VIOLENZA NARCISISTICA

Letti da rifare 14. Senza profumo e senza senso

 

Mi hanno inoltrato quest’ articolo interessantissimo di Alessandro D’ Avenia. L’argomento che  avrei voluto trattare in precedenza, si riferisce alla violenza sempre più crescente nelle scuole… fatti di cronaca? O segnali che qualcosa non va?  Sicuramente  se ne parla troppo poco,  così come si agisce poco. Non tanto nel risolvere o condannare dopo, quanto nell’analizzare e pre-venire.

Tra i tanti ad essere citato quì è  l’episodio di Lucca, che tutti conoscono grazie al video divenuto virale, prima ancora che sui nostri tg nella scuola stessa. Proprio quest’ultimo aspetto  ha scosso anche  me;  la propaganda immediata delle immagini sui social, l’assistere ad una violenza senza reagire a favore dell’insegnante, ma reagire come fosse una bravata simpatica o un atto di eroismo. Non solo i compagni del bullo/deficiente non hanno cercato di fermare i compagni, ma come troppe volte sta accadendo, non si sono indignati e  la loro unica avvilente e raccapricciante  reazione è stata:  la condivisione. Possibile che nessuno sia riuscito ad uscire dal branco di menti vuote per capire la gravità di quello che avveniva?Ormai sempre più spesso davanti la tragicità degli eventi, ciò che si prova non è sgomento, rabbia, senso di ingiustizia, quanto godimento nella spettacolarizzazione.  La spettacolarizzazione che come afferma  l’autore, è la visione con “giusta” distanza emotiva che  si differenzia invece dal Rispetto inteso come specchiarsi della dignità (in questo caso frantumata o annichilita). Anche di chi ha pensato di essere stato eroe per un giorno…

Questo bisogno malato di esistere sotto lo sguardo degli altri sta portando in direzioni  molto  pericolose i tanti giovani senza identità, alla ricerca di un protagonismo narcisista   illimitato  e incontenibile, privo di riflessioni, ispirato da istinti deviati;  episodi che aumentano, peggiorano ma non  attivano  più di tanto e come dovrebbero  un allarme mondiale…Sono i giovani i più dipendenti dai social, i più anestetizzati, i più fragili nella  capacità riflessiva, quelli che si fanno abbindolare da reclutamenti in movimenti che di eroico hanno poco. Secondo l’autore queste personalità vuote sono il frutto di poca considerazione ricevuta in famiglia, dove su questo convengo, sono spesso lo specchio delle stesse abitudini malsane di chi li dovrebbe educare. Mancano modelli nei genitori che predicano benino e razzolano malino, vero…ma se fosse invece  soprattutto l’adorazione incondizionata verso le loro creature,  nel non voler riconoscere che il loro compito educativo fa acqua da molte parti, che i loro figli non sono bravi ragazzi e che loro genitori   non sono in grado a guidarli, che  loro stessi non sono adulti, che non sanno darsi e dare quindi dei limiti. Non è solo la scarsa considerazione che fa danni, ne fa paradossalmente di maggiori la protezione eccessiva e l’amore incondizionato:  innalza il  livello di egocentrismo al punto da farli ammalare se non ricevono la stessa cieca adulazione o si conferisce loro una valutazione non così eccelsa da gettarli in uno stato di frustrazione tale, per cui la reazione diventa eccessiva a sua volta e senza possibilità di contenimento. E soprattutto senza senso di responsabilità.

 

 

“We can be heroes just for one day”..cantava David Bowie, ma non credo si riferisse a questo modo di essere eroi

 

 

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