Il potere della SERENDIPITY

L’uomo si è svegliato in un mondo che non comprende: ecco perchè cerca di interpretarlo” CG JUNG

A tutti coloro che cercano e vivono di serendipità e a tutti coloro che un giorno la scopriranno…

Serendipità è la traduzione del bellissimo termine inglese serendipity, termine con cui si intende l’occasione di fare delle scoperte illuminanti in modo del tutto casuale ed imprevisto o di trovare qualcosa di prezioso mentre cerchiamo altro. Horace Walpole coniò tale parola nel XVIII secolo in una lettera ad un amico, per descrivere la sua avvincente scoperta di un dipinto perduto. A sua volta il dipinto del Vasari da lui citato, si rifaceva ad una storia in cui tre protagonisti trovavano una serie di indizi salvifici; tre prìncipi come tre intuizioni giunte per puro caso o per arguta capacità di osservazione. Da allora serendipity è stato usato in vari ambiti della letteratura, della scienza e della psicologia.

Io come molti di voi ebbi la folgorazione vedendo il film “Serendipity”, che seppur non rende pienamente omaggio alla magia del suo significato, spiega abbastanza bene il concetto. Quando cercai approfondimenti, realizzai che la nostra lingua pur avendo la traduzione con serendipità, non usa questo vocabolo: se non abbiamo il termine, non abbiamo il concetto e così perdiamo anche l’opportunità concreta di inciampare in eventi serendipici. Me ne inebriai allora, forse perchè già inconsapevolmente ne facevo uso; ho sempre ritenuto l’istinto e l’intuizione, come l’attenzione alle coincidenze, delle guiding light. La mia vita è stata costellata di scoperte casuali e significative che hanno segnato la mia esperienza, nel tempo ho assottigliato la capacità di leggerle e avventurarmici dentro. E devo ammettere, sono state sempre delle ottime compagne, sovente anche rivelatrici preziose di parti di me.

CHI è CURIOSO NON SI ANNOIA MAI. Sempre serendipicamente ho scoperto un nesso, tra la curiosità e la serendipity.

La curiosità è a mio parere una qualità rara (forse persino in via di estinzione) al giorno d’oggi. Essere curiosi richiede infatti impegno e approfondimento, più si è curiosi più veniamo letteralmente rapiti dal burning desire di conoscenza. Richiede allo stesso modo una buona attivazione sensoriale; non a caso questa caratteristica rappresenta l’antidoto alla noia e l’arma contro la pigrizia. Diventa quindi una volta attivata, un input al movimento inarrestabile che ci trascina verso quel qualcosa che ha attirato il nostro interesse. La persona curiosa non si limita a scoprire un vocabolo nuovo ad esempio, va alla ricerca del suo significato.

Le reazioni umane difronte a questo stimolo variano: ciascuno ha un suo modo di rispondere. Mentre alcuni non potranno fare a meno di seguire l’input avidamente, altri spegneranno l’informazione in entrata. Dipende da quanto siamo aperti all’intuizione e/o abbiamo una disponibilità al contatto con le nostre emozioni. Per i primi la curiosità è nutrimento, per gli altri rappresenta persino il rischio di uscire dalla loro confort zone (= pericolo). In qualche maniera queste due tipologie, rimandano all’antico dilemma esistenziale tra libertà e sicurezza.

Considerando poi oggi quanti stimoli invadono e si accavallano nelle le nostre giornate, dobbiamo continuamente selezionarli. Molti tra quelli che arrivano sono in realtà perdite di tempo, nel senso che non portano a niente, vengono usati solo per distrarci. Riflettevo a tal proposito che negli anni, ciò che ricorderemo saranno le piccole o grandi follie che abbiamo fatto, le avventure in cui abbiamo vissuto pienamente, non il tempo ad esempio speso sui social. Saranno stati cioè gli eventi mossi (e-mozione) dalla curiosità.

L’essere curioso, tornando al discorso, probabile si pone più domande e pretende più risposte; ha una capacità selettiva diversa (sceglie cosa seguire in base alla sua percezione) e un sentire che lo “obbliga” a cercare sempre maggiore informazioni. Colui che non è curioso contrariamente ha un livello di attivazione neuronale e di accensione emotiva minore.

Per chi è curioso ancora, esiste sempre qualcosa da scoprire, qualcosa da inseguire e in cui perdersi. A volta la foga è così forte da annullare il tempo e lo spazio, altre la fatica e gli ostacoli. E’ una sete insaziabile che anche quando si placa, ha bisogno subito dopo, di nuovi fonti verso cui dirigersi. E’ un atteggiamento il suo di disattenzione attentiva, o di un’attenzione fluttuante ed è questo stato che porta all’effetto serendipico.

La curiosità ha a che fare con l’immaginazione (il cui meraviglioso significato è: libera il Mago che c’è in te. Il Mago ricordiamo è tra l’altro un importante archetipo junghiano in grado di trasformare la realtà, come di curare. ) Ho sempre pensato che se sviluppassimo le capacità immaginative dei bambini, questi sarebbero maggiormente in grado di coltivare attività che contrapporebbero alla noia. Vediamo sempre più bambini; bambini che pur possedendo negozi di giocattoli nelle loro camere, non sanno più inventare, non sanno più usare fantasia e creatività che stimola la loro mente e la loro manualità. Hanno in fondo molto spesso come modelli, genitori che contrastano la noia alienandosi su un telefono, o davanti a serie in streaming, con il risultato di una società farcita di individui con sempre meno curiosità e conoscenza. Perchè la curiosità è una via che conduce alla conoscenza.

Chi è curioso ha quindi la “fortuna” di avere incessantemente qualcosa da cercare, sente necessaria la voglia di sorpresa ed impara al contempo a sorprender-si, nel senso che è capace di cercare gli stimoli autonomamente dall’Altro.

SCOPERTE SERENDIPICHE. Ho trovato così, sempre per coincidenze, che esiste nell’ambito della ricerca scientifica un effetto serendipity secondo cui, molte scoperte sono avvenute per caso o mentre si era intenti a cercare altro.

La scienza ha recentemente spiegato cosa accade neurologicamente in questo processo, qui un link per chi volesse approfondire.

https://www.corriere.it/cultura/19_novembre_18/valore-serendipita-lectio-magistralis-telmo-pievani-a919ad18-06da-11ea-8c46-e24c6a436654.shtml

La ricerca moderna infatti si avvale moltissimo della curiosità dei ricercatori, la curiosity driven, o facoltà dell’intuito o del pensiero trasversale. La chemioterapia, il peacemaker, la saccarina, il parabrezza, la luce al neon sono tutti esempi di ricerche nate per caso, come la più nota legge di gravità o la scoperta d’America.

Per alimentare la predisposizione a cogliere tale effetto, bisogna avere la flessibilità a spostarsi agilmente dal proprio punto di vista e vedere le cose da differenti angolazioni, come di nutrirsi di letture differenti, pensieri opposti e non avere idee preconcette che provocano irrigidimento nel nostro pensiero e comportamento. Come può essere d’aiuto fare le stesse cose ma in modo diverso al solito, stimolando perciò la mente laddove non è solita andare.

https://www.focus.it/scienza/salute/svelato-effetto-serendipity-meccanismo-apre-a-scoperte-inattese

LA PSICOLOGIA E LA SERENDIPITA’. Imbattersi in qualcosa di piacevole provoca in genere una sensazione di benessere e già questo sarebbe motivo sufficiente a farci entrare in uno stato di apertura mentale e attenzione maggiore. Tale stato però, sebbene auspicabile, trova una forte resistenza, perchè sappiamo come l’apertura alle novità attiva in alcuni la paura del cambiamento.

Questo spiega maggiormente perchè ci siano sempre meno esseri curiosi (non impiccioni, di quello che ne abbonda la rete!!!!) e meno individui intellettualmente attivi, desiderosi a cercare novità, a rivoluzionare le proprie convinzioni. Difficilmente una persona mentalmente chiusa è in grado di spezzare le catene dei suoi schemi o di intraprendere con facilità comportamenti diversi, anche quando la fanno stare meglio. Paradossalmente per cogliere la serendipity bisogna sviluppare una nuova forma di disciplina: una disciplina orientata alla creatività, il che può sembrare un ossimoro, ma è l’esatto stato per sviluppare tale effetto.

Un altro aspetto peculiare della serendipità è la mancanza di aspettative. Come Colombo scoprì l’America per caso cercando altro, noi dovremmo vivere togliendo il freno a mano al nostro bisogno di controllo. Ricordiamo infatti che è prima il caso che combina gli elementi ed è poi la nostra capacità di seguire quello che l’intuizione ci dice, a farci leggere le coincidenze.

Mi sorge una domanda a questo punto: siamo davvero predisposti a mollare ciò che conosciamo (e ci rassicura) per andare dietro a ciò che non conosciamo (e ci spaventa)? A volte durante i miei corsi di formazione uso l’esempio del gelato. Proprio ieri passavo difronte ad una famosa gelateria romana che propone ben 150 gusti (luogo scelto tra l’altro nel mio esercizio…ah le coincidenze!) Quali gusti prendereste in una Babele di gelato così? i soliti conosciuti o qualcosa di nuovo, anche strano, fuori dalla vostra consuetudine? Spesso la risposta che sento è: i gusti che prendo sempre… E quindi se non siamo disposti a rischiare un cono di novità, forse buon forse cattivo, cosa siamo disposti a rischiare per cambiare qualcosa di noi?

LE QUALITA’ CHE ALIMENTANO LA SERENDIPITY.

Il caso è la manifestazione della necessità esterna che scava un cammino nell’inconscio dell’uomo” Andrè Breton

La lentezza, la calma interiore, l’apertura mentale e la saggezza sono le variabili considerate importanti nel facilitare la scoperta serendipica. La lentezza perchè esercita l’attenzione, la calma perchè è la radice dell’ equlibrio e della centratura, l’apertura mentale l’abbiamo in qualche modo analizzata prima ed infine la saggezza necessaria soprattutto nel legare gli accadimenti e saperne coglierne il significato.

Il brainstorming ancora come la riflessione fuori schema- l’outside the box, rappresentano tecniche di aperture di sinaptiche nuove, utili nel lavorare in modo meno mentale e più intuitivo, come le recenti ricerche di neuroscienza ci mostrano.

Per chi volesse approfondire il tema da un punto di vista psicologico:

https://lamenteemeravigliosa.it/che-cose-la-serendipita/

https://www.tuttogreen.it/serendipity-per-vita-migliore/

Correlazioni con il concetto di serendipity li ritroviamo anche in Jung con la teoria sulla sincronicità. Con questo termine lo psicoanalista definì il nesso o la coincidenza archetipica delle nostre aspettative con un fenomeno esteriore. Jung affermava infatti la presenza nell’essere umano oltre che di un inconscio personale, di un inconscio collettivo. Questa forma di universalità di collegamenti tra il passato e il presente, tra culture diverse è un tessuto di esperienze in cui le vicende umane si intrecciano in nessi acasuali, dando quel senso meraviglioso di interconnessione che distingue la teoria Junghiana dal resto dei teorici del suo periodo.

Usiamo sempre più la mente (male nel senso che mentalizziamo spaventati dal poco contatto con i nostri pensieri ed emozioni più profonde) e perdiamo sempre più l’uso del nostro istinto; quell’Es selvaggio, che è una ricchezza straordinaria nella nostra vita. Abbiamo paura dei nostri impulsi solo perchè abbiamo smesso da troppo tempo di ascoltarli, tanto da non sapere forse nemmeno più di averli. Le coincidenze, come l’intuito sono invece bussole preziose, suggerimenti di esperienze che vanno oltre il visibile. Come diceva infatti Antoine de Saint -Exupery “l‘essenziale è invisibile agli occhi”.

Rebecca Montagnino

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