Vergogna e narcisisti…


I narcisisti provano vergogna?

Recentemente una serata con amici mi ha portato a fare alcune riflessioni sul disturbo narcisistico, tema a me sempre caro e sempre molto presente nell’attualità, con la differenza che finalmente oggi, rispetto a qualche anno fa, ne parlano tutti. Dai testi delle canzoni, ai politici, il tema è diventato molto più popolare, ma non per questo e anzi forse proprio a causa del suo dilagare, meno “allarmante”.

Innanzitutto una premessa per cui citerò un bellissimo e significativo passaggio da Avventure e disavventure del narcisismo di R.Filippini “Ne gli sguardi altrui la tutela dalla paura di precipitare nel nulla… La vergogna è quindi un non esistere più in quegli sguardi.. Corrisponde alla frattura di un Sè che per esistere ha soltanto un Sè ideale come riferimento: un bisogno di perfezione senza ombre per sentirsi degni di quegli sguardi che a loro volta incarnano un ideale del Sè altrettanto rigido nelle richieste di perfezione..Analogamente un ideale di onnipotenza sta al posto della sensazione della reale potenza del proprio essere. Il sentimento della vergogna appartiene al dramma del conflitto tra inclusione ed esclusione nel ristretto spazio tra invidia e ammirazione. Vergogna e bisogni esibizionistici di esser visti, di essere al centro dell’attenzione sono molto spesso connessi; l’insorgere della vergogna corrisponde spesso alla paura che si possa vedere la propria voglia di brillare. Sono presenti dunque sentimenti di indegnità che affiorano ogni volta che la maschera minaccia di sciogliersi appena un pò..il sentimento di vergogna è invece la propria realtà che affiora, così com’è”

Molto spesso sembra che chi soffre di narcisismo non riesca a provare vergogna; in realtà il fatto è che non la prova verso situazioni in cui naturalmente dovrebbe, mentre la prova in tanti ambiti in cui sembra piuttosto innaturale e incomprensibile. Nel primo caso il problema è dovuto alla forte idealizzazione che ha di Sè; non sente empaticamente quello che gli altri possono provare a seguito della sua condotta. La mancanza di introspezione e di empatia gli permettono quindi di agire senza avere alcun senso di rimorso o di colpa, quasi come se quelle azioni non le avesse fatte lui, la parte idealizzata del Falso sè mette cioè a riparo un senso di normale vergogna. La responsabilità anche quando ammette che qualcosa va male, non è mai la sua. Può quindi attivare comportamenti di superiorità agendo in modo malevolo senza quasi rendersene conto e laddove gli viene fatto notare il danno, il suo egocentrismo e il senso dell’io Ipertrofico lo mettono in salvo. Il problema è che in questa situazione il Falso Sè fa da copertura, non lasciando trasparire nessuna emozione perchè in effetti non c’è emozione per qualcosa che il loro essere Speciale o la loro falsa identità non ha commesso. Perciò può agire indisturbato e rifare continuamente le stesse azioni.

L’educazione riveste quindi un ruolo molto importante e per tale motivo l’egocentrismo infantile deve essere progressivamente guidato e spostato verso l’ascolto, il rispetto dell’altro e l’empatia. Se un individuo è abituato ad essere sovrano nel suo regno, sarà difficile farlo uscire e aiutarlo a vedersi per quello che è davvero. Come afferma I.Castoldi in “Narcisi”Un’efficace opera di mediazione, svolta dagli adulti che devono farsi carico del processo educativo dei figli, porterà ad un ragionevole compromesso tra diritti e doveri, tra affermazione personale e riconoscimento dei bisogni altrui. Alcune madri non arrivano mai, tuttavia, a cambiare il loro atteggiamento nei confronti dei figli maschi e continuano a trattarli da bambini speciali anzichè da adulti responsabili. …e loro tendono a circondarsi di persone che con un atteggiamento favorevole e indulgente, rafforzano e mantengono la loro autostima, con una valutazione sovradimensionata delle loro qualità e la negazione dei loro limiti.”

Nel secondo caso invece, quando il disturbo provoca sentimenti eccessivi di vergogna, va ricordato che il narcisista non ha una vera autostima, ma un sè grandioso idealizzato e pertanto un’infinita insicurezza. Non può di conseguenza, accusare le critiche anche costruttive degli altri, a causa della sua infinita ambizione di eccellenza, fare i conti con la distruzione della maschera che lo protegge, in quanto equivarrebbe ad annientarlo. Il narcisista si pavoneggia sul suo trono di perfezionismo, non accetta il confronto che possa mettere in luce le sua fragilità e suoi limiti. Inoltre, altro grande elemento presente nel narcisismo è il bisogno smisurato di approvazione per cui se non si sente ammirato, condiviso, pokato semplicemente, lui smette di esistere. “La paura accompagna spesso la vergogna: paura di malattie, paura che il nome venga infranto, che il corpo si disfi senza rimedio: paura della propria vulnerabilità (L’illusione del narcisista. G.Dimaggio)

Tutto deve essere impeccabile o almeno suscitare tale senso negli altri; il narcisista ama sentirsi invidiato mentre ha una difficoltà enorme ad ammettere quanto in realtà invidia lui stesso gli altri, quanto non riesca ad ammirare qualcuno che avendo un qualche elemento o talento diverso o migliore del suo, provochi la caduta della sua idealizzazione. Per tale ragione la sua reazione diventa rabbiosa, anche furiosa ed aggressiva, gli è intollerabile provare quel senso di umana inferiorità, è annichilente l’esperienza del poter migliorare e quindi di non essere già abbastanza. Lui vorrebbe essere nato perfetto, come crede a volte di essere, come hanno contribuito a fargli credere le persone intime nella sua crescita. Due sono gli atteggiamenti che seguono: il disprezzo o l’uscita di scena, entrambi che comunque restano un’eco di un disperato bisogno di attenzione.
Beccato, il narcisista scompare – o piccato, aggredisce, ma in ambo i casi chiude lui il sipario o comunque vuol vincere lui l’oscar come miglior protagonista.
La vergogna del narcisista non sta quindi nel sentire realmente la responsabilità o il riconoscimento del proprio agire sull’altro, ma nel vedere lo sgretolamento della sua immagine negli occhi dell’altro. Senza l’umano bisogno di impegnarsi o faticare, senza mai provare umiltà, che forse è l’antidoto meno gradito, ma di certo più efficace per la sua guarigione.

Rebecca Montagnino

http://www.narcisismo.net/il-narcisista-e-la-vergogna.htm

http://www.narcisismo.net/il-narcisista-e-la-vergogna.htm

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