SEMPLICEMENTE AUTENTICO

Stamattina quando mi sono svegliata mi avevano inoltrato la lettera che Jacopo Fo ha scritto dopo la morte della madre Franca Rame (articolo che vi consiglio vivamente di leggere).

Sono giorni, mesi, anni, che mi domando come lui, perchè questo paese sia così tanto malato di non autenticità, come se essere se stessi fosse troppo scomodo o sbagliato e la spontaneità fosse stata sostituita da un senso misurato di accettabilità.

Da un punto di vista etimologico il termine  autenticità significa : riconosciuto come vero.

Per  me  è dire, fare ciò che uno pensa o sente, ovvero mostrare ciò che uno è.  Non vuol dire non considerare l’altro, anzi lo aricchisce in quanto gli permette di liberarsi a sua volta e pone fine ai fraintendimenti e alle  strategie che purtroppo inquinano  ogni tipo di rapporto. Le relazioni se non sono autentiche sono malate e creano diffidenza .  Ritengo che al mondo ci sarebbe moltà più serenità se tutti si concedessero e pretendessero autenticità.

L’autenticità è la libertà dai ruoli, dalle costrizioni in cui ci imprigioniamo e  da cui ci lasciamo imprigionare per sembrare più adeguati…solo che con il passare del tempo questo gioco perverso finisce con l’allontanarci dal nostro vero sè.

Freud diceva che dopo aver basato la sua vita sulla ricerca della verità, gli veniva difficile mentire. E posso capirlo..

Così ho riflettuto sul fatto che in questo paese apparire conta più che essere e la famiglia si struttura su ruoli ancor prima che sugli affetti. I modelli genitoriali stessi non sono autentici e spesso sono basati sulla tiepida cordialità e sul “politically correct” anzichè sulla spontaneità. Ruoli stereotipati da secoli sono ancora presenti nelle dinamiche familiari, dove non conta ciò che uno è, quanto ciò che uno fa.Come se esistesse un unico modello per stare bene insieme, come se la felicità fosse un’istituzione piuttosto che un processo. “Bisogna” stare insieme perchè ognuno dimentichi le proprie insoddisfazioni individuali, per questo la differenziazione la separazione dei giovani  dalle famiglie, è vissuta come una tragedia invece che come un normale e sano sviluppo fisiologico. L’autonomia in Italia è un delitto (d’onore?) o un utopia, quasi mai il normale decorso evolutivo di un individuo.

I legami sono pertanto costruiti sul dovere più che sul piacere di stare insieme o di condividere, quando non sul terribile e temibile senso di colpa.

Le famiglie si riuniscono perchè si “deve” un giorno fisso della settimana, invece di cercare esperienze che creino ricordi ed emozioni. Si incontrano i parenti alle feste comandate, dove nessuno si frequenta mai durante l’anno; si parla di argomenti il più lontano possibile dal personale e in modo il più possibile asettico. Si filtra ciò che si considera adeguato e conveniente  al momento  e si passa una vita così.

Genitori che non conoscono i figli (ma verrebbe da chiedere loro sanno chi sono davvero?), il loro carattere, i loro gusti musicali, ma conoscono perfettamente i voti dell’ultimo compito di matematica, che chiedono ai figli sincerità, quando spesso sono loro i primi  a non mostarla. Così si cresce andando a funerali per senso del dovere, di persone che in vita non si vedevano mai o solo per pura formalità. Chi vorrebbe qualcuno al proprio funerale che si sforza di stare lì..?

Si ostenta un modello ovunque, dal lavoro, dall’amicizia , all’amore. E si sta male, molto male. Questo è quello che la non autenticità purtroppo insegna. Il presenziare al posto del coinvolgere e partecipare.

Osservavo Frida, mia piccola nipote e grande maestra di vita, qualche settimana fa, giocava nella piscina e io le sedevo accanto leggendo, per  non invaderla. Invece lei mi cercava perchè si stava divertendo e voleva condividere con me quel momento. Cercava il contatto perchè è bello e  è  istintivo condividere la gioia. L’essere umano è così fintanto che è autentico e lo è finchè le sovrastutture caratteriali, la paura del guidizio altrui, la disconoscenza delle emozioni lo allontanano dall’essere realmente se stesso.

Sono d’accordo con Jacopo Fo nel ritenere che, se non si inizia dalle famiglie a creare modelli di autenticità, se  non ci si dedica con impegno all’educazione sentimentale, se non si osa essere veri, le persone saranno sempre più malate ed egoiste.

Fino a quel momento sarà pertanto  quasi impossibile   pretendere di ricostruire un paese leale e felice.

Rebecca Montagnino

 

 

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2 risposte

  1. mr.crocodile ha detto:

    Molto bello questo pensiero, illumina come un riflettore la realtà quotidiana. Chissà per quale motivo ci incastriamo a pensare di agire così se poi questo comportamento genera malessere…
    Il problema è che se pochi soltanto agissero in questo modo sarebbero additati. È un po’ come chiedere lo scontrino. Se fosse un uso comune nessuno si preoccuperebbe della reazione degli altri. Siamo un po’ troppo gregge di pecore forse…

  2. danilaurora ha detto:

    Riflettevo proprio oggi sul concetto di famiglia e pensavo: “la famiglia è dove l’amore è condiviso” infatti è grazie all’amore che abbiamo accesso all’altro, è attraverso il dialogo d’amore che ci concediamo di perderci nel nostro inferno e speriamo che l’altro ci riprenda, come Virgilio fece con Dante. Così è nella relazione che due persone smettono di impersonare ruoli, di compiere azioni orientate a uno scopo e, nella ricerca della propria autenticità, diventano qualcosa di diverso rispetto a ciò che erano prima della relazione, svelano l’uno all’altro diverse realtà, si creano vicendevolmente ex novo, cercando nel tu il proprio se stesso.
    Battiato canta: “E guarirai da tutte le malattie, perché sei un essere speciale, ed io, avrò cura di te.”. Dopo la maggior età, dipende anche da ognuno, da chi andare a farsi curare 😀
    e con allegra ironia aggiungo: “evviva la sofferenza”!! 😀

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