SISTEMI DISFUNZIONALI


Come affermava Lowen nell introduzione a “Il Narcisismo”, una cultura malata non può che generare individui malati…

Se noi viviamo in un paese strutturato in modo disfunzionale, come possiamo non esserlo a nostra volta? Se i sistemi istituzionali, quelli relazionali, quello climatico sono disfunzionali come possiamo stare bene? Se il nostro sistema digerente, respiratorio non funziona nel modo dovuto è davvero difficile avere una buona salute. Quali di questi sistemi funzionano quindi davvero bene per noi? Forse vanno tutti un pò malino…La soluzione non è, come verrebbe facilmente da adottare a tale provocazione, “allora se tutto intorno a me è disfunzionale non ho altra scelta che lasciarmi andare”…Ci sono probabilmente azioni che posso fare per cercare comunque la mia “funzionalità”, almeno in un ambito o forse è possibile fare qualcosa anche se minima, in ogni ambito. Iniziamo da quello personale; se nel mio Io mi sento frantumato e perso, se io il mio Io invece che di un’unità è composto da molti pezzi, di sicuro avrò una difficoltà ad affrontare ogni altro sistema. Se continuo ad incastrarmi, spesso e con il medesimo meccanismo in situazioni o persone che so essere disfunzionali e nocive per me, avrò sempre di più un’incapacità ad uscirne fuori. Non esistono sistemi perfetti, ma dobbiamo perlomeno provare ad esigere per noi stessi e per la nostra vita, qualcosa di più vivibile e sano, un equilibrio interiore o una risoluzione almeno di gran parte di noi stessi; se non facciamo nulla per raggiungerlo, quell’obiettivo resterà una meteora lontana, malinconicamente rimpianta un giorno. Siamo bravi nello scegliere beni, siamo sempre attenti a scegliere il nostro guardaroba o il modo in cui ci vedono gli altri, ma tanto
per cominciare non usiamo la stessa cura, la stessa attenzione meticolosa per i pensieri che abbiamo in testa o non sappiamo riconoscere le emozioni che attivano certi stati o schemi all’interno della nostra vita. Purtroppo l’assertività non può essere accompagnata dal bisogno di approvazione. L’indice referenziale non può essere contemporaneamente interno ed esterno. Il danno alla nostra persona quando agiamo per accontentare gli altri, per esserne accettati, per averne l’attenzione, la compiacenza, è uno scollamento dai nostri bisogni più intimi e profondi; l’assenza di ascolto alla fine porta ad avere un’identità composta da quelli che supponiamo essere i desideri degli altri per noi, non da quello che siamo realmente. La mancanza di assertività provoca ancora il bisogno di cercare altre vie per persuadere gli altri, vie non dirette, subdole spesso passive, come porsi costantemente in un atteggiamento vittimistico e deresponsabilizzante, al quale probabilmente finiremo con l’aderire. In realtà la scelta di restare irrisolti per evitare la fatica di essere se stessi, conduce a una vita monca, priva di autonomia, di sicurezza o autostima, di capacità di tollerare la frustrazione o di sapere quali sono i propri confini. Accettare che spesso dietro la risposta ” se sono me stesso, temo di ferire gli altri”, si nasconda la paura di esserne allontanati, è già l’inizio per provare a vivere senza l’approvazione altrui.

Se ognuno nel suo piccolo iniziasse ad inserire queste abitudini diventando un individuo più funzionale non per se stesso in senso individualistico, ma dentro di sè in modo più intimo, la società pian piano si riformerebbe di individui più sani, di rapporti più funzionali e alla fine anche di sistemi di vita più equilibrati. Si fa invece sempre più finta di nulla e non sembra vedendo i fatti, che questa strategia sia stata finora efficace o la migliore. Si dice che se ci impegniamo in modo costante e assiduo possiamo cambiare nel giro di un mese, tralasciando abitudini maladattive e introducendone altre migliori… non varrebbe la pena provare?.

Rebecca Montagnino

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