SCHEMI MENTALI

Molte persone mi chiedono quanto sia difficile risolvere  i problemi altrui  nel mio lavoro..certo non è facile, ma non sono i problemi in sè a spaventarmi…Trovo che una delle cose più difficili oggi sia non tanto far affrontare il problema alle persone, quanto scalfire i loro schemi. Ho capito nel tempo che prendere di petto le convinzioni non fa altro che rafforzarle. Molte delle afflizioni di cui soffre questa società derivano innanzitutto da un modo di vedere le cose  univocamente,  che provoca ansia e senso di oppressione. (pensate che dovete percorrere una strada, la trovate imbottigliata, a quel punto pensate di avere diverse alternative: non sarebbe una svolta? o è meglio stare in fila per ore?)

Mettere in discussione le idee delle persone che hanno sulle cose equivale a contrastare un’ondata di rigidità. Gli schemi si formano per cultura, per origini, per apprendimento inconscio e come tali restano annidati sotto forma di opinioni o convinzioni. Ci vuole più forza a rendere una convinzione limitante un’idea come tante, che permettersi di vedere la realtà attraverso diversi punti di vista. In questo senso la Pnl aiuta, se usata bene, a rivedere le assunzioni che stanno al base del pensiero irrazionale e ad acquisire flessibilità, ovvero la capacità di pensare che il nostro modo di vedere le cose, è solo uno dei tanti, ma spesso non è l’unico. Oggi l’eccessiva ricerca di rassicurazione e di sicurezza ha abbassato la tendenza, un tempo innata e curiosa, di aprirsi a cose ed idee nuove. E se l’idea è la stessa di quella che hanno tutti “gli altri”, tanto meglio, ci  rassicura ancora di più di essere nel giusto. Così si cammina avanti guardando sempre dritto e mai altrove.

Si perde la prospettiva più ampia delle cose che stanno attorno. Ci si uniforma e mettere in discussione la propria idea è come rompere gli schemi che seppur obsoleti ci hanno guidato fino a quel momento. Non possiamo più catalogare come ci viene comodo fare, semplicemente perchè non c’è niente che è immutabile o imprevedibile, l’incastrare cose e persone in schemi è un’operazione illusoria (anche se apparentemente confortevole) sin dall’inizio.

Le resistenze diventano un’armatura pericolosa, limitante, contro cui combattere ogni giorno, ma se non si sciolgono quelle catene mentali è impossibile vedere il resto.

Già i filosofi greci dicevano che non sono le cose in sè a farci star male, quanto l’idea che ne abbiamo…

Come dice Bauman (che ho avuto la gioia di ascoltare e vedere dal vivo di recente)

” L’incertezza è l’habitat naturale della vita umana, sebbene la speranza di sfuggire ad essa sia il motore delle attività umane. Sfuggire all’incertezza è un ingrediente fondamentale o almeno il tacito presupposto di qualsiasi immagine composita della felicità.”

Tutto ci ha spinto dal dopo guerra ad oggi  a cercare sempre più  sicurezza e questa società è arrivata a farci illudere di poter dominare e prevedere tutto, dal meteo alla progettazione della propria vita. Non solo non è vero, non è possibile, ma l’attimo in cui  prima o poi dobbiamo uscire da questo sogno rassicurante,   crea una destabilizzazione profonda  nel nostro ordinato “truman show”.

Lo so ci vuole forza, coraggio, umiltà per rompere i propri schemi, ma la strada al di là è sempre più facile e in discesa …non solo…ci sono mille strade oltre i propri schemi!!!!

Ringrazio per questo articolo Andrea a cui debbo questo blog ( e non solo.) e la possibilità di dire ciò che sento, per il confronto costante e stimolante che è alla base di molte delle cose che scrivo .

 

Rebecca Montagnino

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