THE PLACE…COSA SEI DISPOSTO A FARE PER OTTENERE CIO’ CHE AMI?

Il nuovo film di Paolo Genovese fa ancora riflettere. E non poco. Senza uso di location straordinarie o azioni mozzafiato. Come in una pièce di teatro tutto si svolge in un’unità di azione e tempo e luogo, ma le riflessioni sono tantissime, continue, profonde, accattivanti ancora più che nella sua opera precedente (Perfetti sconosciuti). La vastità di temi che tocca è così ricca che ci vuole un pò dopo per poterli elaborare e digerire…Quello che a me ha più toccato e in fondo si può considerare  il leitmotiv di tutto il film è: cosa sei disposto a fare per realizzare i tuoi sogni? In realtà credo che una delle ragioni per cui mi ha colpita è che la prima domanda di una sessione di coaching, una svolta stabilito l’obiettivo, è esattamente questa. Molto spesso già l’obiettivo non è chiaro per chi lo definisce, ancora più spesso i tentativi fatti in precedenza o sono stati scarsi, o poco intensi, o non ci sono stati affatto. Soprattutto la triste verità è che si è disposti a fare poco, quasi mai tutto il possibile, per ciò che vogliamo (sorge opportuna la domanda: ma lo vogliamo davvero?). In fondo la motivazione, cioè l’emozione che fa scattare l’azione è assai debole e non basta il più delle volte a stimolare movimento, a far correre rischi. L’ ambizione, intesa come desiderio struggente di raggiungere la mèta è troppo fievole, come uno  smilzo fiammifero incapace di scatenare il fuoco.

Il film mette in evidenza, attraverso un estremismo non a caso necessario, valori, motivazioni, ovvero tutti quei temi che rispondono alla seconda domanda di un coaching: Perchè? Perchè vogliamo quella cosa, per quali ragioni. Ricordiamo ancora e sempre,  che la differenza tra un sogno ed un progetto, sta proprio nello stabilire un piano di azioni, degli step cioè senza i quali il nostro desiderio resta tale. Nel cassetto dell’immaginario  oggi, forse nella cesta dei  rimpianti  domani.

Forse per l’opportunità che ho di assistere e seguire le risposte a questi quesiti grazie al mio lavoro, ammetto che è triste sapere quanto la fiamma del desiderio sia tenue, deboli le motivazioni, ignoti i valori. La rassegnazione diviene così la forma alternativa che si sostituisce non tanto ad un sogno irrealizzato, quanto ad un obiettivo mai perseguito realmente.

Come sono deboli le emozioni, ancora più bassa è la volontà oggi ed insieme il sacrificio. La società in cui si viene educati ci diseduca all’impegno e al sacrificio, per cui non siamo forgiati per resistere allo sforzo, forse nemmeno per concepire che se vogliamo qualcosa dobbiamo fare delle  rinunce  o sacrificarci per ottenerlo. L’assenza di ostacoli porta con sè l’assenza di forza e a lungo termine la zona comfort somiglia ad un grande  divano su cui impigrirci, molto più che ad  una trincea in cui combattere per ciò che ci brucia dentro. A forza di non esporci, di cercare la via più facile perdiamo la determinazione, la direzione e finiamo con lo scegliere solo quelle strade che ci conducono verso la sicurezza e la rassicurazione. Guardiamo a coloro che sono riusciti nella vita senza domandarci quali sacrifici hanno fatto e fanno ogni giorno, quale disciplina attivano, semplicemente perchè realizzare che avremmo potuto o potremmo attualmente, fa molta paura. Allora soffiamo su quella fiamma, prima che ci faccia alzare dal divano e andare oltre…

 

Rebecca Montagnino

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