DIVENTARE NOI STESSI

“A gran parte di noi viene insegnato sin dall’infanzia a dedicare maggiore attenzione ai segnali che provengono da altri individui, anzichè dall’interno di noi stessi . Veniamo esortati a ignorare le nostre esigenze i nostri desideri per impegnarci a vivere in base a ciò che gli altri si aspettano da noi” Nathaniel Branden

Quando diventiamo noi stessi? Quando impariamo a conoscerci, a capire i nostri bisogni e a rispettarli senza essere condizionati dal giudizio altrui. Diventare se stessi non ha nulla a che fare con il diventare perfetti, intanto perchè il cercare la perfezione implica che lo stiamo facendo per gli altri, secondo motivo perchè significa che solo quando otteniamo un risultato ci accettiamo, altrimenti ci disprezziamo e pensiamo di non valere nulla. Il nostro valore è molto più correlato all’essere che al fare, le nostre azioni infatti dovrebbero avere lo scopo di esprimere chi siamo e non il contrario, agire per dimostrarci o soprattutto dimostrare a terzi quanto valiamo.

“Il primo passo verso il cambiamento è la consapevolezza, il secondo l’accettazione, il terzo è l’azione” . Così afferma Nathaniel Branden famoso psicologo che si è dedicato allo studio e al miglioramento dell’autostima (lo ricordiamo per la bellissima opera ” I 6 pilastri dell’autostima” uno dei libri migliori sull’argomento), che definisce

come il riconoscimento della propria efficacia, sentire cioè di poter fare, di possedere le competenze per qualcosa e il sentirsi meritevoli d’amore. Sono queste in genere i due aspetti da cui derivano le ferite della poca autostima; il non percepirsi come persone che valgono abbastanza e che non sono pertanto sufficientemente degne d’amore. Sia perchè siamo cresciuti in una famiglia disattenta ai nostri bisogni emotivi, o ancora peggio psicologicamente distruttiva, sia che siamo cresciuti in una famiglia in cui l’attenzione era eccessiva e condizionante, dobbiamo, ad un certo punto nella nostra vita, fare i conti con questo stato. Diventare se stessi è quindi ritrovare quello che siamo realmente, senza condizionamenti, giudizi, idealizzazioni, bisogno di accettazione altrui. La mia personale definizione di autostima infatti è il raggiungimento di uno stato in cui diveniamo semplicemente noi stessi, in grado di apprezzarci e di valorizzarci. Come quando appagati compiamo un duro lavoro e alla fine ci sentiamo soddisfatti, stanchi ma realizzati: scaliamo una montagna e ci fermiamo a guardare indietro la strada fatta. E’ ancora l’accettazione dei limiti quando è necessario riconoscerli e il desiderio di superarli subito dopo, semplicemente perchè la nostra vita ha valore e noi abbiamo il diritto, quanto il dovere di onorarla e di non sprecarla.

Diventiamo noi stessi con un senso di riconoscimento puro, senza contaminazioni da dictat esterni, senza bisogno di riconoscimento altrui quando ci guardiamo per la prima volta in uno specchio, quello del nostro Io più profondo, quello della nostra anima. E’ questo lo stato in cui vorrei guidare tutte le persone che incontro, contribuire al loro miglioramento, vedere il sorriso di chi finalmente giunge al traguardo del suo viaggio interiore, la luce che ogni volta sprigiona questo tipo di insight. Vedere la persona consapevole di chi sia, consapevole che ci è voluta fatica, impegno, coraggio, dedizione e che sa che per mantenere questo stato, bisognerà praticare ogni giorno questo sforzo. In fondo se davvero si cerca il miglioramento di sè non c’è altra via, alla fine è una strada che segna la nostra vita e la cosa bella è ci si arriva, questo è certo, con impegno e coraggio, ci si arriva.

Sto notando e il periodo storico in cui siamo lo richiede, quanto stiano aumentati i corsi di crescita personale. La crisi che la pandemia ha scatenato ha messo in evidenza una crisi in cui probabilmente prima stavamo solo sfuggendo a livello personale e collettivo. Ora occorre ritrovare quel centro e ritrovare un senso diverso di stare al mondo, fortificarsi, tirare fuori il meglio di sè, ammutolire sabotatori interni, rimboccarsi le maniche. Senza autostima è chiaro che è tutto molto più difficile, i pensieri negativi rischiano di prendere il sopravvento, le paura di indebolirci e noi di perderci nuovamente in situazioni che non sono prioritarie. Qui di sotto vediamo un piccolo schema su come si forma la bassa autostima e come possiamo notare è un meccanismo circolare dove i pensieri negativi creano stati ansiosi, che vanno poi ad influenzare il rendimento, confermando quelle aspettative negative che più temevamo.

Non solo questo processo è presente in molti di noi, consapevolmente o meno e i pensieri che stanno alla base o meglio le convinzioni negative, sono le stesse per la maggior parte di noi. E’ particolare quindi il fatto che pur dipendendo dalla storia individuale questi pensieri siano in qualche modo collettivi, a dimostrazione che l’autostima o la bassa autostima dipenda più dal modo in cui abbiamo costruito il nostro atteggiamento mentale che per i fatti in sè. Qui di sotto c’è un elenco delle convinzioni più frequenti sul tema:

In queste settimane sto seguendo un bellissimo corso su “Il viaggio dell eroe” con la dottoressa Ombretta Cecchini e Claudio Belotti che oltre ad essere un tema che mi ha affascinato negli anni e che attendevo con entusiasmo, è comunque una metafora in cui ogni essere umano viene rappresentato. Ognuno di noi infatti percorre in questo momento storico un cammino dove può cogliere l’opportunità di questa crisi, anche per rivedere il senso della sua vita o per darglielo, per rivedere i suoi valori o per stabilire quali siano, per uscirne migliorati. Ogni viaggio interiore che tocchi le nostre zone d’ombra infatti ha un potere trasformativo e ci può condurre verso l’autorealizzazione.

Nel corso dei molti anni del mio lavoro, ho fatto esperienza di false autostime, autostime cioè caricate dai bisogni di proiezione narcisistica dei genitori (su cui allego un link con un articolo recente sull’argomento); etero-stime scambiate con autostime, autostime condizionate cioè dal giudizio altrui. https://www.stateofmind.it/2020/05/aspettative-genitoriali-sviluppo-falsose/

Autostime che aspettano, come per la revisione delle macchine un feedback esterno che sia tutto ok, creando uno stile di personalità dipendente da quello che gli altri vedono e valorizzano o meno su di noi. L’autostima non ha niente a che fare con il perfezionismo, è un processo in divenire, quello che conta non è essere impeccabili, quanto fare realmente del proprio meglio e di volta in volta aumentare quel livello. Secondo A.Robbins non ci può essere infatti una vera soddisfazione nella vita, senza un’aspirazione alla crescita nell’uomo.

Quando la nostra autostima è influenzata e condizionata dal giudizio altrui siamo sottomessi e quel bisogno si chiama bisogno di accettazione. E’ uno dei nemici più grandi e fuorvianti per la creazione dell’autostima. Finchè siamo imbrigliati nell’idea che gli altri avranno di noi, non possiamo diventare noi stessi, perchè il nostro Io dipende da quello altrui, dal suo giudizio, dalla sua accettazione, ne teme il rifiuto, si sottomette al suo verdetto e al suo desiderio. Non a caso il secondo nemico che ne consegue, è l’assenza di assertività, ovvero l’incapacità di affermare ed esprimere i propri diritti e bisogni, il vivere autonomamente, nel rispetto personale e degli altri .

Diventare sè stessi forse è il compito e il dono principale che abbiamo nella vita e considerato che questa è limitata dal tempo, significa anche dare un senso diverso e più alto alla nostra esistenza.

Se sei interessato all’argomento partecipa sabato 6 giugno ore 14 al webinar: Diventare se stessi, verso la realizzazione della propria autostima. Per prenotarti e per informazioni mandami una email .

“L’autostima non sostituisce un tetto sulla testa o una pancia piena, ma aumenta la possibilità che l’individuo trovi il modo per soddisfare queste necessità” ” N.Branden

Rebecca Montagnino

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