: è il maggior difetto di ogni giocatore . E quando parlo di attenzione, intendo qualcosa di più grande di quanto comunemente si pensi. I sacerdoti maya si cimentavano nelle loro feste sacre, in un gioco simile alla moderna pelota, ma nell’afferrare e nel lanciare la palla erano consapevoli che sarebbe bastato un solo sbaglio da parte di uno di loro a far precipitare l’astro del sole. Questa è l’Attenzione di cui parlo! Come se la posta in gioco fosse la tua stessa vita, o meglio non solo la tua-perchè tu potresti essere anche un potenziale suicida- bensì quella delle persone che ti sono più care. Tutto il resto diventa superfluo: la strategia, la tattica, lo studio delle finali è un corollario se viene a mancare questa forma di attenzione” .

Come a dire, l’Attenzione è tutto, viene prima di tutto! E’ una forma di assoluta partecipazione e compenetrazione in quello che facciamo.

IL NOSTRO BENESSERE MENTALE E’ UNA POSTA SUFFICIENTEMENTE IMPORTANTE? Riflettevo già da un pò su quanto sia vero che l’attenzione per ogni tipo di apprendimento, ma in fondo anche di funzione umana, faccia la differenza. Spesso durante le sedute mi trovo a ripetere le stesse cose, situazione da un lato normale perchè la consapevolezza non detiene accelleratori, dall’altro quest’ “assenza” frequentemente dipende da una carenza/caduta di attenzione. Se si aumentasse infatti la capacità attentiva, questa piccola impresa darebbe un aiuto enorme come vedremo in seguito, perchè attenzione e consapevolezza sono profondamente tra loro.

DISABITUATI ALL’ATTENZIONE. Siamo diventati un mondo di distratti: leggiamo sempre più distrattamente esuberi di notifiche che ci inondano ogni attimo, riceviamo messaggi e notizie senza sosta mentre facciamo altro. Di conseguenza siamo portati e aggiungerei però, a leggere, ascoltare, sentire in modo frettoloso e spesso senza la dovuta attenzione

Abbiamo imparato per salvaguardarci a selezionare tutto rapidamente e a distaccarcene emotivamente. Il nostro sentire così si affievola per una forma di saturazione e ci rende meno empatici, come possiamo leggere anche dal seguente link.

https://www.huffingtonpost.it/entry/non-ne-possiamo-piu-delle-tragedie-stiamo-diventando-meno-empatici_it_611f8f81e4b0ff60bf7fb2b4

La quantità, per non dire l’esubero, di informazioni e il sintonizzarci ripetuto con l’altro finiscono per desensibilizzarci come forma di difesa psicologica. Se da un lato questo meccanismo può essere necessario per la propria salvaguardia, può con il tempo portare ad inaridimento emotivo, quello che poi è alla base della sindrome di burn out.

Accade così che quando si ascolta qualcuno parlare, non lo si ascolta più davvero; arriviamo alle conclusioni prima che l’altro abbia finito di esprimere il suo pensiero, perchè così ci stiamo abituando a ragionare. Sovente dobbiamo ripetere ciò che abbiamo appena detto e non si tratta di sordità reale quella a cui assistiamo, quanto di sordità relazionale dovuta ad un’attenzione che diminuisce sempre più. Abbiamo mille input in entrata e il senso illusorio di onnipotenza di poterli assorbire tutti. Siamo sempre più distratti in tal modo da stimoli in aumento e non riusciamo a valutarne la priorità in entrata; in parallelo siamo anche troppo presi dal nostro bisogno di accettazione, per cui quando l’altro parla stiamo già formulando mentalmente una risposta degna di nota e molto smart..di conseguenza perdiamo il senso di quell’altro dice e molta della nostra capacità empatica svanisce. La causa sta quindi anche in un dilagante egocentrismo che rende sordi e bisognosi di irrompere nella conversazione manifestando di continuo il proprio io. Una sorta di logorrea narcisista che non ci permette di capire il mondo se non esclusivamente attraverso il nostro unico punto di vista.

Quello a cui si giunge comunque è che oggi le persone non si capiscono più: parlano la stessa lingua senza com-prendersi. E non è unicamente per i diversi livelli di consapevolezza con cui comunicano, a volte dipende dal semplice basso livello di attenzione! E’ davvero così poco importante quindi?

BE CAREFUL

Riflettevo ancora che in inglese un modo di tradurre stare attenti è “Be careful“, che se ci pensiamo letteralmente significa essere pieni di cura. Concetto bellissimo ed è forse proprio quest’aspetto dell’attenzione che voglio evidenziare e valorizzare con questo post. L’attenzione intesa come cura di sè, dell’altro e dell’ ambiente in cui viviamo. Se osserviamo ciò che accade, i problemi individuali e le patologie in aumento, lo sfacelo relazionale, i danni climatici e ambientali sono dati da questa mancata cura profonda. Ci siamo distratti e tutto questo sta avendo le sue ripercussioni.

Non solo prestiamo scarsa attenzione a questi tre aspetti, abbiamo anche difficoltà a mantenere l’attenzione per un tempo necessario; lo facciamo quindi con superficialità. Non solo per desensibilizzazione emotiva come abbiamo visto, spostiamo di continuo l’asse della nostra attenzione su cose molto più vacue che richiedono meno- sforzo, sono più “popolari”.. Ad esempio qualche mese fa domandavo ad una ragazza quante ore a settimana impiegava per ritoccare le sue foto prima di pubblicarle su Istagram, in tutto circa sette ore settiminali!

E poi diveniamo sempre più incapaci di concentrarci e sempre più inclini a deconcentrarci, specie su quegli aspetti che non siano tecnologici o materiali, come la lettura di un libro, l’ascolto dell’altro e l’introspezione. La consapevolezza stessa, cosi difficile da raggiungere, altro non è che un processo di attenzione – rivolta dentro di sè. Ricordiamo ancora che avere delle attenzioni è un modo di re che significa esattamente prendersi cura dell’altro e come diceva Simone Weil…

ACCORGERSI…Essere accorti inoltre, poco usato nella lingua italiana, contiene il participio del verbo accorgersi, dal latino ad a e corrigere, correggere. In qualche modo significa che se ci rendiamo coscienti di qualcosa, possiamo anche incidere per correggerlo o modificarlo. L’accorto in fondo è anche colui che vigila, che è prudente.

Insisto sempre e potrebbe sembrare pedante, come questo piccolo sforzo di attenzione al cambiamento inteso come focus a modificare pensieri e comportamenti, sia davvero minimo in fondo, mentre sono enormi i risultati che comporta. Basterebbe avere questa costanza sull’osservare come ci parliamo, come ci poniamo per avere nel giro di un mese dei risultati sorprendenti. Essere attentivi al proprio linguaggio interiore delucida in realtà molto sul nostro modo di pensare, sul nostro modo di valutarci, di colpevolizzarci o di renderci vittime; denota le convinzioni con cui viviamo e giudichiamo cosa ci accade. C’è tantissimo in quello spazio mentale che spesso viene ignorato, ovvero non portato alla coscienza.

L’attenzione abbiamo visto che è e diviene consapevolezza, ci dona la facoltà di poter cambiare e gestire in modo diverso ciò che per noi è disfunzionale o fonte di malessere.

Essere attenti è perciò la fonte del cambiamento, il primo essenziale gradino. Non a caso la mindfulness è tanto in voga, rappresenta un esercizio che ci riporta sulla concentrazione. Una sorta di disciplina della pratica della consapevolezza sta nel focalizzarsi difatti nel qui ed ora. Per usare una metafora che spiega bene questo concetto: nella danza quando si fanno i giri, occorre sempre guardare un punto fisso, sia per evitare di perdere l’equilibrio sia per mantenere la direzione! E’ una questione fisica di sistema vestibolare, ma probabilmente è così un pò per tutto.

Quindi..Prendetevi un periodo in cui innalzare l’attenzione dentro e intorno a voi, sceglietevi qualcosa su cui voler lavorare, il vostro modo di pensare, l’ascolto di voi stessi, un problema che volete risolvere. E questo fatelo diventare per un pò di tempo Il focus centrale che lega qualsiasi cosa facciate durante la giornata, state accorti dentro di voi su questo punto e nel giro di poco tempo i risultati arriveranno. Ma dategli davvero la giusta Attenzione, soprattutto con la giusta intensità, come affermava Mausering..

Stay hungry, stay careful.

Rebecca Montagnino

Potrebbero interessarti anche...

3 risposte

  1. MarcoDV ha detto:

    Bellissimo articolo, pieno di spunti, o con un unico spunto, ma fondamentale! L’attenzione. Ho il vizio di finire le frasi altrui prima che possano esprimere la loro idea fino in fondo, penso sia un’abitudine da rivedere al più presto. Nel frattempo la pratica costante della mindfulness, anche a piccole dosi, sta dando i suoi frutti!

    • Rebecca Montagnino ha detto:

      Rispondo ad entrambi i commenti, del secondo grazie? prezioso regalo e lieto ricordo…del primo va anche un grazie ovviamente. Felice che la mindfulness sia anche per te fonte di equilibrio e pulizia di pensieri..sull’aspetto dell’interrompere, credo sia un vizio nazionale imparato dalla cultura negli anni: come sopra se sei consapevole e stai attento, lo correggi, in pratica il sunto del post, facile a dirsi ad applicarsi volendo pure. E’ quel volendo che fatica in certi casi, non mi sembra il tuo!

  2. MarcoDV ha detto:

    Dimenticavo la citazione musicale! “Occorre essere attenti per essere padroni di sè stessi, e scegliersi la parte dietro la Linea Gotica.” https://www.youtube.com/watch?v=SqZgzMNxyQY&ab_channel=C.S.I-Topic

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

 

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.